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	<title>Risultati della ricerca per &#8220;Ermini, Flavio&#8221; &#8211; Moretti &amp; Vitali</title>
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	<description>Cras iterabimus aequor</description>
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	<title>Risultati della ricerca per &#8220;Ermini, Flavio&#8221; &#8211; Moretti &amp; Vitali</title>
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		<title>Antipensiero</title>
		<link>https://morettievitali.it/?libri=antipensiero</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[morettievitali]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 13 Aug 2023 02:09:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Andar per storie]]></category>
		<category><![CDATA[Narrazioni della conoscenza]]></category>
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					<description><![CDATA[L’artista, scriveva Merleau-Ponty, non inventa ma traduce; cerca di corrispondere alla muta eccedenza di senso che va oltre le parole. È un inoltrarsi nel silenzioso grembo delle cose e far ritorno traducendo, trasportando in parole quelle cose dal “silenzio del &#8230; <a href="https://morettievitali.it/?libri=antipensiero">Continue Reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>L’artista, scriveva Merleau-Ponty, non inventa ma traduce; cerca di corrispondere alla muta eccedenza di senso che va oltre le parole. È un inoltrarsi nel silenzioso grembo delle cose e far ritorno traducendo, trasportando in parole quelle cose dal “silenzio del mondo”.<br />
Qual è il detto, allora, del viaggio di andata e ritorno che in queste pagine di <span class="search-everything-highlight" style="background-color: #FFF984; font-weight: bold; color: #000; padding: 0 1px;">Flavio</span> <span class="search-everything-highlight" style="background-color: #FFF984; font-weight: bold; color: #000; padding: 0 1px;">Ermini</span> lascia scie, come a volte accade in certi voli, in cui si formano e si decompongono, si coniugano e si separano narratore e personaggi, soggetti e tempi verbali, fabula e intreccio? È come leggere frasi dette o ascoltate in sogno, ricordate e appuntate al risveglio da un sogno, o forse da sogni in un sogno, di cui non si ricorda la storia…<br />
Frasi lineari che sono linee di labirinti in cui di continuo si smarriscono e si ritrovano faccia a faccia i personaggi e il narratore, diventando nell’occasione anch’esso personaggio. Giochi di specchi tra sguardi, voci e tempi verbali. Un tempo che non scorre, frantumi di realtà, dialoghi frammentati, continui attraversamenti di finte realtà, sogni veri e falsi ricordi.</p>
<p>(dal saggio introduttivo di Lucio Saviani)</p>
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		<title>Socrate</title>
		<link>https://morettievitali.it/?libri=socrate</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[morettievitali]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 23 Aug 2019 15:32:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Andar per storie]]></category>
		<category><![CDATA[Narrazioni della conoscenza]]></category>
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					<description><![CDATA[Per volere di Romolo Valli, nel 1979, Gian Piero Bona aveva terminato la sua riscrittura dei Dialoghi di Platone legati alla morte di Socrate. L’intenzione di Valli era di pubblicare il testo teatrale e le note di lavoro dell’autore nelle &#8230; <a href="https://morettievitali.it/?libri=socrate">Continue Reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Per volere di Romolo Valli, nel 1979, Gian Piero Bona aveva terminato la sua riscrittura dei <em>Dialoghi di Platone</em> legati alla morte di Socrate. L’intenzione di Valli era di pubblicare il testo teatrale e le note di lavoro dell’autore nelle Edizioni dell’Eliseo, dopo la sua rappresentazione già programmata per la stagione 1980-81. Ma Valli morì il primo febbraio 1980, e il lavoro di Bona è tornato &#8220;platonicamente&#8221; in quel mondo delle idee da cui era nato, rimanendo per ben quarant’anni quale omaggio al grande attore e a un immenso amico.<br />
È alfine giunto il miracolo. Moretti&#038;Vitali ha deciso di pubblicare il testo teatrale nella collana “Narrazioni della conoscenza” diretta da <span class="search-everything-highlight" style="background-color: #FFF984; font-weight: bold; color: #000; padding: 0 1px;">Flavio</span> <span class="search-everything-highlight" style="background-color: #FFF984; font-weight: bold; color: #000; padding: 0 1px;">Ermini</span>. Il <em>Socrate</em> di Bona torna in tal modo a vivere. E viene edito nella forma in cui era stato concepito.<br />
Come struttura portante del racconto, Bona ha scelto il processo a Socrate così come viene rievocato nell’<em>Apologia</em>, ma solo in tre momenti: l’accusa di corruzione, che permette a Bona di “aprire” verso il <em>Convito</em> e il <em>Fedro</em>, cioè verso la teoria dell’amore e dell’ebbrezza divina; poi verso il <em>Critone</em>, che è in fondo il dialogo del carcere (e qui comparirà anche Platone); e infine sul <em>Fedone</em> con le sublimi meditazioni conclusive sulla morte e l’Aldilà. </p>
<p><strong>Gian Piero Bona</strong>, piemontese, è poeta, romanziere e commediografo. Il suo primo libro di poesie è pubblicato dalla Mondadori con la prefazione di Jean Cocteau. Con i suoi romanzi ha ottenuto i premi Campiello e Strega. Tra i suoi libri teatrali ricordiamo <em>Le tigri</em>, rappresentato al Teatro Stabile di Torino nel 1999 e <em>Dialoghi sublimi</em> per Moretti&#038;Vitali, 2013. Per la TV ha sceneggiato l’<em>Odissea</em> e il <em>Leonardo da Vinci</em>.</p>
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		<title>Edeniche</title>
		<link>https://morettievitali.it/?libri=edeniche</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[morettievitali]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 03 Jun 2019 18:18:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Le forme dell immaginario]]></category>
		<category><![CDATA[Novità]]></category>
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					<description><![CDATA[In Edeniche viene a parola il darsi iniziale di un’età arcaica in cui il tempo ancora riposava, quale pura idea, in seno all’essere; un’età in cui l’indefinito era riconosciuto come profondo essere del tutto. Il darsi iniziale ci parla della &#8230; <a href="https://morettievitali.it/?libri=edeniche">Continue Reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>In <em>Edeniche</em> viene a parola il <em>darsi iniziale</em> di un’età arcaica in cui il tempo ancora riposava, quale pura idea, in seno all’essere; un’età in cui l’indefinito era riconosciuto come profondo essere del tutto. Il <em>darsi iniziale</em> ci parla della nascita degli esseri, una nascita alla quale nessuno si può sottrarre, così come nessuno può sottrarsi alla pena per la sorte che lo attende.<br />
<em>Edeniche</em> ci narra della separazione degli esseri dalla sostanza indistinta e illimitata, in quanto destinati – quali esseri <em>finiti</em> e molteplici – alla contesa e al contrasto. <em>Edeniche</em> testimonia che è subentrato il conflitto là dov’era armonia. L’essere come sostanza persiste, mentre i suoi stati variano. Ecco perché in queste poesie il pensiero tenta di schiudere il permanere che si trova a fondamento del tutto.<br />
Compito di <em>Edeniche</em> è di armonizzare l’essere con il suo venire a comparizione. Come? Proponendosi di dare parola al <em>darsi iniziale</em> e subito dopo alle cose che subiscono l’ingiustizia del tempo. Per farlo, sembra proprio che sia necessaria una parola che si radichi nell’aurora della terra, quell’aurora che prende il nome antichissimo di “natura”. Sembra proprio che sia necessaria una ricerca poetica che intenda il pensiero dell’essere-della-natura come parola della natura stessa e si costituisca come superamento dell’illusoria superiorità dell’uomo sugli altri esseri viventi.</p>
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		<title>Il secolo di Baudelaire</title>
		<link>https://morettievitali.it/?libri=il-secolo-di-baudelaire</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[morettievitali]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 15 Jun 2016 14:13:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Narrazioni della conoscenza]]></category>
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					<description><![CDATA[Settembre 2016 Nel XIX secolo nasce la poesia della modernità e Yves Bonnefoy ne traccia in questo libro il profilo. Lo delinea dialogando con i testi poetici di alcuni tra gli autori più significativi dell’Ottocento: da Poe a Baudelaire, da &#8230; <a href="https://morettievitali.it/?libri=il-secolo-di-baudelaire">Continue Reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Settembre 2016</p>
<p style="text-align: justify;">Nel XIX secolo nasce la poesia della modernità e Yves Bonnefoy ne traccia in questo libro il profilo. Lo delinea dialogando con i testi poetici di alcuni tra gli autori più significativi dell’Ottocento: da Poe a Baudelaire, da Mallarmé a Rimbaud, da Laforgue a Valéry, fino a Hofmannsthal.</p>
<p style="text-align: justify;">La grande innovazione di questi poeti consiste nell’aver compreso che la scomparsa del divino dai significati e dalle figure della struttura linguistica non può determinare che vada anche perduto il senso della trascendenza. Ecco perché nei loro testi mantengono vivi entrambi questi aspetti conferendo alla poesia una natura completamente nuova, assolutamente inedita: una natura in grado di connettere l’infinitezza all’esistenza ordinaria.</p>
<p style="text-align: justify;">Il compito al quale questi poeti non si sottraggono è di percepire nelle più semplici parole un residuo dell’originaria a-temporalità, dell’infanzia del mondo, quando l’invisibile era ancora visibile.</p>
<p style="text-align: justify;">«Quant’è difficile» esclama Bonnefoy «condurre questa battaglia!». E non si può non concordare con lui osservando come nel XX secolo la poesia dell’Ottocento non abbia avuto molti eredi, avendo preferito strade meno ardue, più familiari. L’invito è chiaro: torniamo a fare attenzione a ciò che hanno scritto autori come Baudelaire e Rimbaud. «È in gioco la poesia» avverte Bonnefoy.</p>
<p><em> </em></p>
<p style="text-align: right;"><em>Dalla postfazione di <span class="search-everything-highlight" style="background-color: #FFF984; font-weight: bold; color: #000; padding: 0 1px;">Flavio</span> <span class="search-everything-highlight" style="background-color: #FFF984; font-weight: bold; color: #000; padding: 0 1px;">Ermini</span></em></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Il giardino conteso</title>
		<link>https://morettievitali.it/?libri=il-giardino-conteso</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[morettievitali]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 04 Mar 2016 10:17:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Le forme dell immaginario]]></category>
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					<description><![CDATA[L’apparire dell’essere è sempre enigmatico, talvolta ingannevole, in ogni caso incalcolabile. Così è pure il suo celarsi. Quali sono le vie che portano l’essere ad apparire? Come si manifesta l’essere? Dove si cela? Ogni sua manifestazione è davvero illusoria? Ce &#8230; <a href="https://morettievitali.it/?libri=il-giardino-conteso">Continue Reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">L’apparire dell’essere è sempre enigmatico, talvolta ingannevole, in ogni caso incalcolabile. Così è pure il suo celarsi.</p>
<p style="text-align: justify;">Quali sono le vie che portano l’essere ad apparire? Come si manifesta l’essere? Dove si cela? Ogni sua manifestazione è davvero illusoria? Ce ne parla <span class="search-everything-highlight" style="background-color: #FFF984; font-weight: bold; color: #000; padding: 0 1px;">Flavio</span> <span class="search-everything-highlight" style="background-color: #FFF984; font-weight: bold; color: #000; padding: 0 1px;">Ermini</span> in questo libro, indicandoci quali conseguenze comporta fare esperienza del mondo e del suo incessante scaturire.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Il giardino conteso</em> si articola in sei parti, dedicate ciascuna a un momento specifico della contesa che è sempre in atto tra essere e apparire. Quella contesa indica che a fondamento della vita sta la consapevolezza di essere al mondo. Accorgersi di vivere, infatti, è muovere un passo nell’esperienza originaria dell’esistenza. Testimoniare e custodire il senso di tale esperienza è un compito al quale non possiamo sottrarci.</p>
<p style="text-align: justify;">La coscienza di vivere chiama all’appello le insistenti e dolorose erosioni degli anni. Eppure questa consapevolezza è la condizione irrinunciabile per potersi accostare alla verità. Bisogna prendersi cura della sofferenza che ci assilla, esserne coscienti, al fine di perfezionare la conoscenza del <em>bene congiunto</em> di bellezza e verità. Ecco perché nelle ultime pagine de <em>Il giardino conteso</em>, la parola diventa propriamente <em>esperienza</em> <em>poetica</em>. Prende la parola per far sì che l’essere si dispieghi al fine di contendere il giardino all’ingannevole apparire.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>La Scrittura e l&#8217;Anima</title>
		<link>https://morettievitali.it/?libri=la-scrittura-e-lanima</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[morettievitali]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 14 Jan 2016 16:04:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[il Tridente Campus]]></category>
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					<description><![CDATA[La nuova serie della rivista l’Ombra riprende il progetto della prima serie, pubblicata tra il 1996 e il 2000, di sviluppare e ampliare le tematiche dell’immaginario e del simbolico in ambito filosofico e letterario, al fine di contestualizzare le dinamiche &#8230; <a href="https://morettievitali.it/?libri=la-scrittura-e-lanima">Continue Reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">La nuova serie della rivista <em>l’Ombra</em> riprende il progetto della prima serie, pubblicata tra il 1996 e il 2000, di sviluppare e ampliare le tematiche dell’immaginario e del simbolico in ambito filosofico e letterario, al fine di contestualizzare le dinamiche junghiane nella cultura contemporanea.</p>
<p style="text-align: justify;">Grazie all’ingresso in redazione dell’A.R.P.A. (Associazione per la Ricerca sulla Psicologia Analitica), si garantisce alla rivista una connotazione prettamente junghiana aderente alla clinica, senza la quale si rischierebbe di evaporare in pura teoria.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Volume VI: </strong><em>Dicembre 2015</em></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il sentiero interrotto. Commento a</strong> <em>La parete </em></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>di M. Haushofer</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Augusto Romano, Luciana Tumiati</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Jung come personaggio letterario. Una ri-lettura di </strong><em>Un mondo di vetro</em></p>
<p style="text-align: justify;">Alberto Favole, Ferruccio Vigna</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Autistic Barriers: How Literature</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Can Enlighten Clinical Work</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Stefano Candellieri, Davide Favero</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il rizoma: l’autobiografia dentro l’autobiografia</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Silvia Berardi, Marina Garneri, Michela Oliva, Nadia Narcisi, Mara Rotelli</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Indizi d’Anima nei messaggi marginali</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Simonetta Putti</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La casa dei nostri sogni. Sogno, scrittura, psicoanalisi</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Carla Stroppa</p>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Una rilettura junghiana del personaggio di Marina nel romanzo </strong><em>Malombra</em><strong> di Antonio Fogazzaro</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Gianpiero Pappagallo</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Jonas o l’artista al lavoro di Albert Camus: l’individuazione in un tempo di povertà</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Fulvio Salza</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Prospettive: </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La supervisione analitica</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Augusto Romano, Ferruccio Vigna</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Le istanze della letteratura triestina nella filosofia di Carlo Michelstaedter</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Angela Michelis</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Toni Wolff: una junghiana dimenticata</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Piera Vaglio Giors</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Pensare l’Oggetto complesso (pensare Jung)</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Alessandro Croce</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Recensioni: </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><span class="search-everything-highlight" style="background-color: #FFF984; font-weight: bold; color: #000; padding: 0 1px;">Flavio</span></strong> <strong><span class="search-everything-highlight" style="background-color: #FFF984; font-weight: bold; color: #000; padding: 0 1px;">Ermini</span>, </strong><em>Rilke e la natura dell’oscurità. Discorso sullo spazio intermedio che ospita i vivi e i morti</em></p>
<p style="text-align: justify;">Andrea Schellino</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Desiderare invano</title>
		<link>https://morettievitali.it/?libri=desiderare-invano</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[morettievitali]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 19 Jan 2015 17:01:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Narrazioni della conoscenza]]></category>
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					<description><![CDATA[La leggenda del patto tra Faust e il demonio può essere letta come un mito: ovvero come una narrazione primordiale, grazie alla quale interrogarci sulla natura dell’essere umano e finanche sulla sua essenza. È quanto fa Francesco Roat in Desiderare &#8230; <a href="https://morettievitali.it/?libri=desiderare-invano">Continue Reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">La leggenda del patto tra Faust e il demonio può essere letta come un mito: ovvero come una narrazione primordiale, grazie alla quale interrogarci sulla natura dell’essere umano e finanche sulla sua essenza.</p>
<p style="text-align: justify;">È quanto fa Francesco Roat in <em>Desiderare invano</em>, seguendo passo per passo la vicenda narrata da Goethe, ma senza dimenticare – in frequenti, vertiginosi <em>excursus</em> – le tante altre opere letterarie, teatrali o musicali ispirate alla figura dello studioso che sottoscrive il più celebre dei patti stipulati tra l’essere umano e il diavolo. È lucidissima, a questo proposito, la riflessione che l’autore mette in campo intorno alle forme del <em>desiderio</em> e ai suoi aspetti irrisolti e paradossali.</p>
<p style="text-align: justify;">Il desiderio di conoscere ogni cosa e di carpire tutti i misteri del mondo è un’ambizione che eccede l’umano e si traduce, come osserva Roat, “non già in un anelito sovrumano quanto disumano”! L’umanità sta da un’altra parte. Si rivela solo affrancandosi dalle illusioni.</p>
<p style="text-align: justify;">Ritenere di poter sfuggire all’esperienza della morte e del dolore è perversione, è tradimento, è corteggiare un precipizio. Solo la coscienza della profonda unità del cosmo – alla quale siamo chiamati nascendo – può placare l’angoscia della caducità e può consentirci di abbracciare una visione della vita che sposti l’accento sul morire come legge dell’esistenza; può indurci a prendere consapevolezza dell’impossibilità di ogni assoluto, di ogni eterno piacere. Può consentirci di abbracciare i chiaroscuri di una persistente umbratilità.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: right;"><em>Dalla postfazione di <span class="search-everything-highlight" style="background-color: #FFF984; font-weight: bold; color: #000; padding: 0 1px;">Flavio</span> <span class="search-everything-highlight" style="background-color: #FFF984; font-weight: bold; color: #000; padding: 0 1px;">Ermini</span></em></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Filosofia della sensibilità</title>
		<link>https://morettievitali.it/?libri=filosofia-della-sensibilita</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[morettievitali]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 08 May 2014 15:04:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Narrazioni della conoscenza]]></category>
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					<description><![CDATA[Il disastro è all’ordine del giorno nel pensiero filosofico. Accade ogni volta che il pensiero rimuove il sensibile e, con il sensibile, il mitologico, l’immaginativo, l’individuale. Questo libro ci parla di un pensiero che vuole indagare l’ombra che fin dal &#8230; <a href="https://morettievitali.it/?libri=filosofia-della-sensibilita">Continue Reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il disastro è all’ordine del giorno nel pensiero filosofico. Accade ogni volta che il pensiero rimuove il sensibile e, con il sensibile, il mitologico, l’immaginativo, l’individuale.</p>
<p>Questo libro ci parla di un pensiero che vuole indagare l’ombra che fin dal principio alberga in noi; un pensiero aperto a istanze ultra-filosofiche. Con <em>Filosofia della sensibilità</em> Susanna Mati mette in opera la volontà del pensiero di inoltrarsi nella vita, seguendo “il tragitto solitario dell’anima”. In tale tragitto la sensibilità è lasciata essere come qualcosa di appropriato in tutti i <em>sensi</em>: precisamente come esito di un ritorno ai sensi.</p>
<p><em>Filosofia della sensibilità</em> manifesta l’idea che il pensiero debba separarsi dai tradizionali linguaggi filosofici. Ma indica altresì che rifondare gli etimi e portare a nuova vita il vocabolario filosofico non è ancora sufficiente. Come non basta opporsi agli imponenti sistemi filosofici e alla loro luce accecante.</p>
<p>È esplicita Susanna Mati: “Occorre un nuovo pensiero patico e immaginativo: una filosofia della sensibilità”. Occorre dire poeticamente quel medesimo che, manifestatosi nella <em>physis</em>, si è poi ritirato nel nascondimento. Grazie al dire della sensibilità, va tracciata una nuova via per prendere la parola, per dare voce al pensiero: aprire un varco, rompere un equilibrio, spezzare una linea, separare per ricongiungere. Va coltivato il confronto tra pensiero sistematico e pensiero libero; tra pensiero dogmatico e pensiero nomade.</p>
<p>Pare proprio che il pensiero non possa evitare di stringere alleanza con la parola poetica.</p>
<p align="right"><em> </em></p>
<p align="right"><em>Dalla postfazione di <span class="search-everything-highlight" style="background-color: #FFF984; font-weight: bold; color: #000; padding: 0 1px;">Flavio</span> <span class="search-everything-highlight" style="background-color: #FFF984; font-weight: bold; color: #000; padding: 0 1px;">Ermini</span></em></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Le vie del ritorno</title>
		<link>https://morettievitali.it/?libri=le-vie-del-ritorno</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[morettievitali]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 08 May 2014 15:04:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Narrazioni della conoscenza]]></category>
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					<description><![CDATA[I passi che noi compiamo per inoltrarci nella vita non si rivolgono a un progredire, a un gettarci in avanti. Il nostro progredire cessa con la nascita, quella nascita che darà l’avvio al dolore dell’esilio e che finirà con l’indurci &#8230; <a href="https://morettievitali.it/?libri=le-vie-del-ritorno">Continue Reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>I passi che noi compiamo per inoltrarci nella vita non si rivolgono a un progredire, a un gettarci in avanti. Il nostro progredire cessa con la nascita, quella nascita che darà l’avvio al dolore dell’esilio e che finirà con l’indurci al “ritorno”. Ecco quanto registra questo libro.</p>
<p>Nascita come esilio, dunque; un esilio doloroso e massimamente insicuro. Principio come dolore: tale è l’evento che Stefano Guglielmin tratteggia sotto i nostri occhi.</p>
<p>Alle “vie” del ritorno dall’esilio è dedicato questo libro, non senza qualche avvertenza. A iniziare da quel plurale: “vie”. Con quel plurale l’autore annuncia che non unica è la via che porta al ritorno. Giungendo a precisare, fin dalle prime pagine dell’opera, che “ciascuna via del ritorno è già sempre sviata dalla morte, s-centrata, depotenziata o esaltata, e comunque porta <em>altrove”</em>.</p>
<p>L’avvertenza è chiara: il cammino che ci aspetta è labirintico. E non potrebbe essere altrimenti se, come Guglielmin chiarisce, la destinazione del ritorno non è mai l’indiviso della metafisica, o il principio incausato delle religioni, o una storica età dell’oro.</p>
<p>La terra da raggiungere con il ritorno è sempre una “terra abitabile”: “un’heimat in cui situarsi se non altro da nomadi, da viandanti”, come registra l’autore nel prefiggersi di indagare a questo proposito le vie indicate dall’<em>Orestea</em> di Eschilo, dalle <em>Rime</em> di Cecco Angiolieri, dalle opere di Diderot, Rousseau e Voltaire, coprendo quasi duemilacinquecento anni di storia e accogliendo alcune delle suggestioni che le tematiche dell’esilio suggeriscono: il tragico, il comico, il politico.</p>
<p align="right"><em>Dalla postfazione di <span class="search-everything-highlight" style="background-color: #FFF984; font-weight: bold; color: #000; padding: 0 1px;">Flavio</span> <span class="search-everything-highlight" style="background-color: #FFF984; font-weight: bold; color: #000; padding: 0 1px;">Ermini</span></em></p>
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		<title>Prendere la parola</title>
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		<dc:creator><![CDATA[morettievitali]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 03 Sep 2013 13:40:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Narrazioni della conoscenza]]></category>
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					<description><![CDATA[La culla del tempo e il risveglio edenico sono perduti. Non c’è ritorno. Smarrita è la pace, decaduta è la sicurezza della prima nominazione. Le parole che pronunciamo sono ridotte a semplici segni semantici, strumenti d’intesa. Non sono più essenziali &#8230; <a href="https://morettievitali.it/?libri=prendere-la-parola">Continue Reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>La culla del tempo e il risveglio edenico sono perduti. Non c’è ritorno. Smarrita è la pace, decaduta è la sicurezza della prima nominazione. Le parole che pronunciamo sono ridotte a semplici segni semantici, strumenti d’intesa. Non sono più essenziali né in terra, né in cielo. La determinazione può avvenire ormai solo attraverso la scissione e la distinzione. L’unità è smarrita. Tra la nostra lingua e la voce della natura non c’è più rispondenza diretta. Ogni conoscenza, ogni comprensione umana cade al di qua dell’esistenza autentica.</p>
<p>Con <em>Prendere la parola</em>, Jean-Luc Nancy segnala che è necessario congedarci dai rassicuranti ancoraggi estetici, dalle tentazioni della <em>hybris</em> tecnologica, e affidarci – quando d’ora in poi prenderemo la parola – a un annuncio balbettante, frammentario, segnato dalle divisioni dello spirito.</p>
<p><em>Prendere la parola</em> affinché ciò che dev’essere rivelato si levi davanti agli occhi. <em>Prendere la parola</em> affinché ciò che a lungo è stato taciuto possa estrinsecarsi. <em>Prendere atto</em>, con disincanto, che il giorno altro non fa che annunciare ciò che il crepuscolo custodisce.</p>
<p>In Nancy è ben chiaro che la perfezione concettuale e l’esattezza della conoscenza possono occultare la verità. Meglio affidarsi a una scrittura destinata fin dal principio al disordine, all’anti-discorso, all’incompiutezza, fino alla perdizione.</p>
<p>Ospite non riconciliato dello spirito dei tempi, Nancy <em>prende la parola</em> contro la condizione annientante del pallido linguaggio concettuale, il <em>sempre-uguale</em> in abiti ogni volta diversi. <em>Prende la parola</em> per prendere le distanze dalle certezze che, parola per parola, confermano le illusioni e conducono a una verità solo apparente. <em>Prende la parola</em> per cercare nel nostro esserci l’insieme vivente: la connessione più alta tra l’essere umano e ciò che resta della totalità della vita.</p>
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<p align="right"><em>Dalla postfazione di <span class="search-everything-highlight" style="background-color: #FFF984; font-weight: bold; color: #000; padding: 0 1px;">Flavio</span> <span class="search-everything-highlight" style="background-color: #FFF984; font-weight: bold; color: #000; padding: 0 1px;">Ermini</span></em></p>
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