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Questo libro non segue una scansione strutturata, ma si lascia guidare dalle immagini, dai casi clinici, dalle storie e dai pensieri che affiorano lungo la strada: parte da aspetti più clinici e riflessivi per navigare tra miti e storie e concludere direttamente con un racconto.
Come già nel precedente volume E poiché io sono oscuro l’autore, analista junghiano, sceglie la figura del Grande Incantatore Merlino come guida e testimone di una sorta di flânerie, una passeggiata intorno al tema del senso, centrale nel pensiero di Carl Gustav Jung.
Non si tratta di un saggio di stampo accademico, quanto piuttosto di un tentativo di coniugare aspetti psicologici, filosofici, mitici e letterari per cercare di intravedere, o meglio di “sentire”, la possibilità dell’esistenza di un senso della vita. Che quel senso esista a priori o che esso invece debba essere costruito da ciascuno è meno importante del fatto di potersi percepire all’interno di una narrazione, la propria vita, dotata di significato.