pagine 132 | prezzo 13€ | cm 14,5,x21

L’archetipo è come il mare profondo: esprime quella forza sotterranea che orienta la nostra vita psichica, e che si manifesta con molte voci. Ogni onda è diversa: il sogno che sorprende, il sintomo che insiste, la parola che ferma. Questo libro di psicologia archetipica raccoglie decenni di pratica clinica e la lezione viva di Jung e Hillman, offrendo un orientamento a una domanda che non smette di rinnovarsi: cosa cura davvero? Capitolo dopo capitolo, alternando la riflessione al racconto dei casi, il lettore scopre come la sensibilità archetipica trasformi lo sguardo clinico, come l’immaginazione risvegliata curi, come le parole portino un corpo sottile capace di ferire o guarire, come il guaritore ferito che ogni terapeuta porta in sé non sia un ostacolo, ma la soglia stessa dell’incontro, fino alla discesa nel regno notturno del sogno, dove la psiche mostra ciò che la coscienza ancora non sostiene. Le immagini hanno questo potere: quando il dolore trova una figura che lo accoglie, smette di essere solo sintomo da risolvere e diventa presenza da incontrare. E ciò che affiora ha sempre una radice collettiva: nel gesto minimo di una seduta risuona il respiro del mito, e quanto accade tra chi cura e chi è curato tocca una storia che appartiene a tutti. Un libro per chi vuole capire perché certe storie girano in tondo e come si apre il varco. Per terapeuti, analisti e lettori dell’area umanistica che cercano una visione capace di tenere insieme profondità simbolica, rigore clinico e una lingua che non tradisca il mistero.


 
pagine 532 | prezzo 28€ | cm 14,5,x21

Diventare quello che si è alla prima radice si chiama individuazione. Io e Sé, l’autore e il suo ideale dio immanente, ne hanno discusso a lungo ne Il dio nella vita II. Ma in un mondo – pure segnato da tante conquiste tecnologiche e nuovi diritti – come l’attuale, la salvezza individuale non può bastare. Infatti gran parte delle persone vive come se Dio fosse morto nei cuori. Prevale il nichilismo amorale. Vince lo spirito di Mammona. Il pianeta è sempre più inquinato e la guerra devasta la terra, tanto che una Terza Guerra Mondiale, non a pezzi, ma scatenata, è di nuovo concretamente possibile. E le antiche speranze redentive, in un mondo globalizzato come questo, sono assolutamente finite. Urge, perciò, un nuovo pensiero collettivo, un nuovo o antico senso della Storia, su cui i due protagonisti interrogano pure, in modo vivace, alcuni spiriti del passato come Costantino, Napoleone, Hegel, Marx e Mussolini. Ormai la Rivoluzione non può più vincere lo Stato, che va anzi salvato nella sua forma liberale e sociale, e spegnendo invece che alimentando i focolai terribili della guerra. Ma il confronto, per essere risolutivo, verte sull’uomo stesso, e perciò per la prima volta viene qui delineata una psicologia analitica dei tipi politici. Il Conservatore, il Riformista, il Reazionario e il Rivoluzionario sono figli della Storia, ma pure espressione di pulsioni e miti antichi. Alla fine emerge che lo Stato è senza Rivoluzione, ma che è pure in cammino una Rivoluzione senza Stato, che si fa nella misura in cui singoli e gruppi si liberano nella “società civile”, in cui ci si può emancipare anche a prescindere dal “sole dell’avvenire”: scoprendo in sé stessi e con gli spiriti affini, ma in e per tutti, l’Uno infinito ed eterno nella psiche e nella natura, e operando fattivamente e gioiosamente in modo libero, solidale e spirituale. Quest’operare libera nella misura in cui viene realizzato.