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	<title>Risultati della ricerca per &#8220;Bertolucci, Attilio&#8221; &#8211; Moretti &amp; Vitali</title>
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	<description>Cras iterabimus aequor</description>
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	<title>Risultati della ricerca per &#8220;Bertolucci, Attilio&#8221; &#8211; Moretti &amp; Vitali</title>
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		<title>Rapsodie di un vento sconosciuto</title>
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		<dc:creator><![CDATA[morettievitali]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 28 Apr 2025 11:20:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fabula]]></category>
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					<description><![CDATA[Il vento della poesia che attraversa questa rapsodia in quattro sezioni, più un finale intitolato Sipario, unifica dall’interno le parti, solleva il sipario e mostra tutte le arti sulla scena di un teatro in versi. Con una tecnica quasi cinematografica, &#8230; <a href="https://morettievitali.it/?libri=rapsodie-di-un-vento-sconosciuto">Continue Reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il vento della poesia che attraversa questa rapsodia in quattro sezioni, più un finale intitolato <em>Sipario</em>, unifica dall’interno le parti, solleva il sipario e mostra tutte le arti sulla scena di un teatro in versi. Con una tecnica quasi cinematografica, in feedback, Giulia Perroni penetra la sfera del mito, recupera il passato personale e le diverse epoche della storia con sguardo sempre volto al presente. Sulla scena irrompono i personaggi più disparati: Ulisse, Penelope, Marte e Afrodite, Paolo e Francesca, Giulietta e Romeo, Amleto e Ofelia; giocano altresì un ruolo fondamentale persone della vita affettiva dell’autrice. Il linguaggio si fa narrativo e di aspra denuncia quando evoca le guerre del passato e le tragedie del presente in una ben integrata combinazione di poesia lirica e civile animata da forte afflato etico. Il testo è un fluido viaggio polisenso sul doppio binario della diacronia e della sincronicità, nella presa d’atto intuitiva dell’Unità di tutte le cose pur nella dialettica irriducibile della Differenza, nella coscienza dell’eterna Metamorfosi.<br />
<em>Luigi Celi</em></p>
<p><strong>Giulia Perroni</strong>, nata a Milazzo, vive dal 1972 a Roma. Il suo esordio poetico avviene sulla rivista “Nuovi Argomenti” nel 1977. Il suo primo libro, <em>La libertà negata</em>, è introdotto da <span class="search-everything-highlight" style="background-color: #FFF984; font-weight: bold; color: #000; padding: 0 1px;">Attilio</span> <span class="search-everything-highlight" style="background-color: #FFF984; font-weight: bold; color: #000; padding: 0 1px;">Bertolucci</span>. Seguono <em>Il grido e il canto</em>, <em>La musica e il nulla</em>, <em>Neve sui tetti</em>, <em>La cognizione del sublime</em>, <em>Stelle in giardino &#8211; 204 haiku</em>, <em>Dall’immobile tempo</em>, <em>Lo scoiattolo e l’ermellino</em>, <em>La scommessa dell’infinito</em>, <em>Tre vulcani e la neve</em>, <em>La tribù dell’eclisse</em>, <em>Cantastorie</em>.<br />
Organizzatrice di eventi poetici e letterari, ha gestito a Roma il Teatro al Borgo, il Teatro Cavalieri e il Caffé Notegen con Maria Zarattini, e dal 2000 l’Associazione culturale “Aleph” in Trastevere con Luigi Celi. Vincitrice di molti premi, tra cui il “Montale” di Maria Luisa Spaziani, nel 2012 è stata invitata come autrice al Festival internazionale di Mantova.</p>
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		<title>I volti di Hermes</title>
		<link>https://morettievitali.it/?libri=i-volti-di-hermes</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[morettievitali]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 23 Mar 2023 11:43:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[I volti di Hermes]]></category>
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					<description><![CDATA[Che figura polimorfica, Paolo Lagazzi, questo latitante con la lanterna, sapiente che non inveisce ma inventa. Un giorno bisognerà scriverne una biografia immaginaria, sul gusto di Marcel Schwob, sulle elitre di una duna, a cavallo del drago: Lagazzi è un &#8230; <a href="https://morettievitali.it/?libri=i-volti-di-hermes">Continue Reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Che figura polimorfica, Paolo Lagazzi, questo latitante con la lanterna, sapiente che non inveisce ma inventa. Un giorno bisognerà scriverne una biografia immaginaria, sul gusto di Marcel Schwob, sulle elitre di una duna, a cavallo del drago: Lagazzi è un rocker e un illusionista, ha unito lo scibile emiliano ai sortilegi dell’haiku, la fiaba ai velami del Tao, <span class="search-everything-highlight" style="background-color: #FFF984; font-weight: bold; color: #000; padding: 0 1px;">Attilio</span> <span class="search-everything-highlight" style="background-color: #FFF984; font-weight: bold; color: #000; padding: 0 1px;">Bertolucci</span> e Lao-Tse, il trucco e il mito. Per mettere un po’ di salnitro a questo libro, che è, come sempre, un diorama sulla china del Centauro, pagine che vegliano sul labirinto, concime per il mostro, immagino al fianco di Hermes, “il dio dei viandanti e del messaggio” – secondo la mitologia per enigmi di Rainer Maria Rilke –, Dioniso che “contemplando la propria immagine” nello specchio forgiatogli da Efesto “si slanciò alla fabbricazione di tutta la pluralità” (Proclo) e Orfeo che “con la sua voce condusse ogni cosa nella gioia” (Eschilo). Lo specchio, la voce: figure di illustre illusione, ricami verbali tra le ombre. A queste figure sommo – per devianza – quella di Davide, il re ragazzo che svolge la cetra in fionda, e viceversa: poesia che sa sedurre e che uccide.<br />
Giocando – perché il creato accade per gioco, con intrepida naturalezza e trepidante ingenuità – Lagazzi si è dato il compito di togliere le usurate vestigia alla letteratura. Ne ha conservato il prestigio, il bagliore dietro l’inganno, lo stupore oltre l’illusione. Norman O. Brown, fautore di “un cristianesimo dionisiaco”, diceva che i libri esistono in virtù del loro “elemento magico” e che “amare è trasformare; essere un poeta”. Dopo il prestigio, l’oggetto scomparso non torna esattamente quale era prima: chi lo osserva non è ciò che era quando è sparito. La metamorfosi è ovunque – oppure, se preferite, la conversione. </p>
<p><em>Davide Brullo</em></p>
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		<title>Come ascoltassi il battito d&#8217;un cuore</title>
		<link>https://morettievitali.it/?libri=come-ascoltassi-il-battito-dun-cuore</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[morettievitali]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Jan 2018 15:37:18 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Per quanto amato da molti lettori di poesia, per quanto profondamente stimato da alcuni tra più grandi poeti del Novecento non solo italiano (da Montale a Luzi, da Sereni a Caproni, da Pasolini a Charles Tomlinson a Kikuo Takano), Attilio &#8230; <a href="https://morettievitali.it/?libri=come-ascoltassi-il-battito-dun-cuore">Continue Reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Per quanto amato da molti lettori di poesia, per quanto profondamente stimato da alcuni tra più grandi poeti del Novecento non solo italiano (da Montale a Luzi, da Sereni a Caproni, da Pasolini a Charles Tomlinson a Kikuo Takano), <span class="search-everything-highlight" style="background-color: #FFF984; font-weight: bold; color: #000; padding: 0 1px;">Attilio</span> <span class="search-everything-highlight" style="background-color: #FFF984; font-weight: bold; color: #000; padding: 0 1px;">Bertolucci</span> resta un autore ancora, in parte, misconosciuto e incompreso. Solo una lunga frequentazione del suo mondo poetico può permettere di cogliere la complessità e la ricchezza che si annidano nell’apparente semplicità del suo linguaggio. Paolo Lagazzi, riconosciuto dallo stesso <span class="search-everything-highlight" style="background-color: #FFF984; font-weight: bold; color: #000; padding: 0 1px;">Bertolucci</span> (in un’intervista apparsa nella rivista “Gli immediati dintorni”, n.2, 1989) come colui «che forse più di ogni altro mi ha letto in estensione e in profondità», ripercorre negli scritti raccolti nel presente volume alcuni tra i capitoli decisivi della storia del poeta: l’inesausto amore per la pittura; la passione per le opere di Proust e di Eliot; l’affinità elettiva con un originalissimo, fantastico e umano <em>storyteller</em> quale Silvio D’Arzo; il lavoro svolto con leggerezza e lungimiranza nei campi del giornalismo e dell&#8217;editoria; il dialogo tra la sua poesia e il cinema del figlio Bernardo. Soprattutto, questo libro ci porta di nuovo a osservare i &#8220;nodi&#8221; più segreti e cruciali del mondo <span class="search-everything-highlight" style="background-color: #FFF984; font-weight: bold; color: #000; padding: 0 1px;">bertolucciano</span>: la religiosità <em>sui generis</em>, il sentimento del sacro, l’incontro fra un bisogno primario di verità e un’acuta coscienza della vita come mistero.</p>
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		<title>Riflessi da un paradiso</title>
		<link>https://morettievitali.it/?libri=riflessi-da-un-paradiso</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[stefania.barcella]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 07 Feb 2012 10:52:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[I volti di Hermes]]></category>
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					<description><![CDATA[Per Attilio Bertolucci la scoperta, tra il 1925 e il 1928, del cinema in alcune delle sue opere e dei suoi autori supremi (Chaplin, Dreyer, Stroheim, Hawks, Murnau), fu una specie di folgorazione amorosa, di illuminazione erotica e mistica. Allora &#8230; <a href="https://morettievitali.it/?libri=riflessi-da-un-paradiso">Continue Reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Per <span class="search-everything-highlight" style="background-color: #FFF984; font-weight: bold; color: #000; padding: 0 1px;">Attilio</span> <span class="search-everything-highlight" style="background-color: #FFF984; font-weight: bold; color: #000; padding: 0 1px;">Bertolucci</span> la scoperta, tra il 1925 e il 1928, del cinema in alcune delle sue opere e dei suoi autori supremi (Chaplin, Dreyer, Stroheim, Hawks, Murnau), fu una specie di folgorazione amorosa, di illuminazione erotica e mistica. Allora il cinema era muto, e la pura forza delle immagini in movimento aveva in sé qualcosa delle rivelazioni assolute, tali da cambiare radicalmente il modo di vedere il mondo.</p>
<p><span id="more-989"></span>A quell’incontro <span class="search-everything-highlight" style="background-color: #FFF984; font-weight: bold; color: #000; padding: 0 1px;">Bertolucci</span> sarebbe rimasto sempre fedele. Nella sua poesia il “racconto” della vita attraverso lo scorrere di volti e luoghi nel flusso del tempo, e l’improvviso apparire di figure epifaniche, ha spesso un chiaro imprinting cinematografico, mentre nella sua opera critica spiccano gli innumerevoli articoli dedicati a quei film di cui, per anni e anni, egli si sarebbe nutrito come di un indispensabile pane e vino quotidiano. Di quei testi il presente volume raccoglie la parte più sostanziosa, frutto delle collaborazioni instancabili del poeta alla “Gazzetta di Parma” e a “Giovedì”. Sia negli schizzi composti al volo, all’impromptu, per la prima testata, sia negli scritti più ampi e meditati, concepiti per la seconda, sempre l’acume interpretativo e il talento affabulatorio si sposano per restituirci i nodi cruciali di un film, le ragioni essenziali, nel bene e nel male, del lavoro di un regi- sta. Attraverso questi articoli <span class="search-everything-highlight" style="background-color: #FFF984; font-weight: bold; color: #000; padding: 0 1px;">Bertolucci</span> si offre come uno di quei rarissimi, autentici conoscitori la cui razza è in via di estinzione. Calda, estrosa e arguta, lucidissima e a tratti impertinente, la sua voce sa incantarci e insieme educarci ora additandoci i rischi e le cadute del cinema commerciale o ideologico ora schiudendo per noi un grande scrigno di capolavori celebri o di film minori ma di valore, perle preziose raccolte una a una nel mare magnum della “settima arte”.</p>
<p align="right"><em>Paolo Lagazzi</em></p>
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		<title>Il teatro dell&#8217;assenza</title>
		<link>https://morettievitali.it/?libri=il-teatro-dellassenza</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[stefania.barcella]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 07 Feb 2012 10:48:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[I volti di Hermes]]></category>
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					<description><![CDATA[Dopo sei ispirati libri di poesia, l&#8217;ultimo dei quali, Gli improbabili confini (Moretti &#38; Vitali 2004), ha vinto nel 2005 il premio internazio­nale «Attilio Bertolucci», Bruna Dell’Agnese raccoglie le prose che è andata scrivendo per tanti anni sugli stessi temi &#8230; <a href="https://morettievitali.it/?libri=il-teatro-dellassenza">Continue Reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Dopo sei ispirati libri di poesia, l&#8217;ultimo dei quali, <em>Gli improbabili confini </em>(Moretti &amp; Vitali 2004), ha vinto nel 2005 il premio internazio­nale «<span class="search-everything-highlight" style="background-color: #FFF984; font-weight: bold; color: #000; padding: 0 1px;">Attilio</span> <span class="search-everything-highlight" style="background-color: #FFF984; font-weight: bold; color: #000; padding: 0 1px;">Bertolucci</span>», Bruna Dell’Agnese raccoglie le prose che è andata scrivendo per tanti anni sugli stessi temi dei suoi versi: la malinconia del tempo che passa, l&#8217;acqua delle stagioni, le case che abitiamo, i giardini in cui contempliamo la fioritura del mondo, la lim­pida geografia dei cicli, la dolce smemoratezza dell&#8217;amore, le profondità gemmate dell&#8217;arte, le ferite dell&#8217;anima.</p>
<p><span id="more-986"></span>Diviso in due sezioni complementari, <em>(Immagini e Luoghi], </em>questo libro è il frutto di letture appassionate, quasi mimetiche, volte a rin­tracciare, tra le pagine di un saggio, di una poesia o di un romanzo, il senso di un desti­no, di una vocazione ineludibile. Ai ritratti della prima parte, dedicati ad alcune delle figure più rappresentative della cultura e della poesia otto-novecentesca (da Emily Dickinson a Marguerite Yourcenar, da Simone Weil a Walter Benjamin, da Rimbaud a Margaret Mead, da Camille Claudel a Sylvia Plath, da Karen Blixen a Hannah Arendt) segue una sezione di luoghi &#8211; più ideali che reali, perché essenzialmente poetici &#8211; che spiccano ormai assoluti nella nostra memoria di lettori (il man­zoniano giardino di Brusuglio; il lago Maggiore di Ruskin; la torre medievale di Muzot, dove Rilke volle finire i suoi giorni; la Tellaro di <span class="search-everything-highlight" style="background-color: #FFF984; font-weight: bold; color: #000; padding: 0 1px;">Attilio</span> <span class="search-everything-highlight" style="background-color: #FFF984; font-weight: bold; color: #000; padding: 0 1px;">Bertolucci</span>; i &#8220;tetti&#8221; di Lalla Romano). «Per costruire un mondo, occorre spesso allon­tanare il mondo», scrive Bruna Dell&#8217;Agnese: esiliandosi dal luogo comune, la parola della poesia potenzia la propria verità, testimonia la propria intransitiva tensione all&#8217;invisibile, lega in armonia gli sparsi frammenti dell&#8217;esistenza, rivelando &#8211; a chi scrive come a chi legge &#8211; il silenzioso paese dell&#8217;anima.</p>
<p align="right">Giancarlo Pontiggia</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Per un ritratto dello scrittore da mago</title>
		<link>https://morettievitali.it/?libri=per-un-ritratto-dello-scrittore-da-mago</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[stefania.barcella]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 07 Feb 2012 10:45:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[I volti di Hermes]]></category>
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					<description><![CDATA[Quale altro libro poteva essere più con­sono ad aprire una collana nel segno di Hermes &#8211; il dio degli incanti e degli stratagemmi, delle menzogne e delle magie &#8211; se non questo Ritratto dello scrittore da mago che si annuncia &#8230; <a href="https://morettievitali.it/?libri=per-un-ritratto-dello-scrittore-da-mago">Continue Reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Quale altro libro poteva essere più con­sono ad aprire una collana nel segno di Hermes &#8211; il dio degli incanti e degli stratagemmi, delle menzogne e delle magie &#8211; se non questo <em>Ritratto dello scrittore da mago </em>che si annuncia fin dall&#8217;inizio, con la sua alternanza di figure, di criptici segni, di auree parole, come una misteriosa scatola di giochi, un mazzo di carte truccate, una lanterna magica, un caleidoscopio di imma­gini colorate e mutevoli che ingannando gli occhi confortano lo spirito? <span id="more-983"></span>Già da tempo, con gli studi dedicati alla poesia di <span class="search-everything-highlight" style="background-color: #FFF984; font-weight: bold; color: #000; padding: 0 1px;">Attilio</span> <span class="search-everything-highlight" style="background-color: #FFF984; font-weight: bold; color: #000; padding: 0 1px;">Bertolucci</span>, alla narrativa di Silvio D&#8217;Arzo, alla saggistica letteraria di Pietro Citati (per limitarsi ai più noti), Paolo Lagazzi ci aveva abituati a una scrittura in cui la profondità dell&#8217;indagine si conciliava con la leggerezza e la grazia di uno stile aereo, metamorfico, scintillante: ma qui, in queste pagine volutamente frammentarie, dedicate ad alcune delle figure più stralunate del nostro Novecento (come Bruno Barilli o Zavattini) o alla narrativa gialla (da Agatha Christie a Chesterton), Lagazzi rivela (ma senza troppo svelare) il carattere cangiante, illusionistico, mozartiano della sua idea di lettura e di scrittura: il critico letterario non può limitarsi, come da troppo tempo accade, «a leggere fra le righe, a togliere maschere, a smontare effetti», ma deve sapersi abbandonare a quell&#8217;immaginoso gioco delle forme e della vita, in cui consi­ste, da Omero ad oggi, il mondo fiammante e rapinoso della letteratura, sia che esso voglia semplicemente incantarci con le sue storie, sia che voglia farci meditare sul destino dell&#8217;uomo e sulla natura dell&#8217;uni­verso. Ma questi «frammenti di un discorso magico», a legger bene, sono anche una pudica, appena accennata, ma non meno profonda «educazione sentimentale»: la storia di un figlio che inventa un suo modo di leggere per onorare la figura, candida e struggente, del padre che raccontava ai suoi bimbi «storielle fatte di nulla», iniziandoli ai prodigi illusionistici della parola.</p>
<p align="right"><em>Giancarlo Pontiggia</em></p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Sul confine del tempo</title>
		<link>https://morettievitali.it/?libri=sul-confine-del-tempo</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[stefania.barcella]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 07 Feb 2012 10:37:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fabula]]></category>
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					<description><![CDATA[Si trova qui raccolta in forma antologica &#8211; ma un&#8217;an­tologia quanto mai ampia ed esauriente &#8211; l&#8217;opera poetica di Bruna Dell&#8217;Agnese, dal felice esordio di Stanza occidentale (che Attilio Bertolucci volle ac­costare alle pagine supreme di Emily Dickinson e di &#8230; <a href="https://morettievitali.it/?libri=sul-confine-del-tempo">Continue Reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Si trova qui raccolta in forma antologica &#8211; ma un&#8217;an­tologia quanto mai ampia ed esauriente &#8211; l&#8217;opera poetica di Bruna Dell&#8217;Agnese, dal felice esordio di Stanza occidentale (che <span class="search-everything-highlight" style="background-color: #FFF984; font-weight: bold; color: #000; padding: 0 1px;">Attilio</span> <span class="search-everything-highlight" style="background-color: #FFF984; font-weight: bold; color: #000; padding: 0 1px;">Bertolucci</span> volle ac­costare alle pagine supreme di Emily Dickinson e di Virginia Woolf) all&#8217;ultima raccolta edita, Gli impro­babili confini, che ricevette nel 2005 l&#8217;ambito rico­noscimento del premio internazionale di poesia dedicato proprio al grande poeta parmigiano. <span id="more-976"></span>Sei libri, dai titoli eloquenti, che indicano già di per sé i luoghi e i temi e i tempi privilegiati di questa poesia quieta e appartata, nutrita di natura e di anima, at­tenta agli indizi minimi dell&#8217;esistenza, al frusciare di una foglia, al declinare di una stagione, ma anche ci­vilmente intesa a denunciare l&#8217;aridità dell&#8217;uomo con­temporaneo, la sua sordità ai segni gloriosi e splendenti del mondo: Stanza occidentale (1985), Vuoto in giardino (1992), Bassa marea (1996), Cor­rendo l&#8217;anno (1999), Nel fruscio del quotidiano (2001), Gli improbabili confini (2004). Ai quali si è voluta aggiungere una ricca appendice di poesie inedite, quasi un cartone &#8211; già ben delineato &#8211; della set­tima raccolta poetica. I lettori troveranno, nella sezione conclusiva del libro, alcune delle note critiche più rilevanti che hanno accompagnato, nel corso degli anni, il lavoro poetico di Bruna Dell&#8217;Agnese. Un lavoro che si è an­dato configurando per scarti minimi, nel segno di una fedeltà alla propria petite musique interiore, ma anche nell&#8217;obbedienza a un compito maturato len­tamente, e sentito come il compito, proprio e inelu­dibile, della poesia: custodire i semi della vita, celebrarne la sua onda più misteriosa e struggente, il suo frondoso intrico di luce e di ombra, di slancio e di sospesa quiete. «La gioia abitava con me dentro / il giardino. Lui solo, seduto lì vicino / non lo sapeva. / Lo interro­gavo / ripetutamente: dimmelo, se lo sai, / dimmelo che cos&#8217;è la gioia», avevamo letto poco fa, nel libro d&#8217;esordio di Bruna Dell&#8217;Agnese. E ora, nella poesia che conclude questo volume, quasi un autoritratto di poeta: «La mia stanza è immersa nel silenzio; / e intorno a me è tutto ciò che amo / in un tempo che non ha mai fine».</p>
<p align="right"><em>Giancarlo Pontiggia</em></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Gli improbabili confini</title>
		<link>https://morettievitali.it/?libri=gli-improbabili-confini</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[stefania.barcella]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 07 Feb 2012 10:13:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fabula]]></category>
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					<description><![CDATA[Come sembrano suggerirci i bellissimi versi su cui questa nuova raccolta si chiude, tutta la poesia di Bruna Dell&#8217;Agnese &#8211; fin dal memorabile esordio, tenuto a battesimo da Attilio Bertolucci, di Stanza occidentale (1985) &#8211; poggia le proprie fondamenta sull&#8217;acqua. &#8230; <a href="https://morettievitali.it/?libri=gli-improbabili-confini">Continue Reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Come sembrano suggerirci i bellissimi versi su cui questa nuova raccolta si chiude, tutta la poesia di Bruna Dell&#8217;Agnese &#8211; fin dal memorabile esordio, tenuto a battesimo da <span class="search-everything-highlight" style="background-color: #FFF984; font-weight: bold; color: #000; padding: 0 1px;">Attilio</span> <span class="search-everything-highlight" style="background-color: #FFF984; font-weight: bold; color: #000; padding: 0 1px;">Bertolucci</span>, di <em>Stanza occidentale </em>(1985) &#8211; poggia le proprie fondamenta sull&#8217;acqua. Non potrebbe esservi base più fragi­le: più vulnerabile e aperta a tutti i venti e alle tempeste del mondo. <span id="more-960"></span>Bruna Dell&#8217;Agnese sa che l&#8217;acqua non ha confini. Corre, percorre, trascorre; travolge e viene travolta: perdendo per strada, uno ad uno, tutti i labili appigli che pensava di aver afferrato per sempre &#8211; case, cose, volti, affetti, amori, paradisi; o anche quel sole «inutile», da cui avrebbe voluto trar­re calore fino alla fine dei tempi. Nulla è desti­nato a durare: l&#8217;estate declina in autunno, l&#8217;autunno in inverno: il giorno sfuma nella sera, la sera precipita in notte. Istante dopo istante, il mondo ci appare sempre più stra­niero: perché siamo stranieri anzitutto a noi stessi, e in nessun modo potremo mai sfiorare il corpo, o l&#8217;anima, di chi ci sta di fronte e in qualche modo ci sfida.</p>
<p>Ma la scommessa, paradossale e piena­mente vinta, di queste poesie e di questi poemetti sta nel dimostrare come l&#8217;acqua, su cui sono scritti i nostri nomi e le nostre parole, abbia in sé una forza, un&#8217;energia, una poten­za, che nessun ostacolo riuscirà ad arginare. Come avevano perfettamente compreso i saggi taoisti, l&#8217;acqua ci getta verso tutte le cose: lava e rinnova continuamente il nostro rapporto col mondo: nel proprio dilagare oltre ogni confine, rivela in realtà una misura indefettibile (la stessa, cronometrica, che scandisce la pronuncia trepida e asciutta dei versi); l&#8217;acqua sostanzia la nostra &#8220;effimera vita&#8221; &#8211; così, sulla superficie di quel che era il proprio specchio vuoto, possono tornare a disegnarsi le linee e i colori di un giardino, pronto «ad affacciarsi di là / dove hanno radici sole e luna».</p>
<p align="right"><em>Stefano Lecchini</em></p>
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