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	<title>Risultati della ricerca per &#8220;Fabrizio Desideri&#8221; &#8211; Moretti &amp; Vitali</title>
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	<title>Risultati della ricerca per &#8220;Fabrizio Desideri&#8221; &#8211; Moretti &amp; Vitali</title>
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		<title>Mente, cervello, ambiente: questioni</title>
		<link>https://morettievitali.it/?libri=mente-cervello-ambiente-questioni</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[morettievitali]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 17 Apr 2024 13:43:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Atque]]></category>
		<category><![CDATA[il Tridente Campus]]></category>
		<category><![CDATA[Riviste]]></category>
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					<description><![CDATA[Questo fascicolo di «Atque» intende riflettere sulle questioni relative al rapporto complesso tra mente, cervello e ambiente, che è al centro sia delle ricerche negli ambiti della filosofia contemporanea e, in particolare, della filosofia della mente, delle neuroscienze, della fisica, &#8230; <a href="https://morettievitali.it/?libri=mente-cervello-ambiente-questioni">Continue Reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Questo fascicolo di «Atque» intende riflettere sulle questioni relative al rapporto complesso tra mente, cervello e ambiente, che è al centro sia delle ricerche negli ambiti della filosofia contemporanea e, in particolare, della filosofia della mente, delle neuroscienze, della fisica, della matematica, della logica, e della psicologia.<br />
C’è da considerare <em>in primo luogo</em> che dagli studi più recenti delle neuroscienze è stata confermata, sulla base di impressionanti risultati sperimentali, la tesi relativa alla “plasticità del cervello”.<br />
E <em>in secondo luogo</em> che dagli studi più recenti della fisica, riguardanti in particolare la teoria quantistica dei campi, sono derivati modelli basati sul gioco complesso dello scambio continuo (nel senso di quel <em>commercium</em> che Kant definisce <em>Wechselwirkung</em>) tra il cervello e l’ambiente. Si pensi, al riguardo, al modello di Freeman-Vitiello, dove si ha l’immagine di un sistema che vive tramite una serie continua di “transizioni di fase” e dunque di nuovi livelli emergenti, dovuta, in particolare, a un meccanismo per la formazione di strutture ordinate noto come rottura spontanea di simmetria (SSB, <em>Spontaneous Symmetry Breaking</em>).<br />
C’è poi <em>in terzo luogo</em> da considerare che anche nella matematica e nella logica si va affacciando con sempre maggiore incidenza la questione della relazione tra la mente e l’ambiente. Per questa via emerge la convinzione che anche ammettendo che la mente, in qualche stato originario, possa essere assimilata a un sistema assiomatico, la sua interazione con l’ambiente finisce sia per rendere via via più complesso il sistema di partenza, sia per modificarlo strutturalmente in modo impredicibile – sino a sfuggire alla nostra analisi e conservare comunque una peculiare coerenza.<br />
Va infine rilevato <em>in quarto luogo</em> che in ambito filosofico, sì è reso sempre più fecondo un approccio al problema della mente e della coscienza basato sulla nozione di soglia emergente (o sopravveniente) capace di superare la sterile alternativa tra riduzionismo naturalistico (la mente non è altro che il cervello) e dualismo speculativo (la mente è radicalmente altro dal cervello). Su questa base – come recenti ricerche filosofiche sul rapporto tra coscienza di sé e origine dell’estetico hanno mostrato (una tesi già sostenuta nel libro di F. <span class="search-everything-highlight" style="background-color: #FFF984; font-weight: bold; color: #000; padding: 0 1px;">Desideri</span>, <em>L’ascolto della coscienza</em>, Milano 1998 – di cui è in corso una nuova edizione) – è possibile esplorare nuovi paradigmi del classico rapporto tra percezione, emozione e intelligenza.<br />
Proprio a partire da questa serie di considerazioni il fascicolo raccoglie contributi che in base alle attuali ricerche, affrontano come tema centrale il nesso tra mente, cervello e ambiente sia nell’ambito delle neuroscienze e della psicologia cognitiva, sia in quello della filosofia, della fisica, della logica e della neurologia. E raccoglie inoltre ibridazioni interdiscipliari e magari sviluppi delle tematiche di cui si è appena detto.</p>
<p><em>Contributi</em> di <span class="search-everything-highlight" style="background-color: #FFF984; font-weight: bold; color: #000; padding: 0 1px;">Fabrizio</span> <span class="search-everything-highlight" style="background-color: #FFF984; font-weight: bold; color: #000; padding: 0 1px;">Desideri</span>, Silvano Tagliagambe, Giuseppe Vitiello, Arnaldo Benini, Alberto Giovanni Biuso, Michele di Francesco e Alfredo Tomasetta, Massimo Marraffa e Tiziana Vistarini, Marco Salucci, Filippo Nobili, Enrico Facco</p>
<p><em>Prefazione</em> di <span class="search-everything-highlight" style="background-color: #FFF984; font-weight: bold; color: #000; padding: 0 1px;">Fabrizio</span> <span class="search-everything-highlight" style="background-color: #FFF984; font-weight: bold; color: #000; padding: 0 1px;">Desideri</span> e Paolo Francesco Pieri</p>
<p><em>Argomenti</em> “Ebrezza dialettica”. Figure della coscienza / Un ambiente a misura del cervello / Cervello, mente e cuore / Sinapsi della memoria / Una coscienza antropodecentrica / La coscienza ubiqua. Una breve apologia del panpsichismo / La cognizione incorporata e situata: riforma del computazionismo o ritorno al comportamentismo? / Comprendere o spiegare il problema mente-corpo? / Significatività e complementarità. Una retrospettiva fenomenologica sul problema mente-corpo / Oltre i vincoli del dualismo e del monismo materialista: la teoria neurofenomenologica dei due mondi</p>
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		<title>Al grembo delle parole</title>
		<link>https://morettievitali.it/?libri=al-grembo-delle-parole</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[morettievitali]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 26 Jan 2022 11:05:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Atque]]></category>
		<category><![CDATA[il Tridente Campus]]></category>
		<category><![CDATA[Riviste]]></category>
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					<description><![CDATA[In questo fascicolo di «Atque» torniamo a riflettere su quella pratica di cura che definiamo talking cure, a partire dalla brillante definizione di Anna O., alla luce di alcuni argomenti ampiamente dibattuti nei fascicoli pubblicati in questi ultimi anni. Per &#8230; <a href="https://morettievitali.it/?libri=al-grembo-delle-parole">Continue Reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>In questo fascicolo di «Atque» torniamo a riflettere su quella pratica di cura che definiamo <em>talking cure</em>, a partire dalla brillante definizione di Anna O., alla luce di alcuni argomenti ampiamente dibattuti nei fascicoli pubblicati in questi ultimi anni. Per certi versi, la <em>talking cure</em> dei nostri giorni tende sempre più a riconoscersi in una dimensione performativa, valorizzando le azioni, le trasformazioni, i passaggi che si compiono nella pratica linguistica, avendo ormai quasi del tutto abbandonato sfondi più concretistici o rimandi ad altri livelli di realtà che diano senso all’attuale. E tutto ciò conduce di necessità a ricercare una migliore capacità descrittiva dell’esperienza e della sua attualità, ma anche, approfondendo in senso critico il concetto stesso di <em>esperienza</em>, a giungere al grembo delle parole. Per questo intendiamo parlare di <em>estetica della</em> <em>talking cure</em> accogliendo la proposta di Emilio Garroni e di <span class="search-everything-highlight" style="background-color: #FFF984; font-weight: bold; color: #000; padding: 0 1px;">Fabrizio</span> <span class="search-everything-highlight" style="background-color: #FFF984; font-weight: bold; color: #000; padding: 0 1px;">Desideri</span> di guardare all’Estetica non più come una disciplina speciale, ma come una riflessione critica sulle condizioni di senso dell’esperienza, volta a esplorarne la grande complessità. Lo “sguardo-attraverso”, mutuato da Wittgenstein nel tentativo di descrivere quel modo paradossale di vivere dentro l’esperienza mettendola contemporaneamente in questione dall’interno, esprime molto bene il processo di pensiero che accompagna costantemente la pratica della talking cure, almeno quando essa si ponga criticamente in discussione relativamente ai modi del suo farsi. Come si vedrà nella lettura di questo fascicolo, assumere questo vertice di riflessione fa sì che alcune questioni che hanno attraversato le concezioni della <em>talking cure</em> si presentino in modo molto diverso, tanto da delineare un nuovo contesto riflessivo della sua teoria della clinica. In primo luogo perde di consistenza (…) la prospettiva internalista che (…) ha trascinato con sé presunte autonomie del mentale, e relativi accessi privilegiati, acritici riduzionismi e causalismi derivativi. Analogamente, l’ammissione di un “primato dell’esperienza” si rivela uno strumento fecondo per ripensare criticamente il “primato del linguaggio” che ha dominato decenni di riflessioni sulla <em>talking cure</em> (…) nel senso di una valorizzazione della complessità e della difformità delle dimensioni interagenti nell’esperienza. E proprio in questo senso, assume un valore strategico la riflessione sulla proposta che ci arriva da due autori come Emilio Garroni e <span class="search-everything-highlight" style="background-color: #FFF984; font-weight: bold; color: #000; padding: 0 1px;">Fabrizio</span> <span class="search-everything-highlight" style="background-color: #FFF984; font-weight: bold; color: #000; padding: 0 1px;">Desideri</span>, dove si pensa una correlazione molto stretta tra percezione e linguaggio, come dimensioni che (…) si sviluppano in un gioco interattivo (…). Di fatto, nella pratica della <em>talking cure</em>, sono sempre in gioco le componenti percettive ed emotive che attengono non già ai processi intenzionali (consci) bensì ai processi attenzionali (inconsci): e già questo può essere un rovesciamento dell’euristica della cura, non foss’altro che nel privilegio assegnato a una modalità di comprensione inscindibile dalle implicazioni percettive ed emozionali specifiche del presente attuale. (…) Altro punto di rilievo è la considerazione di come, in questo gioco interattivo e diversamente espressivo di percezione e linguaggio, l’<em>oggetto</em> resti comunque un termine che, opponendo resistenza, non si lascia completamente prendere, svelare, esprimere o rappresentare, per cui lascia sempre qualcosa da dire, o forse anche qualcosa che non si può dire. (…) Per questa via, si cominciano a esplorare quegli ambiti dell’operare clinico in cui ci si confronta più direttamente con i limiti del rappresentabile, e con quelle feconde differenze che si aprono tra quanto può essere detto nel linguaggio e quanto può essere espresso nella sensibilità che lo accompagna. (…) Infine la riflessione viene portata su una concezione dialettica soggetto-oggetto che emerge operativamente dalla prassi estetica, così come dalla riflessità che su di essa si insedia (…).<br />
Maria Ilena Marozza e Paolo Francesco Pieri</p>
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		<title>Sui volti dell&#8217;autorità</title>
		<link>https://morettievitali.it/?libri=sui-volti-dellautorita</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[morettievitali]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 03 Aug 2021 09:54:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Atque]]></category>
		<category><![CDATA[Riviste]]></category>
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					<description><![CDATA[Si deve ammettere che l’epidemia da covid-19, con la sua tendenza a diffondersi rapidamente e a più riprese, attraverso tutti i continenti, ha indotto a introdurre drastici cambiamenti nei nostri modi di vivere con gli altri e nello stesso rapporto &#8230; <a href="https://morettievitali.it/?libri=sui-volti-dellautorita">Continue Reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Si deve ammettere che l’epidemia da covid-19, con la sua tendenza a diffondersi rapidamente e a più riprese, attraverso tutti i continenti, ha indotto a introdurre drastici cambiamenti nei nostri modi di vivere con gli altri e nello stesso rapporto con noi stessi. E nel contesto di contagio pandemico in cui ci siamo venuti a trovare, abbiamo innanzitutto subìto una ferita narcisistica percependo la nostra fragilità umana insieme alla consapevolezza sia che non siamo gli unici esseri viventi sia che non possiamo continuare a considerare il nostro stile di vita come l’unico possibile. L’inedita condizione di pericolo in cui ci siamo trovati ha per l’appunto sottoposto i modi di vita a un drastico ridimensionamento e ad ascoltare e spesso a seguire, volenti o nolenti, quanto proveniva da voci autorevoli, sia da quelle che all’autorità univano il potere sia da quelle la cui autorità proveniva dal sapere (le figure degli esperti: medici, scienziati, virologi, fisici ecc. sia in veste individuale sia in veste di comitati tecnico-scientifici).<br />
È perciò intenzione di questo fascicolo di Atque, il domandarsi quale funzione abbiano nelle nostre vite i vari tipi di autorità e quale sia il gioco ottico dove compaiano quei volti che intanto incarnano questa figura. (…)<br />
D’altronde, discutere oggi dell’autorità è sommamente difficile, dal momento che questa figura, nelle sue incarnazioni politiche, religiose, istituzionali e sociali, ci si impone nel cuore di una crisi epocale e tale da mettere sottosopra il bagaglio di certezze e abitudini sul quale ci eravamo costituiti (adagiati) negli ultimi decenni. Quel concetto di autorità (di <em>auctoritas</em>) che fino a poco tempo fa ci sembrava in declino o in un processo di inarrestabile decadimento, adesso ci si impone anche al di là di ogni nostra adesione intenzionale. Così la sua stessa crisi, come ogni altra, può incorporare “fermenti non ancora conoscibili” una volta che sia liberata dai “fermenti cultuali”, con cui per l’appunto la tradizione la identificava. Può essere insomma un passaggio per qualche verso salutare, almeno dal punto di vista riflessivo o cognitivo.<br />
Al punto che ci si può chiedere come sia possibile alleggerire l’autorità dal peso della storia – con il relativo complesso di mediazioni, interpretazioni e rapporti di potere. E ciò perché le cose e le persone proprio solo perdendo la loro “saturazione” diventano permeabili, e nella “porosità” che finiscono col mostrare, divengono effettivamente percepibili – testimoniando nel contempo la storia degli sguardi che nel corso del tempo le hanno investite.<br />
La domanda cruciale da cui occorre partire è, in altri termini, come sia possibile pensare l’autorità non tanto in sé e per sé, quanto nei suoi volti, riconsegnandola alla dialettica sia percettiva sia cognitiva che ogni volta dispiegandola la istituiva. In tal modo, l’autorità non sarebbe immediatamente né nel padre, né nel maestro, né nel medico, né nelle cose che questi dicono. L’autorità sarebbe piuttosto nel volto del padre, nel volto del maestro, nel volto del medico e nel volto delle loro stesse cose. In quei volti che vengono all’espressione all’interno di ciò che potremmo chiamare un “gioco di sguardi”. In un gioco che da solo sarebbe capace di instaurarla, e insieme di intrecciarci ad essa – in quella adesione e in quella distanza che si danno nella concreta esperienza in cui ogni volta ciascuno di noi si trova. (…)</p>
<p><em>Contributi di</em> Pietro De Marco, Ubaldo Fadini, Mauro La Forgia, Massimo Palma, Felice Ciro Papparo, Amedeo Ruberto, Silvano Tagliagambe, Francesco Valagussa</p>
<p><em>Prefazione di </em><span class="search-everything-highlight" style="background-color: #FFF984; font-weight: bold; color: #000; padding: 0 1px;">Fabrizio</span> <span class="search-everything-highlight" style="background-color: #FFF984; font-weight: bold; color: #000; padding: 0 1px;">Desideri</span> e Paolo Francesco Pieri</p>
<p><em>Argomenti</em> La pandemia ha il volto di Amleto / L’<em>auctoritas</em> dai mille volti. L’assenza di volto dell’autorità contemporanea / La narrazione del padre. Considerazioni su Alexandre Kojève, l’autorità, la tradizione / Una tutt’altra sovranità. Rileggendo “La Sovranità” di Georges Bataille / Il volto e l’identità. A partire da Canetti e Deleuze / Tornare indietro e andare avanti / Disordine, irritazione, cura. La pandemia in psicoterapia / Autorità. Per una storia del legame <em>auctoritas-exousìa</em></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Il mito dell&#8217;empatia. Prospettive critiche</title>
		<link>https://morettievitali.it/?libri=il-mito-dellempatia-prospettive-critiche</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[morettievitali]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 19 May 2020 14:54:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Atque]]></category>
		<category><![CDATA[il Tridente Campus]]></category>
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					<description><![CDATA[I contributi raccolti da questo fascicolo di “Atque” provengono da un vasto panorama di conoscenze: dall’estetica alla filosofia, dalla storia delle scienze cognitive alla letteratura, dallariflessione fenomenologica alla psicoterapia analitica junghiana e sono impegnati nella riflessione critica attorno al concetto &#8230; <a href="https://morettievitali.it/?libri=il-mito-dellempatia-prospettive-critiche">Continue Reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>I contributi raccolti da questo fascicolo di “Atque” provengono da un vasto panorama di conoscenze: dall’estetica alla filosofia, dalla storia delle scienze cognitive alla letteratura, dallariflessione fenomenologica alla psicoterapia analitica junghiana e sono impegnati nella riflessione critica attorno al concetto di “empatia”.<br />
Dal senso greco di empatheia come esperienza psicoestetica sotto il segno della passività e quindi tendenzialmente psicopatologica (Plutarco, Plotino, Galeno, Aristotele) si è passati alla moderna Einfühlung come attegiamento intenzionale estetico-psichico che dispone tout-court alla comprensione dell’altro per via intraemozionale sino ad assurgere, nella vulgata, a modello di rapporto umano. Questo passaggio di senso sviluppa una serie di domande approfondite dagli autori, tra le quali: in che misura è possibile una relazione empatica come immedesimazione nel sentire dell’altro? Non vi è forse in tale assunzione un mito da ripensare?</p>
<p>Testi di <span class="search-everything-highlight" style="background-color: #FFF984; font-weight: bold; color: #000; padding: 0 1px;">Fabrizio</span> <span class="search-everything-highlight" style="background-color: #FFF984; font-weight: bold; color: #000; padding: 0 1px;">Desideri</span>, Massimiliano De Villa, Mauro La Forgia, Andrea Lanza, Massimo Marraffa, Felice Masi, Massimo Palma, Luca Pinzolo, Amedeo Ruberto, Silvano Tagliagambe, Antonino Trizzino.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Volontà</title>
		<link>https://morettievitali.it/?libri=volonta</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[morettievitali]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 23 Oct 2017 13:20:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Atque]]></category>
		<category><![CDATA[il Tridente Campus]]></category>
		<category><![CDATA[Riviste]]></category>
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					<description><![CDATA[ATQUE &#8211; materiali tra filosofia e psicoterapia Rivista semestrale Nuova serie, n. 21 – anno 2017 Tra i concetti classici del pensiero filosofico e psicologico quello di &#8220;volontà&#8221; appare oggi uno dei concetti più interrogati e messi in questione nei &#8230; <a href="https://morettievitali.it/?libri=volonta">Continue Reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p dir="LTR" align="LEFT">ATQUE &#8211; materiali tra filosofia e psicoterapia</p>
<p dir="LTR" align="LEFT">Rivista semestrale</p>
<p>Nuova serie, n. 21 – anno 2017</p>
<p dir="LTR" align="JUSTIFY">Tra i concetti classici del pensiero filosofico e psicologico quello di &#8220;volontà&#8221; appare oggi uno dei concetti più interrogati e messi in questione nei suoi assetti tradizionali, a partire dallo stress e alla revisione cui tali assetti sono sottoposti da parte delle nuove scienze della mente e del cervello. Anzitutto, a essere posta in questione è proprio l’autonomia della volontà, il suo essere &#8220;causa sui&#8221; a differenza di ogni altro fenomeno naturale. Questo, sia nella concezione razionale (l’autonomia della volontà come effetto della ragione) sia nella versione per così dire decisionista e volontarista (l’autonomia della volontà come quanto riesce a sbloccare i dilemmi del puro pensare). Secondariamente, si osserva come la volontà tragga motivo e addirittura sorga da complessi e stati emozionali, talvolta in conflitto al loro interno. Come se l’autonomia della volontà non fosse altro che l’affermarsi di uno stato emozionale su altri. Un terzo aspetto di problematizzazione della volontà è quello relativo ai suoi correlati neurali e ai circuiti cerebrali che coinvolge. Qui uno dei temi più scottanti diviene quello del rapporto tra volontà e coscienza, nel presupposto che quest’ultima (come hanno mostrato i fondamentali studi di Libet) giunge sempre dopo che una decisione è stata presa. A questo punto diviene quanto mai attuale, per quanto difficile da tracciare, la distinzione tra il volontario e l’involontario: quanto siamo signori e responsabili delle nostre azioni e quanto, invece, queste sono conseguenza (mediata talvolta in maniera sofisticata) da processi ed eredità culturali, sollecitazioni ambientali e scelte &#8220;storiche&#8221; precedenti, non solo di tipo individuale. In pratica, a venir messa in questione è la stessa nozione di soggetto autonomo e responsabile, soprattutto perché si ritengono impraticabili le soluzioni dualiste e intrinsecamente aporetiche quelle riduzionistiche (…). Siamo così esposti a un duplice dilemma. Da un lato, la volontà pare traballare nella sua autocostituente autonomia fino a dissolversi in qualcosa di storicamente divenuto ovvero nella ricostruzione di un processo che si è alimentato di una pluralità di fattori sia endogeni (emozioni, impulsi, frustrazioni, <span class="search-everything-highlight" style="background-color: #FFF984; font-weight: bold; color: #000; padding: 0 1px;">desideri</span>) sia esogeni (contesti, culture, determinazioni di ordine genetico e, più in generale, biologico). Dall’altro, il nesso concettualmente fondante tra volontà e intenzione consapevole pare dissolversi nel gioco pragmatico delle attribuzioni e linguistiche e delle negoziazioni sociali. È a partire da questo quadro problematico e da tali sollecitazioni, che il presente numero di Atque raccoglie contributi che intervengono sia sulla genealogia filosofica del concetto classico di volontà (…) sia sulla complessa soglia rappresentata dal modo con cui la questione della volontà è ripresa e revisionata in vari ambiti: dalla filosofia alle neuroscienze, dalle scienze cognitive alla filosofia della mente e ai saperi psicoanalitici.</p>
<p dir="LTR" align="RIGHT"><span class="search-everything-highlight" style="background-color: #FFF984; font-weight: bold; color: #000; padding: 0 1px;">Fabrizio</span> <span class="search-everything-highlight" style="background-color: #FFF984; font-weight: bold; color: #000; padding: 0 1px;">Desideri</span> e Paolo Francesco Pieri</p>
<p dir="LTR" align="JUSTIFY">Partire dall’immagine classica e insieme attuale del medico-filosofo, «atque<span lang="AR-YE">»</span><span lang="IT"> intende stimolare e raccogliere ricerche e studi in quello spazio intermedio che la psicoterapia e la pratica filosofica vengono a determinare e contemporanea­mente lasciano da pensare.</span></p>
<p dir="LTR" align="JUSTIFY">I potenziali lettori di «atque<span lang="AR-YE">»</span><span lang="IT"> sono in questo senso gli psicoterapeuti di vario orientamento (freudiano, junghiano, adleriano, cognitivista – e non solo) e insieme a loro i filosofi, e quindi tutti coloro che intendano assumere criticamente i propri saperi formalizzati e la tradizione di ricerca cui finirebbero quasi involontariamente con l’appartenere.</span></p>
<p>In particolare, i membri delle numerose e più recenti scuole di psicologia e di psicoterapia oltre che alle scuole di maggiore tradizione in Italia, sono quei lettori con cui <span lang="AR-YE">«</span><span lang="IT">atque</span><span lang="AR-YE">»</span><span lang="IT"> – da oltre venticinque anni – tende a rivolgersi ponendosi nel contempo in discussione.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><i>Contributi di</i> Rossella Bonito Oliva, Giuliano Campioni, Mario De Caro, Roberta Lanfredini, Milena Mancini, Luca Pinzolo, Amedeo Ruberto, Carlo Sini, Giovanni Stanghellini, Filippo Tempia</p>
<p><i>Argomenti</i> Il soggetto del volere / Rappresentazioni e narrazioni dell’azione: l’altrimenti e la decisione. Per una fenomenologia del contingente / Neuroscienze della volontà e della decisione / Volontà, libero arbitrio ed epifenomenismo / Intenzionalità fungente: involontarietà e impersonalità in fenomenologia / Friedrich Nietzsche: critica e affermazione della &#8220;volontà&#8221; / Io, coscienza e volontà. La necessità del possibile / La dialettica della volontà e dell’involontario / L’evento della volontà in una prospettiva comparativa. L’azione e l’agente nella <i>Bhagavadgītā</i></p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Il suono della voce</title>
		<link>https://morettievitali.it/?libri=il-suono-delle-parole</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[morettievitali]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 21 Jun 2017 07:37:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Atque]]></category>
		<category><![CDATA[il Tridente Campus]]></category>
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					<description><![CDATA[Nell’intersezione tra filosofia e psicoterapia, tra estetica e psicologia, questo fascicolo di «atque» intende focalizzare l’attenzione sulla voce. E riflettendo su questa fondamentale esperienza umana, si sofferma sul fenomeno del suono delle parole declinandole nella loro fisicità e materialità elementari. &#8230; <a href="https://morettievitali.it/?libri=il-suono-delle-parole">Continue Reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Nell’intersezione tra filosofia e psicoterapia, tra estetica e psicologia, questo fascicolo di «atque» intende focalizzare l’attenzione sulla voce. E riflettendo su questa fondamentale esperienza umana, si sofferma sul fenomeno del suono delle parole declinandole nella loro fisicità e materialità elementari.</p>
<p>Lasciando sullo sfondo la sfera verbale, il fascicolo mira a porre in primo piano il comunicarsi plurale delle voci, la vocalità dei parlanti, la pura sonorità che apre concretamente qualcuno a qualcun’altro. Non più nascosta dalla parola, la voce viene in tal modo a mostrare il suo volto fonico, comparendo come un oggetto sonoro che apre alla percezione di un interno e un esterno e all’instaurarsi di plurali relazioni.</p>
<p>Specificamente, una tale indagine prende a oggetto la voce articolandola sul piano ontologico e su quello qualitativo. Della voce vuole infatti indagare la sua singolarità ma – assumendo criticamente le versioni fonocentriche – vuole riflettere sulla sua unicità e insieme, sulle varie relazioni che via via intrattiene. E della voce vuole altresì indagare come essa si dia: riflettere su come la percezione dell’elemento puramente materiale della voce – le valenze sonore della parola, il suo timbro e la sua grana – entrino direttamente in contatto con il corpo, suscitandone per così dire un godimento.</p>
<p>Rispetto a che cosa sia, potremmo invece dire, da un lato, che la voce è suono prima che parola, e da un altro, che le parole, proprio nel loro insistere nell’universo acusticamente significativo, hanno una intrinseca connessione con la comunicazione vocale. In questa prospettiva è dunque importante leggere la voce orientandosi sulla costituzione materiale dell’oggetto sonoro, prima ancora che sulle sue significazioni. In altri termini, c’è sicuramente un livello di comprensione della voce come veicolo di significati e come sorgente di un’ammirazione estetica, ma prima ancora c’è da pensare un livello di esistenza della voce come oggetto incarnato che in quanto tale è una leva che svolge una azione causativa su vari piani, per esempio nella costituzione del soggetto.</p>
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<p><em><span class="search-everything-highlight" style="background-color: #FFF984; font-weight: bold; color: #000; padding: 0 1px;">Fabrizio</span> <span class="search-everything-highlight" style="background-color: #FFF984; font-weight: bold; color: #000; padding: 0 1px;">Desideri</span> e Paolo Francesco Pieri</em></p>
<p>A partire dall’immagine classica e insieme attuale del medico-filosofo, «at<em>que</em>» intende stimolare e raccogliere ricerche e studi in quello spazio intermedio che la psicoterapia e la pratica filosofica vengono a determinare e contemporaneamente lasciano da pensare.</p>
<p>I potenziali lettori di «at<em>que</em>» sono in questo senso gli psicoterapeuti di vario orientamento (freudiano, junghiano, adleriano, cognitivista – e non solo) e insieme a loro i filosofi, e quindi tutti coloro che intendano assumere criticamente i propri saperi formalizzati e la tradizione di ricerca cui finirebbero quasi involontariamente con l’appartenere.</p>
<p>In particolare, i membri delle numerose e più recenti scuole di psicologia e di psicoterapia oltre che alle scuole di maggiore tradizione in Italia, sono quei lettori con cui «at<em>que</em>» – da oltre venticinque anni – tende a rivolgersi ponendosi nel contempo in discussione.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Contributi di</em> <span class="search-everything-highlight" style="background-color: #FFF984; font-weight: bold; color: #000; padding: 0 1px;">Fabrizio</span> <span class="search-everything-highlight" style="background-color: #FFF984; font-weight: bold; color: #000; padding: 0 1px;">Desideri</span>, Ellen Dissanayake, Silvano Facioni, Mauro La Forgia, Maria Ilena Marozza, Giorgio Patrizi, Luca Pinzolo, Mariagrazia Portera, Carlo Serra, Silvano Tagliagambe, Antonino Trizzino, Francesco Vitale</p>
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<p><em>Argomenti</em> A due voci. Quasi un dialogo per nastro magnetico, <em>Glasharmonika</em> e rumore di fondo / Tra mutoli e scilinguati: una rapsodia / Dalla grana della voce alla grana della scrittura. Alcune riflessioni sulla parola detta e scritta / <em>Flatus Vocis</em>. Voce e scrittura tra Jacques Derrida e Giorgio Agamben / La voce tra sonorità e respirazione in Emmanuel Lévinas. Abbozzo di una metafisica dell’atmosfera / Incunaboli estetici / Quando un corpo incontra il linguaggio. Modulazioni vocali nella <em>talking cure</em> / Gesti vocali. Conflitti tra mimesi e senso / La voce delle parole / Il coraggio (e il bisogno) di regredire. Dalla semantica alla fonetica, dal significato al puro e semplice suono delle parole / Robert Walser. L’invenzione del silenzio</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Logiche del risentimento</title>
		<link>https://morettievitali.it/?libri=logiche-del-risentimento</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[morettievitali]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 07 Mar 2017 11:25:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Atque]]></category>
		<category><![CDATA[il Tridente Campus]]></category>
		<category><![CDATA[Riviste]]></category>
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					<description><![CDATA[Contributi di Giuliano Campioni, Vanessa De Luca, Yamina Oudai Celso, Ubaldo Fadini, Luis Kanciper, Alfonso M. Iacono, Alessandro Pagnini, Giulio Preti, Silvano Tagliagambe, Stefano Tomelleri Argomenti Ressentiment: il pericolo da superare per Nietzsche-Zarathustra / Raskol, logica del diavolo: il risentimento in Dostoevskij &#8230; <a href="https://morettievitali.it/?libri=logiche-del-risentimento">Continue Reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Contributi di Giuliano Campioni, Vanessa De Luca, Yamina Oudai Celso, Ubaldo Fadini, Luis Kanciper, Alfonso M. Iacono, Alessandro Pagnini, Giulio Preti, Silvano Tagliagambe, Stefano Tomelleri</p>
<p>Argomenti Ressentiment: il pericolo da superare per Nietzsche-Zarathustra / Raskol, logica del diavolo: il risentimento in Dostoevskij / Nietzsche “primo psicologo” e genealogista del ressentiment / Il risentimento e il <span class="search-everything-highlight" style="background-color: #FFF984; font-weight: bold; color: #000; padding: 0 1px;">desiderio</span> mimetico. A partire da René Girard / Risentimento, rimorso e viscosità della libido / Risentimento e vergogna: le basi morali della responsabilità / Ri/sentimenti di rete. Osservazioni / Sodoma: risentimento e democrazia</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Con questo fascicolo di «at<em>que</em>» intendiamo riflettere su quella più o meno segreta per­turbazione emotiva, molto umana, che è il ri­sentimento. Se lo assimiliamo a un’onda, <em>tanto</em> consideriamo pericoloso provare a cavalcare una qualsivoglia onda del risentimento che ci abbia pure involontariamente attraversato, <em>quanto</em> consideriamo necessario provare a comprendere cosa sia, come si sia generata, come possa propagarsi dentro e fuori di noi, come possiamo governarla, e come magari possa dissolversi.</p>
<p>L’intento è quello di perimetrare questa complessa affezione: seguendo le declinazioni delle sue espressioni, ricostruendone gli itinerari e conoscendone le diverse geometrie sarà possibile evidenziarne le varie logiche. E nello svolgere questo compito, seguiremo – come al solito – le differenti prospettive che sono venute a darsi su questo tema nei vari ambiti di ricerca in epoca moderna e non solo. Si pensi soprattutto a studi e ricerche sul risentimento che vanno dalla filosofia all’antropologia politica, dalla filologia alla psicologia (ma anche alla psicologia morale), dalla letteratura alla fenomenologia, dalla sociologia alla psicoanalisi. E quindi alle riletture di vari pensatori che vanno da Nietzsche (nel suo duro confronto con Eugen Dühring) a Hegel, da Montaigne a Girard, da Dostoevskij (che passa attraverso un confronto critico con Sečenov) a Scheler, da Rousseau a Freud (e non solo) sino – su piani diversi – ad Améry, Peter Strawson e Bernard Williams.</p>
<p>Se il tema è il <em>risentimento</em> e in particolare le sue <em>logiche</em>, possiamo così enumerare gli sviluppi che maggiormente si sono evidenziati: come uno dei modi che si dà nelle relazioni umane e quindi come ciò che ci situa emozionalmente nei confronti dell’altro; come qualcosa attraverso cui il corpo emerge in quanto luogo di passaggio, per cui l’interno è sempre liminare, e l’io è non tanto uno stato quanto una transizione e uno scambio con gli altri; come un pensiero lancinante generato da un passato vissuto in modo irriscattabile che in quanto tale corrode e intossica; come terreno della violenza e del conflitto (intraindividuale, interindividuale e politico); come l’effetto di uno “scacco del <span class="search-everything-highlight" style="background-color: #FFF984; font-weight: bold; color: #000; padding: 0 1px;">desiderio</span>”; come fenomeno che ha a che fare non già con un sentimento individuale, bensì con “una modalità del con-essere”; come fenomeno della memoria che contagiando e infettando la stessa memoria attende l’oblio come cura.</p>
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<p><em><span class="search-everything-highlight" style="background-color: #FFF984; font-weight: bold; color: #000; padding: 0 1px;">Fabrizio</span> <span class="search-everything-highlight" style="background-color: #FFF984; font-weight: bold; color: #000; padding: 0 1px;">Desideri</span> e Paolo Francesco Pieri</em></p>
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		<title>Opacità</title>
		<link>https://morettievitali.it/?libri=opacita</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[morettievitali]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 15 Jun 2016 14:21:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Atque]]></category>
		<category><![CDATA[il Tridente Campus]]></category>
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					<description><![CDATA[Settembre 2016 &#160; Questo fascicolo di «atque» riflette sull’intrinseca, originaria e fondamentalmente positiva, opacità del reale. Ovvero sul carattere di opacità e insieme di concretezza delle cose, delle persone, degli eventi a cui, d’altronde, varie pratiche di studio e riflessione &#8230; <a href="https://morettievitali.it/?libri=opacita">Continue Reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Settembre 2016</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;">Questo fascicolo di «at<em>que</em>» riflette sull’intrinseca, originaria e fondamentalmente positiva, opacità del reale. Ovvero sul carattere di opacità e insieme di concretezza delle cose, delle persone, degli eventi a cui, d’altronde, varie pratiche di studio e riflessione sembrano ormai rinviare: dalla percezione all’attenzione, dal darsi del dentro e del fuori, alla relazione tra mente e corpo e tra soggetto e oggetto. Opacità degli oggetti fisici e della materia delle cose: materialità, attrito, resistenza, persistenza, “quel che resta”, “il soggetto sottostante” non fanno altro che comporre un corollario della opacità delle cose – così come esse appaiono nel nostro campo visivo. D’altronde, nella visibilità – nel gesto della visione che accompagna il nostro situarci nel mondo – le cose, le persone, le situazioni si dispiegano nella nostra vita proprio per il loro carattere opaco e insieme concreto. In forma di domanda: a) riusciamo, e come, ad abitare le cose che ci sono (che si danno ai nostri occhi) ma che, come tali, si mostrano nei loro caratteri di opacità positiva e concretezza piena? b) come possono procedere i nostri discorsi senza mettere in scena una eterna vittoria della mediazione linguistica e, più in generale, simbolica sulla opacità delle cose, per cui – ogni volta rinviandovi – riescano a non dire di più di quel che nel loro dire tacciono? c) si può infine affermare che proprio resistendo nella loro opacità, le cose sono ciò che danno luogo al patico, per cui – esplodendo a livello esperienziale – eccedono la nostra intelligenza sia rivelandone criticamente i suoi tratti essenziali, sia tendendo a oltrepassarla, e quindi ad aprirla a una <em>haecceitas</em>? Se il tema del fascicolo è “L’opacità” e in particolare “L’opacità dell’oggettuale”, più ordinatamente i vari svolgimenti che raccoglie, possono essere sommariamente etichettati così: la resistenza delle cose; non solo soggetti; la dimensione opaca (e resistente) dell’essere un corpo (vivente); la logica dell’Es (intra-, inter-, ed esopsichico); il momento opaco della paticità.</p>
<p style="text-align: right;"><em><span class="search-everything-highlight" style="background-color: #FFF984; font-weight: bold; color: #000; padding: 0 1px;">Fabrizio</span> <span class="search-everything-highlight" style="background-color: #FFF984; font-weight: bold; color: #000; padding: 0 1px;">Desideri</span> e Paolo Francesco Pieri</em></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Il lavoro delle emozioni</title>
		<link>https://morettievitali.it/?libri=il-lavoro-delle-emozioni</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[morettievitali]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 01 Mar 2016 18:28:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Atque]]></category>
		<category><![CDATA[il Tridente Campus]]></category>
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					<description><![CDATA[Possiamo intendere le emozioni come processi psichici relativi sia a cambiamenti corporei sia a stati non ancora pienamente circoscritti nella dimensione spazio-temporale. A ogni modo le emozioni sono ciò che, in un certo senso, predispone la nostra esistenza nel mondo, &#8230; <a href="https://morettievitali.it/?libri=il-lavoro-delle-emozioni">Continue Reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Possiamo intendere le emozioni come processi psichici relativi sia a cambiamenti corporei sia a stati non ancora pienamente circoscritti nella dimensione spazio-temporale. A ogni modo le emozioni sono ciò che, in un certo senso, predispone la nostra esistenza nel mondo, accompagnando, quasi musicalmente, il nostro esistere nel tempo e colorando, quasi pittoricamente, ogni nostro esperire.</p>
<p>Il lavoro emotivo, d’altro canto, sembra giocare un ruolo quasi-strutturale nella nostra vita e, come tale, non possiamo non coglierlo in azione anche nell’emergere di un’attitudine psicoterapeutica e nel suo ricorrente, conseguente e distribuito esercizio. Insomma, come nella vita quotidiana così nelle varie esperienze di cura attraverso le parole, per quanto decantato, filtrato e modulato, il tono emozionale entra variamente in gioco – continuamente opponendosi, perturbando od omeostaticamente compensando le nostre preferenze e tendenze “naturali”, ma anche le nostre convenzioni, le nostre routine cognitive, i nostri schemi culturali e perfino dottrinarî.</p>
<p>La questione delle emozioni, pertanto, può essere considerata a partire dalla complessità della loro natura e, insieme, delle loro funzioni e dei loro caratteri.</p>
<p>Questo fascicolo di «atque» è in qualche modo giunto, da un lato, a una sempre maggiore chiarificazione dei concetti e modelli in uso nell’ambito emozionale, e dall’altro, a una descrizione dell’ordinaria fenomenologia delle emozioni, che possa coglierle nella loro originaria complessità.</p>
<p>Magari provando a costruire una bozza per una psicoterapia a carattere cognitivo e, <em>insieme</em>, emotivo, capace di ripensare adeguatamente i vari livelli di espressività emozionale nel rapporto che intercorre, da un lato, tra quota corporea e vita della mente, e dall’altro, tra la nostra soggettività e il mondo esterno.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Contributi di </em>Franco Bellotti, Paola Cavalieri, Giuseppe Civitarese, Gianluca Consoli, Pietro Conte, Stefano Fissi, Rossella Guerini, Giuseppe O. Longo, Massimo Marraffa, Luigi Solano, Silvano Tagliagambe, Antonino Trizzino</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Prima e terza persona</title>
		<link>https://morettievitali.it/?libri=prima-e-terza-persona</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[morettievitali]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 24 Sep 2013 14:46:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Atque]]></category>
		<category><![CDATA[il Tridente Campus]]></category>
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					<description><![CDATA[ATQUE materiali tra filosofia e psicoterapia &#160; Rivista semestrale Nuova serie n. 13 – anno 2013 &#160; &#160; &#160; Contributi di: Giampiero Arciero,  Arnaldo Ballerini, Fabrizio Desideri, Michele Di Francesco, Rossella Fabbrichesi, Carlo Gabbani, Roberta Lanfredini, Mauro Mandrioli, Patrizia Pedrini, &#8230; <a href="https://morettievitali.it/?libri=prima-e-terza-persona">Continue Reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h1><span style="text-decoration: underline;">ATQUE</span></h1>
<p><span style="text-decoration: underline;">materiali tra filosofia e psicoterapia</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Rivista semestrale</p>
<p>Nuova serie n. 13 – anno 2013</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Contributi di:</strong></p>
<p><strong>Giampiero Arciero,  Arnaldo Ballerini, <span class="search-everything-highlight" style="background-color: #FFF984; font-weight: bold; color: #000; padding: 0 1px;">Fabrizio</span> <span class="search-everything-highlight" style="background-color: #FFF984; font-weight: bold; color: #000; padding: 0 1px;">Desideri</span>, Michele Di Francesco,</strong></p>
<p><strong>Rossella Fabbrichesi, Carlo Gabbani, Roberta Lanfredini, Mauro Mandrioli,</strong></p>
<p><strong>Patrizia Pedrini, Pietro Perconti, Mariagrazia Portera, Alfredo Tomasetta</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Con un saggio di Gertrude Elizabeth Margaret Anscombe</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>«Danilo Cargnello, in un saggio dedicato alla “Ambiguità della Psichiatria”, riproponeva a tutti gli psichiatri che tentassero di essere consapevoli del fondamento epistemico del loro pensare e del loro fare, la realtà della posizione dilemmatica della psichiatria, che, come scriveva, “costringe chi la esercita a oscillare tra un aver-qualcosa-di-fronte e un essere-con-qualcuno”. Confrontati con l’apparente aporia di queste due posizioni, verrebbe voglia di rispondere: né l’una, né l’altra, bensì tutte e due – anche se occorre ribadire, con Cargnello, di mai “sorpassare il limite di quella distanza critica per cui un uomo non risulta più tale, ma solo qualcosa”. L’esercizio della psicopatologia si fonda anche su questo: su una fluida modulazione della distanza intersoggettiva, di continuo oscillando fra l’immedesimazione nei vissuti dell’altro e la distaccata riflessione sulla densità dei significati che essi veicolano. E soltanto posizioni di un estremismo radicale – o costante immedesimazione o costante oggettivazione – conducono a psichiatrie opposte e forse impossibili. Del resto Jaspers sottolineava la inadeguatezza di una osservazione senza partecipazione, in un ambito, come appunto quello psicopatologico, nel quale l’unico strumento che il ricercatore ha è se stesso (…). Ma se “per stare ai fatti stessi” (che è il precetto husserliano), la fenomenologia in psichiatria si sforza di illuminare i fenomeni in quanto fenomeni e non in quanto teorizzati o reificati, ciò significa di per sé l’aver realizzato una psicopatologia “della prima persona”? Mi sembra che il problema sia meglio posto in termini di percorso e di tendenza che non definitivamente risolto. Quando Jaspers scrive: “L’oggetto della psicopatologia è l’accadere psichico reale e cosciente. Noi vogliamo sapere che cosa provano gli esseri umani nelle loro esperienze e come le vivono”; in questo modo egli definisce il manifesto di qualsivoglia psicopatologia. Ma di una psicopatologia che tenderà a cogliere e incontrare radicalmente la soggettività dell’altro alla “prima persona”. Mi sembra che questo progetto sia ineludibile in ogni indagine psicopatologica e in ogni progetto psicoterapico, anche se resta una meta ideale – visto che ogni vissuto altrui è modificato anche per il solo fatto di essere mediatizzato dal linguaggio. Se, con Wittgenstein, “I limiti del mio linguaggio significano i limiti del mio mondo”, come potremo afferrare nella comunicazione una modificazione di essenza che si ponga verosimilmente prima del linguaggio? È, direi, come voler appendere un quadro a un chiodo – dipinto nel quadro stesso» (Arnaldo Ballerini).</p>
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