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	<title>Risultati della ricerca per &#8220;Bruna Dell&#039;Agnese&#8221; &#8211; Moretti &amp; Vitali</title>
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	<description>Cras iterabimus aequor</description>
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	<title>Risultati della ricerca per &#8220;Bruna Dell&#039;Agnese&#8221; &#8211; Moretti &amp; Vitali</title>
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		<title>Il teatro dell&#8217;assenza</title>
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		<dc:creator><![CDATA[stefania.barcella]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 07 Feb 2012 10:48:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[I volti di Hermes]]></category>
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					<description><![CDATA[Dopo sei ispirati libri di poesia, l&#8217;ultimo dei quali, Gli improbabili confini (Moretti &#38; Vitali 2004), ha vinto nel 2005 il premio internazio­nale «Attilio Bertolucci», Bruna Dell’Agnese raccoglie le prose che è andata scrivendo per tanti anni sugli stessi temi &#8230; <a href="https://morettievitali.it/?libri=il-teatro-dellassenza">Continue Reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Dopo sei ispirati libri di poesia, l&#8217;ultimo dei quali, <em>Gli improbabili confini </em>(Moretti &amp; Vitali 2004), ha vinto nel 2005 il premio internazio­nale «Attilio Bertolucci», <span class="search-everything-highlight" style="background-color: #FFF984; font-weight: bold; color: #000; padding: 0 1px;">Bruna</span> Dell’Agnese raccoglie le prose che è andata scrivendo per tanti anni sugli stessi temi dei suoi versi: la malinconia del tempo che passa, l&#8217;acqua delle stagioni, le case che abitiamo, i giardini in cui contempliamo la fioritura del mondo, la lim­pida geografia dei cicli, la dolce smemoratezza dell&#8217;amore, le profondità gemmate dell&#8217;arte, le ferite dell&#8217;anima.</p>
<p><span id="more-986"></span>Diviso in due sezioni complementari, <em>(Immagini e Luoghi], </em>questo libro è il frutto di letture appassionate, quasi mimetiche, volte a rin­tracciare, tra le pagine di un saggio, di una poesia o di un romanzo, il senso di un desti­no, di una vocazione ineludibile. Ai ritratti della prima parte, dedicati ad alcune delle figure più rappresentative della cultura e della poesia otto-novecentesca (da Emily Dickinson a Marguerite Yourcenar, da Simone Weil a Walter Benjamin, da Rimbaud a Margaret Mead, da Camille Claudel a Sylvia Plath, da Karen Blixen a Hannah Arendt) segue una sezione di luoghi &#8211; più ideali che reali, perché essenzialmente poetici &#8211; che spiccano ormai assoluti nella nostra memoria di lettori (il man­zoniano giardino di Brusuglio; il lago Maggiore di Ruskin; la torre medievale di Muzot, dove Rilke volle finire i suoi giorni; la Tellaro di Attilio Bertolucci; i &#8220;tetti&#8221; di Lalla Romano). «Per costruire un mondo, occorre spesso allon­tanare il mondo», scrive <span class="search-everything-highlight" style="background-color: #FFF984; font-weight: bold; color: #000; padding: 0 1px;">Bruna</span> Dell&#8217;Agnese: esiliandosi dal luogo comune, la parola della poesia potenzia la propria verità, testimonia la propria intransitiva tensione all&#8217;invisibile, lega in armonia gli sparsi frammenti dell&#8217;esistenza, rivelando &#8211; a chi scrive come a chi legge &#8211; il silenzioso paese dell&#8217;anima.</p>
<p align="right">Giancarlo Pontiggia</p>
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		<title>Sul confine del tempo</title>
		<link>https://morettievitali.it/?libri=sul-confine-del-tempo</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[stefania.barcella]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 07 Feb 2012 10:37:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fabula]]></category>
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					<description><![CDATA[Si trova qui raccolta in forma antologica &#8211; ma un&#8217;an­tologia quanto mai ampia ed esauriente &#8211; l&#8217;opera poetica di Bruna Dell&#8217;Agnese, dal felice esordio di Stanza occidentale (che Attilio Bertolucci volle ac­costare alle pagine supreme di Emily Dickinson e di &#8230; <a href="https://morettievitali.it/?libri=sul-confine-del-tempo">Continue Reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Si trova qui raccolta in forma antologica &#8211; ma un&#8217;an­tologia quanto mai ampia ed esauriente &#8211; l&#8217;opera poetica di <span class="search-everything-highlight" style="background-color: #FFF984; font-weight: bold; color: #000; padding: 0 1px;">Bruna</span> Dell&#8217;Agnese, dal felice esordio di Stanza occidentale (che Attilio Bertolucci volle ac­costare alle pagine supreme di Emily Dickinson e di Virginia Woolf) all&#8217;ultima raccolta edita, Gli impro­babili confini, che ricevette nel 2005 l&#8217;ambito rico­noscimento del premio internazionale di poesia dedicato proprio al grande poeta parmigiano. <span id="more-976"></span>Sei libri, dai titoli eloquenti, che indicano già di per sé i luoghi e i temi e i tempi privilegiati di questa poesia quieta e appartata, nutrita di natura e di anima, at­tenta agli indizi minimi dell&#8217;esistenza, al frusciare di una foglia, al declinare di una stagione, ma anche ci­vilmente intesa a denunciare l&#8217;aridità dell&#8217;uomo con­temporaneo, la sua sordità ai segni gloriosi e splendenti del mondo: Stanza occidentale (1985), Vuoto in giardino (1992), Bassa marea (1996), Cor­rendo l&#8217;anno (1999), Nel fruscio del quotidiano (2001), Gli improbabili confini (2004). Ai quali si è voluta aggiungere una ricca appendice di poesie inedite, quasi un cartone &#8211; già ben delineato &#8211; della set­tima raccolta poetica. I lettori troveranno, nella sezione conclusiva del libro, alcune delle note critiche più rilevanti che hanno accompagnato, nel corso degli anni, il lavoro poetico di <span class="search-everything-highlight" style="background-color: #FFF984; font-weight: bold; color: #000; padding: 0 1px;">Bruna</span> Dell&#8217;Agnese. Un lavoro che si è an­dato configurando per scarti minimi, nel segno di una fedeltà alla propria petite musique interiore, ma anche nell&#8217;obbedienza a un compito maturato len­tamente, e sentito come il compito, proprio e inelu­dibile, della poesia: custodire i semi della vita, celebrarne la sua onda più misteriosa e struggente, il suo frondoso intrico di luce e di ombra, di slancio e di sospesa quiete. «La gioia abitava con me dentro / il giardino. Lui solo, seduto lì vicino / non lo sapeva. / Lo interro­gavo / ripetutamente: dimmelo, se lo sai, / dimmelo che cos&#8217;è la gioia», avevamo letto poco fa, nel libro d&#8217;esordio di <span class="search-everything-highlight" style="background-color: #FFF984; font-weight: bold; color: #000; padding: 0 1px;">Bruna</span> Dell&#8217;Agnese. E ora, nella poesia che conclude questo volume, quasi un autoritratto di poeta: «La mia stanza è immersa nel silenzio; / e intorno a me è tutto ciò che amo / in un tempo che non ha mai fine».</p>
<p align="right"><em>Giancarlo Pontiggia</em></p>
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		<title>Gli improbabili confini</title>
		<link>https://morettievitali.it/?libri=gli-improbabili-confini</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[stefania.barcella]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 07 Feb 2012 10:13:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fabula]]></category>
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					<description><![CDATA[Come sembrano suggerirci i bellissimi versi su cui questa nuova raccolta si chiude, tutta la poesia di Bruna Dell&#8217;Agnese &#8211; fin dal memorabile esordio, tenuto a battesimo da Attilio Bertolucci, di Stanza occidentale (1985) &#8211; poggia le proprie fondamenta sull&#8217;acqua. &#8230; <a href="https://morettievitali.it/?libri=gli-improbabili-confini">Continue Reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Come sembrano suggerirci i bellissimi versi su cui questa nuova raccolta si chiude, tutta la poesia di <span class="search-everything-highlight" style="background-color: #FFF984; font-weight: bold; color: #000; padding: 0 1px;">Bruna</span> Dell&#8217;Agnese &#8211; fin dal memorabile esordio, tenuto a battesimo da Attilio Bertolucci, di <em>Stanza occidentale </em>(1985) &#8211; poggia le proprie fondamenta sull&#8217;acqua. Non potrebbe esservi base più fragi­le: più vulnerabile e aperta a tutti i venti e alle tempeste del mondo. <span id="more-960"></span><span class="search-everything-highlight" style="background-color: #FFF984; font-weight: bold; color: #000; padding: 0 1px;">Bruna</span> Dell&#8217;Agnese sa che l&#8217;acqua non ha confini. Corre, percorre, trascorre; travolge e viene travolta: perdendo per strada, uno ad uno, tutti i labili appigli che pensava di aver afferrato per sempre &#8211; case, cose, volti, affetti, amori, paradisi; o anche quel sole «inutile», da cui avrebbe voluto trar­re calore fino alla fine dei tempi. Nulla è desti­nato a durare: l&#8217;estate declina in autunno, l&#8217;autunno in inverno: il giorno sfuma nella sera, la sera precipita in notte. Istante dopo istante, il mondo ci appare sempre più stra­niero: perché siamo stranieri anzitutto a noi stessi, e in nessun modo potremo mai sfiorare il corpo, o l&#8217;anima, di chi ci sta di fronte e in qualche modo ci sfida.</p>
<p>Ma la scommessa, paradossale e piena­mente vinta, di queste poesie e di questi poemetti sta nel dimostrare come l&#8217;acqua, su cui sono scritti i nostri nomi e le nostre parole, abbia in sé una forza, un&#8217;energia, una poten­za, che nessun ostacolo riuscirà ad arginare. Come avevano perfettamente compreso i saggi taoisti, l&#8217;acqua ci getta verso tutte le cose: lava e rinnova continuamente il nostro rapporto col mondo: nel proprio dilagare oltre ogni confine, rivela in realtà una misura indefettibile (la stessa, cronometrica, che scandisce la pronuncia trepida e asciutta dei versi); l&#8217;acqua sostanzia la nostra &#8220;effimera vita&#8221; &#8211; così, sulla superficie di quel che era il proprio specchio vuoto, possono tornare a disegnarsi le linee e i colori di un giardino, pronto «ad affacciarsi di là / dove hanno radici sole e luna».</p>
<p align="right"><em>Stefano Lecchini</em></p>
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