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	<title>Risultati della ricerca per &#8220;Montorfani, Pietro&#8221; &#8211; Moretti &amp; Vitali</title>
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	<description>Cras iterabimus aequor</description>
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	<title>Risultati della ricerca per &#8220;Montorfani, Pietro&#8221; &#8211; Moretti &amp; Vitali</title>
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		<title>Nella pietra</title>
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		<dc:creator><![CDATA[morettievitali]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 07 Mar 2017 11:45:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fabula]]></category>
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					<description><![CDATA[Tutto, in questa nuova raccolta di Massimiliano Mandorlo, sembra fondato sul principio dell’omologia tra organismi diversi, tra il mondo dell’animato e dell’inanimato: miriadi di grattacieli «bucano / il costato aperto» di New York, che appare al poeta come «crocifissa / &#8230; <a href="https://morettievitali.it/?libri=nella-pietra">Continue Reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Tutto, in questa nuova raccolta di Massimiliano Mandorlo, sembra fondato sul principio dell’omologia tra organismi diversi, tra il mondo dell’animato e dell’inanimato: miriadi di grattacieli «bucano / il costato aperto» di New York, che appare al poeta come «crocifissa / nel nero bitume»; la stazione Centrale di Milano è come il «ventre oscuro» di un’immensa balena; «arterie grandiose» pulsano «nella dura scorza minerale». Ma il poeta non si ferma qui: le sue immagini sono figure, portano in sé la fede di un fuoco rigeneratore che brucia, di una luce prodigiosa che redime: sul «ventre d’acciaio» delle viscere della metropolitana si abbatte, all’improvviso, «il presente / con la sua forza azzurra / di fiume imprevedibile»; uno stesso abbraccio «dà forza» all’acqua, «muove» la pietra; i migranti colano a picco «piantando le braccia / la croce / nei bianchi abissi del mare». In questo libro tutto impregnato dei simboli della resurrezione, anche le rocce «sepolte in montagne di buio e gravità» sono destinate a riemergere in «pareti di luce». Con una lingua che ha in sé gli accenti visionari della tradizione mistica e scritturale, il poeta vede «la pietra liberata, / la terra esplodere / dalle sue crepe ferite / come un canto». Tra stasi e divenire, buio e luce (parola-chiave, insieme a «pietra», del libro, con la quale condivide il maggior numero di occorrenze), la città dell’uomo di agostiniana memoria pare sprofondare «nell’eterna / battaglia del presente», riemergendone solo nella comunione con i morti-dormienti, e nel nome di Colui che da sempre conosce «gli altipiani ventosi» del cuore. Perché anche il cuore è pietra, e come la pietra conosce «la doppia ricchezza / di gloria / di gloria / ed erosione». Nel segno di una poesia di forme essenziali e di apocalittica tensione, Massimiliano Mandorlo sa rielaborare nella sua lingua scheggiata e sofferente la grande lezione dell’ultimo Luzi: nel «viaggio / terrestre» evocato esplicitamente verso la conclusione del libro, è già compendiata una metafora di vita, e una idea di poesia come forza rigeneratrice e trasformatrice del cuore umano.</p>
<p style="text-align: right;">G.P.</p>
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		<title>Di là non ancora</title>
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		<dc:creator><![CDATA[stefania.barcella]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 07 Feb 2012 10:41:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fabula]]></category>
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					<description><![CDATA[Di là non ancora è una raccolta di sole quaranta poesie, distillate nell’arco di poco più di un decennio, che rivelano però tutta la complessità e la raffinatezza di questo giovane poeta, che sa unire alla limpidezza e alla leggibilità &#8230; <a href="https://morettievitali.it/?libri=di-la-non-ancora">Continue Reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Di là non ancora</em> è una raccolta di sole quaranta poesie, distillate nell’arco di poco più di un decennio, che rivelano però tutta la complessità e la raffinatezza di questo giovane poeta, che sa unire alla limpidezza e alla leggibilità del dettato un’aura sospesa e misteriosa che affascina il lettore fin dal primo verso.</p>
<p><span id="more-980"></span>Una chiave di lettura di queste poesie è già nel titolo di una delle sezioni del libro, <em>Quasi un Hopper</em>: come nei quadri del grande pittore americano, <span class="search-everything-highlight" style="background-color: #FFF984; font-weight: bold; color: #000; padding: 0 1px;">Montorfani</span> sa abbinare il realismo dello sguardo e delle prospettive a un’atmosfera onirica ed enigmatica, grazie alla quale gli oggetti umili della vita di ogni giorno ricevono una luce ulteriore, spesso arricchita dal fuoco calmo dell’ironia. Come in questo autoritratto: «Così facendo, seduto / tutto da un lato / del tavolo-bancone di cucina, / mi sembra di non stonare che un poco / in questa casa pensata, ragionata / (un piccolo mondo design) / eppure indiscutibilmente viva. // Visto così, potrebbe essere / quasi un Hopper / una patina traslucida di interno / con un uomo seduto nel mezzo / nell’atto di scrivere». La poesia nasce dunque dall’osservazione della “realtà”: quanti nomi di luoghi, di persone; quanti oggetti che s’incidono nel guscio dell’occhio che guarda; quante luci – di candele o di nevi, di ori o di fuochi – in questo libro di notazioni sempre discrete e come pudicamente trattenute sulla soglia di un troppo dire, ma pure così profondo e ricco di sensibilità e di pensiero (di pensieri che sanno persino volgersi, come nella sezione <em>Eroi</em>, al sentimento del bene, «tra coltri di senso» e «speranza nella vita vera»). Ma la “realtà” della poesia di <span class="search-everything-highlight" style="background-color: #FFF984; font-weight: bold; color: #000; padding: 0 1px;">Montorfani</span> non ha mai nulla di piatto e di minimalistico, viene anzi trasmutata, come una pasta di colore o una materia vitrea, in virtù di una retorica raffinatissima, di una parola che sa dare ordine alla visione, accenderla di una sua luce interiore – come d’ambra o di alabastro –, trapassare di grado in grado, per via di <em>nuances</em> e di tocchi vibranti, fino all’illuminazione felice, all’epifania trascolorante. <span class="search-everything-highlight" style="background-color: #FFF984; font-weight: bold; color: #000; padding: 0 1px;">Montorfani</span> – e di questo gliene siamo grati – sa cos’è una lingua poetica: cos’è un suono, una figura, e qual è la natura, e il senso profondo, di un verso – libero, com’è nella storia dell’ultimo secolo, ma con dentro la memoria lucente dei metri che ci hanno nutrito per tanti secoli.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p align="right">Giancarlo Pontiggia</p>
<p>&nbsp;</p>
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