pagine 272 | prezzo 24,00€ | cm 14,5,x21

Nietzsche dopo la follia. Romanzo dionisiaco è un’opera narrativa, in sé compiuta, che fa parte della trilogia “Psiche e eternità”. Concerne il filosofo Friedrich Nietzsche, impazzito a Torino nel gennaio 1889 e rimasto folle sino alla morte, sopravvenuta nell’agosto 1900. La sua opera, quantunque filosoficamente decisiva, è una grande incompiuta, tanto che è legittimo chiedersi come avrebbe potuto sviluppare i nodi fondamentali del suo pensiero se un dio avesse potuto svegliarlo dalla sua follia, come nel romanzo prende a capitare nelle prime ore del XX secolo. Il dio che lo sveglia, e poi interloquisce con lui sino alla fine, è quello più prossimo a lui dalla prima maturità: il dio “nella” vita indistruttibile, Dioniso. Parte di lì un grande dialogo, ricco pure di momenti di umorismo filosofico e colpi di scena picareschi (anche in base alla natura di Dioniso in quanto dio della gioia di vivere), come in un nuovo “Simposio” platonico, che affronta tutti i temi e miti di Nietzsche: l’idea della “morte” del Dio tutto buono e trascendente, che crea il mondo dal nulla; il bisogno di ritrovare la spiritualità nella materia viva e il divino nell’umano; il cogliere l’essere come tempo, mantenendo un legame fortissimo tra contingenza del mondo e eternità; la riscoperta dell’infinita gioia di vivere, ma in un quadro di accettazione orgiastica e tragica della vita; l’essere totalmente liberi come singoli, nella comunione con gli esseri umani e viventi. Su tutti questi punti – sottesi in Nietzsche alla filosofia della morte di Dio, dell’eterno ritorno e dell’oltreuomo – si svolge il dialogo con Dioniso, che è tanta parte del libro: un dialogo veramente “con Nietzsche dopo Nietzsche” e pure “con Nietzsche oltre Nietzsche” (ma pure “con Marx dopo Marx” e “oltre Marx”). Tutto ciò, però, va oltre i grandi negatori del passato, e rinvia a una terza “cantica”, poetico-filosofica, in versi, in cammino, che s’intitolerà: Il dio nella vita. Lo svelamento dell’Essere dopo la “morte di Dio”, in cui il “dio nella vita” dialogherà con il vissuto e pensiero in progress dell’autore stesso.


 
pagine 184 | prezzo 20,00€ | cm 14,5,x21

Chi erano le mogli di Maometto, legittime, concubine, rapite, ripudiate o ridotte in schiavitù? Chi erano le sue figlie? In questo racconto poetico e critico, condotto come un romanzo orientale, l’autrice racconta ciascuno dei loro destini. Dal più amato al più calunniato, dal più libero al più ignorato.
Houria Abdelouahed risale alle fonti storiche e religiose della tradizione arabo-musulmana; “fondendosi” con queste donne, presta loro la sua voce in monologhi di grande forza e redige un vero e proprio atto d’accusa contro il nesso abusivo tra pratiche e credenze religiose e società civile, soffermadosi sulla condizione delle donne nel mondo musulmano.
Le donne del Profeta, pubblicato da Seuil in Francia, ha destato un grande interesse fra intellettuali e figure impegnate nella cultura del femminile per l’originalità e la novità del suo approccio.

Houria Abdelouahed è professore ordinario presso l’Université Sorbonne Paris Nord. È psicoanalista, traduttrice e autrice di Figures du féminin en islam (PUF, 2012) e di numerosi testi sulle questioni del “velo”, della lingua e della traduzione. Con il poeta Adonis, di cui ha tradotto la grande opera Le livre (Al Kitâb), ha scritto l’antologia della poesia araba classica edita da Gallimard e ha dialogato in Le regard d’Orphée (Fayard 2008), Violenza e islam (Guanda 2016) e Profezia e potere (Guanda 2020).