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	<title>Risultati della ricerca per &#8220;Maria Ilena Marozza&#8221; &#8211; Moretti &amp; Vitali</title>
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	<description>Cras iterabimus aequor</description>
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	<title>Risultati della ricerca per &#8220;Maria Ilena Marozza&#8221; &#8211; Moretti &amp; Vitali</title>
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		<title>Al grembo delle parole</title>
		<link>https://morettievitali.it/?libri=al-grembo-delle-parole</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[morettievitali]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 26 Jan 2022 11:05:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Atque]]></category>
		<category><![CDATA[il Tridente Campus]]></category>
		<category><![CDATA[Riviste]]></category>
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					<description><![CDATA[In questo fascicolo di «Atque» torniamo a riflettere su quella pratica di cura che definiamo talking cure, a partire dalla brillante definizione di Anna O., alla luce di alcuni argomenti ampiamente dibattuti nei fascicoli pubblicati in questi ultimi anni. Per &#8230; <a href="https://morettievitali.it/?libri=al-grembo-delle-parole">Continue Reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>In questo fascicolo di «Atque» torniamo a riflettere su quella pratica di cura che definiamo <em>talking cure</em>, a partire dalla brillante definizione di Anna O., alla luce di alcuni argomenti ampiamente dibattuti nei fascicoli pubblicati in questi ultimi anni. Per certi versi, la <em>talking cure</em> dei nostri giorni tende sempre più a riconoscersi in una dimensione performativa, valorizzando le azioni, le trasformazioni, i passaggi che si compiono nella pratica linguistica, avendo ormai quasi del tutto abbandonato sfondi più concretistici o rimandi ad altri livelli di realtà che diano senso all’attuale. E tutto ciò conduce di necessità a ricercare una migliore capacità descrittiva dell’esperienza e della sua attualità, ma anche, approfondendo in senso critico il concetto stesso di <em>esperienza</em>, a giungere al grembo delle parole. Per questo intendiamo parlare di <em>estetica della</em> <em>talking cure</em> accogliendo la proposta di Emilio Garroni e di Fabrizio Desideri di guardare all’Estetica non più come una disciplina speciale, ma come una riflessione critica sulle condizioni di senso dell’esperienza, volta a esplorarne la grande complessità. Lo “sguardo-attraverso”, mutuato da Wittgenstein nel tentativo di descrivere quel modo paradossale di vivere dentro l’esperienza mettendola contemporaneamente in questione dall’interno, esprime molto bene il processo di pensiero che accompagna costantemente la pratica della talking cure, almeno quando essa si ponga criticamente in discussione relativamente ai modi del suo farsi. Come si vedrà nella lettura di questo fascicolo, assumere questo vertice di riflessione fa sì che alcune questioni che hanno attraversato le concezioni della <em>talking cure</em> si presentino in modo molto diverso, tanto da delineare un nuovo contesto riflessivo della sua teoria della clinica. In primo luogo perde di consistenza (…) la prospettiva internalista che (…) ha trascinato con sé presunte autonomie del mentale, e relativi accessi privilegiati, acritici riduzionismi e causalismi derivativi. Analogamente, l’ammissione di un “primato dell’esperienza” si rivela uno strumento fecondo per ripensare criticamente il “primato del linguaggio” che ha dominato decenni di riflessioni sulla <em>talking cure</em> (…) nel senso di una valorizzazione della complessità e della difformità delle dimensioni interagenti nell’esperienza. E proprio in questo senso, assume un valore strategico la riflessione sulla proposta che ci arriva da due autori come Emilio Garroni e Fabrizio Desideri, dove si pensa una correlazione molto stretta tra percezione e linguaggio, come dimensioni che (…) si sviluppano in un gioco interattivo (…). Di fatto, nella pratica della <em>talking cure</em>, sono sempre in gioco le componenti percettive ed emotive che attengono non già ai processi intenzionali (consci) bensì ai processi attenzionali (inconsci): e già questo può essere un rovesciamento dell’euristica della cura, non foss’altro che nel privilegio assegnato a una modalità di comprensione inscindibile dalle implicazioni percettive ed emozionali specifiche del presente attuale. (…) Altro punto di rilievo è la considerazione di come, in questo gioco interattivo e diversamente espressivo di percezione e linguaggio, l’<em>oggetto</em> resti comunque un termine che, opponendo resistenza, non si lascia completamente prendere, svelare, esprimere o rappresentare, per cui lascia sempre qualcosa da dire, o forse anche qualcosa che non si può dire. (…) Per questa via, si cominciano a esplorare quegli ambiti dell’operare clinico in cui ci si confronta più direttamente con i limiti del rappresentabile, e con quelle feconde differenze che si aprono tra quanto può essere detto nel linguaggio e quanto può essere espresso nella sensibilità che lo accompagna. (…) Infine la riflessione viene portata su una concezione dialettica soggetto-oggetto che emerge operativamente dalla prassi estetica, così come dalla riflessità che su di essa si insedia (…).<br />
<span class="search-everything-highlight" style="background-color: #FFF984; font-weight: bold; color: #000; padding: 0 1px;">Maria</span> <span class="search-everything-highlight" style="background-color: #FFF984; font-weight: bold; color: #000; padding: 0 1px;">Ilena</span> <span class="search-everything-highlight" style="background-color: #FFF984; font-weight: bold; color: #000; padding: 0 1px;">Marozza</span> e Paolo Francesco Pieri</p>
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		<item>
		<title>Il suono della voce</title>
		<link>https://morettievitali.it/?libri=il-suono-delle-parole</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[morettievitali]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 21 Jun 2017 07:37:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Atque]]></category>
		<category><![CDATA[il Tridente Campus]]></category>
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					<description><![CDATA[Nell’intersezione tra filosofia e psicoterapia, tra estetica e psicologia, questo fascicolo di «atque» intende focalizzare l’attenzione sulla voce. E riflettendo su questa fondamentale esperienza umana, si sofferma sul fenomeno del suono delle parole declinandole nella loro fisicità e materialità elementari. &#8230; <a href="https://morettievitali.it/?libri=il-suono-delle-parole">Continue Reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Nell’intersezione tra filosofia e psicoterapia, tra estetica e psicologia, questo fascicolo di «atque» intende focalizzare l’attenzione sulla voce. E riflettendo su questa fondamentale esperienza umana, si sofferma sul fenomeno del suono delle parole declinandole nella loro fisicità e materialità elementari.</p>
<p>Lasciando sullo sfondo la sfera verbale, il fascicolo mira a porre in primo piano il comunicarsi plurale delle voci, la vocalità dei parlanti, la pura sonorità che apre concretamente qualcuno a qualcun’altro. Non più nascosta dalla parola, la voce viene in tal modo a mostrare il suo volto fonico, comparendo come un oggetto sonoro che apre alla percezione di un interno e un esterno e all’instaurarsi di plurali relazioni.</p>
<p>Specificamente, una tale indagine prende a oggetto la voce articolandola sul piano ontologico e su quello qualitativo. Della voce vuole infatti indagare la sua singolarità ma – assumendo criticamente le versioni fonocentriche – vuole riflettere sulla sua unicità e insieme, sulle varie relazioni che via via intrattiene. E della voce vuole altresì indagare come essa si dia: riflettere su come la percezione dell’elemento puramente materiale della voce – le valenze sonore della parola, il suo timbro e la sua grana – entrino direttamente in contatto con il corpo, suscitandone per così dire un godimento.</p>
<p>Rispetto a che cosa sia, potremmo invece dire, da un lato, che la voce è suono prima che parola, e da un altro, che le parole, proprio nel loro insistere nell’universo acusticamente significativo, hanno una intrinseca connessione con la comunicazione vocale. In questa prospettiva è dunque importante leggere la voce orientandosi sulla costituzione materiale dell’oggetto sonoro, prima ancora che sulle sue significazioni. In altri termini, c’è sicuramente un livello di comprensione della voce come veicolo di significati e come sorgente di un’ammirazione estetica, ma prima ancora c’è da pensare un livello di esistenza della voce come oggetto incarnato che in quanto tale è una leva che svolge una azione causativa su vari piani, per esempio nella costituzione del soggetto.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Fabrizio Desideri e Paolo Francesco Pieri</em></p>
<p>A partire dall’immagine classica e insieme attuale del medico-filosofo, «at<em>que</em>» intende stimolare e raccogliere ricerche e studi in quello spazio intermedio che la psicoterapia e la pratica filosofica vengono a determinare e contemporaneamente lasciano da pensare.</p>
<p>I potenziali lettori di «at<em>que</em>» sono in questo senso gli psicoterapeuti di vario orientamento (freudiano, junghiano, adleriano, cognitivista – e non solo) e insieme a loro i filosofi, e quindi tutti coloro che intendano assumere criticamente i propri saperi formalizzati e la tradizione di ricerca cui finirebbero quasi involontariamente con l’appartenere.</p>
<p>In particolare, i membri delle numerose e più recenti scuole di psicologia e di psicoterapia oltre che alle scuole di maggiore tradizione in Italia, sono quei lettori con cui «at<em>que</em>» – da oltre venticinque anni – tende a rivolgersi ponendosi nel contempo in discussione.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Contributi di</em> Fabrizio Desideri, Ellen Dissanayake, Silvano Facioni, Mauro La Forgia, <span class="search-everything-highlight" style="background-color: #FFF984; font-weight: bold; color: #000; padding: 0 1px;">Maria</span> <span class="search-everything-highlight" style="background-color: #FFF984; font-weight: bold; color: #000; padding: 0 1px;">Ilena</span> <span class="search-everything-highlight" style="background-color: #FFF984; font-weight: bold; color: #000; padding: 0 1px;">Marozza</span>, Giorgio Patrizi, Luca Pinzolo, <span class="search-everything-highlight" style="background-color: #FFF984; font-weight: bold; color: #000; padding: 0 1px;">Mariagrazia</span> Portera, Carlo Serra, Silvano Tagliagambe, Antonino Trizzino, Francesco Vitale</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Argomenti</em> A due voci. Quasi un dialogo per nastro magnetico, <em>Glasharmonika</em> e rumore di fondo / Tra mutoli e scilinguati: una rapsodia / Dalla grana della voce alla grana della scrittura. Alcune riflessioni sulla parola detta e scritta / <em>Flatus Vocis</em>. Voce e scrittura tra Jacques Derrida e Giorgio Agamben / La voce tra sonorità e respirazione in Emmanuel Lévinas. Abbozzo di una metafisica dell’atmosfera / Incunaboli estetici / Quando un corpo incontra il linguaggio. Modulazioni vocali nella <em>talking cure</em> / Gesti vocali. Conflitti tra mimesi e senso / La voce delle parole / Il coraggio (e il bisogno) di regredire. Dalla semantica alla fonetica, dal significato al puro e semplice suono delle parole / Robert Walser. L’invenzione del silenzio</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Lettere de La Pièce</title>
		<link>https://morettievitali.it/?libri=lettere-de-la-piece</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[morettievitali]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 15 Jun 2016 13:58:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Opere di Maria Zambrano]]></category>
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					<description><![CDATA[Le lettere qui raccolte, note come Cartas de La Pièce, rappresentano uno dei fondamentali epistolari dell’immensa produzione della filosofa María Zambrano, la quale intrattenne una lunga corrispondenza con il teologo Agustín Andreu. Iniziato negli anni ’50 intorno alle ferite lasciate &#8230; <a href="https://morettievitali.it/?libri=lettere-de-la-piece">Continue Reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Le lettere qui raccolte, note come <em>Cartas de La Pièce</em>, rappresentano uno dei fondamentali epistolari dell’immensa produzione della filosofa María Zambrano, la quale intrattenne una lunga corrispondenza con il teologo Agustín Andreu. Iniziato negli anni ’50 intorno alle ferite lasciate dalla Guerra Civile, lo scambio profondo tra il giovane teologo e la già autorevole pensatrice, si intensificò soprattutto negli anni ’70, quando Andreu inizia a elaborare una teologia “del <em>Logos</em> e dello Spirito nelle loro reciproche relazioni”. Il tema del <em>Logos</em> e dello Spirito rappresentava allora un nuovo modo di <em>sentire e concepire il divino</em>, con molte e decisive conseguenze, ed è il vero tema dell’epistolario; in questo tema María Zambrano trova un congeniale terreno di lotta filosofica, e un’affine esperienza teologico-metafisica. Dall’esilio a La Pièce (tra Francia e Svizzera), grazie allo scambio con Andreu, la filosofa ha modo di scrivere intorno a sant’Agostino, alla natura, alla gnosi, al matrimonio, alla <em>syzygía</em> (piccola comunità), all’amicizia, all’esilio, ai Maestri, alla Ragione Vitale… facendo affiorare tutto il suo mondo spirituale. Zambrano e Andreu, difendevano entrambi una dottrina esoterica cristiana che sfociava nella gnosi, e che non lasciava spazio a una prudente cautela nei confronti del fanatismo ecclesiastico, contro il quale entrambi usano invece toni molto severi.</p>
<p style="text-align: justify;">L’epistolario è costituito dalle sole lettere di María Zambrano e copre il periodo dal 1973 al 1976. In questo volume si trova un’Appendice con testi teologici di Agustín Andreu e scritti</p>
<p style="text-align: justify;">di María Zambrano.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>María Zambrano</strong> (Vélez-Málaga 1904-Madrid 1991) è una delle maggiori filosofe di tutti i tempi. Vissuta in esilio per oltre 40 anni a causa della dittatura franchista, allieva di Ortega y Gasset, ha scritto ininterrottamente per tutta la sua vita, saggi, lettere, articoli, recensioni. Attualmente, non solo in Italia, sta conoscendo una stagione di fervidi omaggi al suo pensiero che si sta rivelando profetico e fecondo di suggerimenti filosofico-politici per uscire dalla crisi del nostro tempo. Tra i suoi testi maggiori a disposizione in traduzione italiana: <em>Chiari del bosco</em>, <em>L’uomo e il divino</em>, <em>Verso un sapere dell’anima</em>, <em>Dell’aurora</em>, <em>Filosofia e poesia</em>, <em>Delirio e destino</em>, <em>I beati</em>, <em>La tomba di Antigone</em>. A cura di Annarosa Buttarelli sono tradotti anche: <em>La Spagna di Galdós. La vita umana salvata dalla Storia</em> (Marietti1820) e <em>Per l’amore e per la libertà. Scritti filosofici e pedagogici</em> (Marietti1820).</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Agustín Andreu</strong> (Paterna di Valencia, 1928), teologo e filosofo, ha insegnato nella Facoltà di Teologia di Valencia, e Ética e Antropología nella Università Politécnica di Valencia. Ha diretto l’Aula Atenea de Humanidades della Università Politécnica. Oltre alle proprie monografie, Andreu ha prodotto commenti e traduzioni di Erik Peterson, Lessing, Böhme, Leibniz e Shaftesbury.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Dove comincia la malattia mentale</title>
		<link>https://morettievitali.it/?libri=dove-comincia-la-malattia-mentale</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[morettievitali]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 25 Nov 2014 14:47:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Atque]]></category>
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					<description><![CDATA[Il problema della diagnosi è una sorta di ombelico denso della psichiatria ma anche della psicologia, dove confluiscono tutte le discussioni, gli orientamenti, i punti di vista, spesso radicalmente differenti, che lacerano il tessuto teoretico, clinico e pragmatico di queste &#8230; <a href="https://morettievitali.it/?libri=dove-comincia-la-malattia-mentale">Continue Reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Il problema della diagnosi è una sorta di ombelico denso della psichiatria ma anche della psicologia, dove confluiscono tutte le discussioni, gli orientamenti, i punti di vista, spesso radicalmente differenti, che lacerano il tessuto teoretico, clinico e pragmatico di queste discipline. Esso è attraversato dalle questioni metodologiche, ontologiche e genericamente linguistiche che riguardano ogni tentativo nosografico. È attraversato dalle questioni etiche e terapeutiche che riguardano la relazione del sapere con una buona prassi clinica. È attraversato dalle questioni culturali che modulano le diverse tipologie e i diversi significati che il processo diagnostico può assumere. È attraversato dagli interrogativi sociali che riguardano le conseguenze nel mondo della vita della prassi diagnostica. È possibile che sia attraversato, infine, dalle pressioni strettamente economiche dovute alle innegabili influenze di attività produttive direttamente innestate sulle categorie diagnostiche.</p>
<p style="text-align: justify;">La suddivisione dei saggi che proponiamo nelle tre sezioni – riflessioni, clinica e cultura – è puramente operativa e non riflette in alcun modo il tentativo di semplificare la complessità dei singoli saggi perchè parlare della diagnosi significa, anche nel caso dei discorsi più specificamente orientati, sfiorare tanti di quegli ambiti e toccare tante di quelle aperture da rendere disperato qualsiasi tentativo di classificazione tematica.</p>
<p><em> </em></p>
<p style="text-align: right;"><em>I curatori</em></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Lettere da La Pièce</title>
		<link>https://morettievitali.it/?libri=lettere-da-la-piece</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[morettievitali]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 30 Apr 2014 12:56:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Opere di Maria Zambrano]]></category>
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					<description><![CDATA[Le lettere qui raccolte, note come Cartas de La Pièce, rappresentano uno dei fondamentali epistolari dell’immensa produzione della filosofa María Zambrano, la quale intrattenne una lunga corrispondenza con il teologo Agustín Andreu. Iniziato negli anni ’50 intorno alle ferite lasciate &#8230; <a href="https://morettievitali.it/?libri=lettere-da-la-piece">Continue Reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-family: Times New Roman;">Le lettere qui raccolte, note come <em>Cartas de La Pièce</em>, rappresentano uno dei fondamentali epistolari dell’immensa produzione della filosofa María Zambrano, la quale intrattenne una lunga corrispondenza con il teologo Agustín Andreu. Iniziato negli anni ’50 intorno alle ferite lasciate dalla Guerra Civile, lo scambio profondo tra il giovane teologo e la già autorevole pensatrice, si intensificò soprattutto negli anni ’70, quando Andreu inizia a elaborare una teologia “del <em>Logos</em> e dello Spirito nelle loro reciproche relazioni”. Il tema del <em>Logos </em>e dello Spirito rappresentava allora un nuovo modo di <em>sentire e concepire il divino, </em>con molte e decisive conseguenze, ed è il vero tema dell’epistolario; in questo tema María Zambrano trova un congeniale terreno di lotta filosofica, e un’affine esperienza teologico-metafisica. Dall’esilio a La Pièce (tra Francia e Svizzera), grazie allo scambio con Andreu, la filosofa ha modo di scrivere intorno<span style="font-size: large;"> a </span>sant’Agostino, alla natura, alla gnosi, al matrimonio, alla <em>syzygía (</em>piccola comunità), all’amicizia, all’esilio, ai Maestri, alla Ragione Vitale… facendo affiorare tutto il suo mondo spirituale. Zambrano e Andreu, difendevano entrambi una dottrina esoterica cristiana che sfociava nella gnosi, e che non lasciava spazio a una prudente cautela nei confronti del fanatismo ecclesiastico, contro il quale entrambi usano invece toni molto severi.</span></p>
<p>L’epistolario è costituito dalle sole lettere di María Zambrano e copre il periodo dal 1973 al 1976. In questo primo volume si arriva al febbraio ’75. L’opera sarà completata con un secondo volume contenente anche un’Appendice critica curata da Agustín Andreu e dall’Indice dei nomi.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>La parola che immagina</title>
		<link>https://morettievitali.it/?libri=la-parola-che-immagina</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[morettievitali]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 10 Feb 2014 15:35:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Atque]]></category>
		<category><![CDATA[il Tridente Campus]]></category>
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					<description><![CDATA[a cura di: Mauro La Forgia, Maria Ilena Marozza IMMAGINI E PAROLE. CONTAMINAZIONI PERSUASIVE Metapherein. Il paradigma metaforico tra parola e immagine Pietro Conte Immagini di pensiero Graziella Berto Le immagini come prassi dell’eccedenza Mauro La Forgia Metafore vi(si)ve? I &#8230; <a href="https://morettievitali.it/?libri=la-parola-che-immagina">Continue Reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>a cura di: Mauro La Forgia, <span class="search-everything-highlight" style="background-color: #FFF984; font-weight: bold; color: #000; padding: 0 1px;">Maria</span> <span class="search-everything-highlight" style="background-color: #FFF984; font-weight: bold; color: #000; padding: 0 1px;">Ilena</span> <span class="search-everything-highlight" style="background-color: #FFF984; font-weight: bold; color: #000; padding: 0 1px;">Marozza</span><br />
<strong>IMMAGINI E PAROLE. CONTAMINAZIONI PERSUASIVE</strong><br />
<strong><em>Metapherein.</em> Il paradigma metaforico tra parola e immagine</strong><br />
Pietro Conte</p>
<p><strong>Immagini di pensiero</strong><br />
Graziella Berto</p>
<p><strong>Le immagini come prassi dell’eccedenza</strong><br />
Mauro La Forgia</p>
<p><strong>Metafore vi(si)ve? I limiti del linguaggio figurato nel linguaggio figurativo</strong><br />
Michele Di Monte</p>
<p><strong><em>Forte verbum generat casum</em>. Espressione e atmosfera</strong><br />
Tonino Griffero</p>
<p><strong>L’ESPERIENZA DELLE IMMAGINI</strong><br />
<strong>Immaginazione e percezione nell’esperienza pittorica</strong><br />
Paolo Spinicci</p>
<p><strong>La fisica dell’immagine. Sguardo anatomico e sguardo poetico</strong><br />
Antonino Trizzino</p>
<p><strong>Arte, parola e concetto</strong><br />
Elio Franzini</p>
<p><strong>Del miraggio, della trasparenza. Le immagini sonore tra limite e sacro</strong><br />
Elena Gigante</p>
<p><strong>IMMAGINI E CURA</strong><br />
<strong>La traducibilità trasformativa del linguaggio</strong><br />
Gerardo Botta</p>
<p><strong>L’incompletezza dell’umano: configurare, costruire, testimoniare</strong><br />
Angiola Iapoce</p>
<p><strong>Il disegno speculare catatimico</strong><br />
Gaetano Benedetti, Maurizio Peciccia</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Identità e alterità</title>
		<link>https://morettievitali.it/?libri=identita-e-alterita</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[morettievitali]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 25 Jun 2013 10:36:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[il Tridente Campus]]></category>
		<category><![CDATA[L'ombra]]></category>
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					<description><![CDATA[La nuova serie della rivista l’Ombra riprende il progetto della prima serie, pubblicata tra il 1996 e il 2000, di sviluppare e ampliare le tematiche dell’immaginario e del simbolico in ambito filosofico e letterario, al fine di contestualizzare le dinamiche &#8230; <a href="https://morettievitali.it/?libri=identita-e-alterita">Continue Reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>La nuova serie della rivista l’Ombra riprende il progetto della prima serie, pubblicata tra il 1996 e il 2000, di sviluppare e ampliare le tematiche dell’immaginario e del simbolico in ambito filosofico e letterario, al fine di contestualizzare le dinamiche junghiane nella cultura contemporanea. Grazie all’ingresso in redazione dell’A.R.P.A. (Associazione per la Ricerca sulla Psicologia Analitica), si garantisce alla rivista una connotazione prettamente junghiana aderente alla clinica, senza la quale si rischierebbe di evaporare in pura teoria.<img decoding="async" title="Continua..." src="https://morettievitali.it/wp-includes/js/tinymce/plugins/wordpress/img/trans.gif" alt="" /></p>
<p>Volume II: Giugno 2013</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Malattie della cura</strong></p>
<p>Ferruccio Vigna</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Lo Straniero</strong></p>
<p>Marina Garneri</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Il corpo femminile tra Identità e Alterità</strong></p>
<p>Luciana Tumiati</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>L’identità tra continuazione e modificazione. Il contributo di François Jullien alla fenomenologia della trasformazione identitaria.</strong></p>
<p>Davide Favero</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Una donna tinta d’oro dalla luce del tramonto</strong></p>
<p>Vincenzo Marsili</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Non siamo soli al mondo</strong></p>
<p>Lidia Tarantini</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Au fil de l’autre. Petite histoire d’une duplicité rimbaldienne</strong></p>
<p>Andrea Schellino</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Se gli inconsci si guardano: considerazioni </strong></p>
<p><strong>sul mirroring in terapia</strong></p>
<p>Alberto Favole</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>L’io non abita più qui. Psicodramma e psicologia analitica si incontrano</strong></p>
<p>Laura Stradella<strong></strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Il dramma valoriale</strong></p>
<p>Domenico Curtotti</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Il profilo filosofico di Carlo Michelstaedter</strong></p>
<p>Angela Michelis</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Recensione: </strong><em>Intrecci filosofici. Pensare il Sé a Oriente e a Occidente</em></p>
<p>Roberta Bussa</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Recensione: </strong><span class="search-everything-highlight" style="background-color: #FFF984; font-weight: bold; color: #000; padding: 0 1px;">Maria</span> <span class="search-everything-highlight" style="background-color: #FFF984; font-weight: bold; color: #000; padding: 0 1px;">Ilena</span> <span class="search-everything-highlight" style="background-color: #FFF984; font-weight: bold; color: #000; padding: 0 1px;">Marozza</span>,<strong> </strong></p>
<p><em>Jung dopo Jung</em></p>
<p>Paola Cuniberti</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Recensione: </strong><em>Archivio dell’Ospedale neuro-</em></p>
<p><em>psichiatrico di Racconigi</em></p>
<p>Maurizio Olivero</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Recensione:</strong> Marta Tibaldi, <em>Pratica dell’immaginazione attiva. Dialogare con l’inconscio e vivere meglio</em></p>
<p>Luigi Turinese</p>
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		<title>Jung dopo Jung</title>
		<link>https://morettievitali.it/?libri=jung-dopo-jung</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[morettievitali]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 11 Jul 2012 09:40:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Il Tridente Saggi]]></category>
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					<description><![CDATA[«Io non ho mai rifiutato di bere il calice dolce-amaro della filosofia critica, ma l’ho sorbito con cautela, se non altro in refracta dosi (…) In tutti i casi la critica filosofica mi ha aiutato a comprendere il carattere soggettivo &#8230; <a href="https://morettievitali.it/?libri=jung-dopo-jung">Continue Reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>«Io non ho mai rifiutato di bere il calice dolce-amaro della filosofia critica, ma l’ho sorbito con cautela, se non altro in <em>refracta dosi</em> (…) In tutti i casi la critica filosofica mi ha aiutato a comprendere il carattere soggettivo di confessione di ogni psicologia, anche della mia». In questo modo Jung individuava, nel 1929, uno dei punti più significativi del suo dissenso da Freud, secondo lui volutamente insensibile al coinvolgimento filosofico del pensiero psicoanalitico. <span id="more-2007"></span>A partire dal riconoscimento della sensibilità junghiana agli sfondi culturali, antropologici ed epistemologici che influenzano la nascita di ogni pensiero psicologico, i saggi raccolti in questo volume inseguono, nella vasta e pluriforme opera junghiana, il pensatore inquieto, critico e aperto all’esperienza, lo psicologo lontano da ogni dogmatismo, il terapeuta consapevole che lo scopo di ogni psicoterapia non consiste nella scoperta o nella conferma di una qualche specifica teoria, ma nel riuscire a <em>pensare psicologicamente</em>, utilizzando la propria esperienza, in tutte le sue molteplici sfaccettature, come fonte e alimento del pensiero.</p>
<p>In questi saggi si è cercato un rapporto con il testo junghiano per individuare quelle <em>linee minimali ma essenziali</em> che consentono di stabilire, nel presente, una continuità con il modo junghiano di concepire lo psichico, tenendo nello stesso tempo in considerazione l’esplicito invito rivolto da Jung alla psicologia ad «adottare un linguaggio (…) che vari con lo spirito del tempo» subendo «reinterpretazioni e metamorfosi infinite». In secondo luogo, si è cercato di valorizzare il fatto che la tradizione junghiana ha più a che fare con la trasmissione di un sistema di valori e di un insieme di atteggiamenti che con ipotesi o modelli formalizzati. In terzo luogo, si è cercato comunque di rintracciare, ed eventualmente di saggiare la vitalità nel panorama culturale e scientifico attuale, proprio di quei modelli che hanno operato alla base delle formulazioni psicologiche di Jung, che sono rimasti intrinseci nel suo pensiero e che risalgono per lo più alla sua formazione antecedente l’incontro con Freud.</p>
<p>Lo Jung inseguito in questi saggi è un pensatore riflessivo, guidato più dalla propria intuizione che da una rigorosa sistematicità, un «maledettissimo dilettante», come si definiva lui stesso; ma è anche un clinico profondamente consapevole che la malattia e la salute, come ogni manifestazione umana, sono inscritte in una complessità esistenziale indistricabile e specialmente non riducibile. In questa <em>psicologia complessa</em> — che è la definizione più appropriata per la ricerca junghiana — il corpo s’intreccia alla psiche, la natura alla cultura, la fisiologia ai valori, la fantasia alla realtà, le immagini ai concetti, le sensazioni corporee alle percezioni del mondo esterno, gli affetti al pensiero, senza che nessuno di questi aspetti possa essere considerato più radicale, più vero o più profondo dell’altro.</p>
<p>Se nella nostra attualità un pensiero criticamente avvertito ha felicemente spazzato via dal nostro bagaglio culturale presuntuose certezze e incredibili ipostasi metapsicologiche, resta a qualificare il lavoro psicoterapeutico una specifica scelta per uno stile di esistenza, fondato sull’impegno etico a non sganciare mai il nostro pensiero da una continua attenzione alle modulazioni che ci offre la vita sensibile, nella consapevolezza che la salute implichi proprio la capacità di avvalersi dei molti livelli e dei molti tipi di linguaggio che caratterizzano il nostro essere nel mondo. La recezione che possiamo proporre oggi dell’eredità junghiana ci consegna una modalità di cura che non ha scorciatoie dottrinali, né farmaci risanatori: se essa non può più essere caratterizzata per una specifica configurazione teorica, lo è senz’altro per una sua essenziale configurazione antropologica che richiede a ogni analista, e a ogni analizzando, di ricercare una congruità tra la propria esperienza di vita e i propri pensieri, tra la propria sensibilità e il proprio linguaggio, tra la propria coscienza etica e le proprie azioni, avvalendosi della capacità di tacere ove non si possa più parlare, ma continuando comunque sempre a mettersi in ascolto.</p>
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		<title>L&#8217;ordinarietà dell&#8217;inatteso</title>
		<link>https://morettievitali.it/?libri=lordinarieta-dellinatteso</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[morettievitali]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 06 Jun 2012 13:27:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Atque]]></category>
		<category><![CDATA[il Tridente Campus]]></category>
		<category><![CDATA[Riviste]]></category>
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					<description><![CDATA[Contributi di: Alessandra Ambrosini, Graziella Berto, Enrico Castelli Gattinara, Paola Cavalieri, Felice Cimatti, Giovanni Foresti, Elena Gigante, Tonino Griffero, Mauro La Forgia, Maria Ilena Marozza, Ferdinando G. Menga, Giovanni Stanghellini Questo fascicolo di Atque nasce dall’idea di indagare su quelle &#8230; <a href="https://morettievitali.it/?libri=lordinarieta-dellinatteso">Continue Reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Contributi di:</p>
<p><strong>Alessandra Ambrosini, Graziella Berto, Enrico Castelli Gattinara, </strong></p>
<p><strong>Paola Cavalieri, Felice Cimatti, Giovanni Foresti, Elena Gigante, </strong></p>
<p><strong>Tonino Griffero, Mauro La Forgia, <span class="search-everything-highlight" style="background-color: #FFF984; font-weight: bold; color: #000; padding: 0 1px;">Maria</span> <span class="search-everything-highlight" style="background-color: #FFF984; font-weight: bold; color: #000; padding: 0 1px;">Ilena</span> <span class="search-everything-highlight" style="background-color: #FFF984; font-weight: bold; color: #000; padding: 0 1px;">Marozza</span>, </strong></p>
<p><strong>Ferdinando G. Menga, Giovanni Stanghellini</strong></p>
<p>Questo fascicolo di Atque nasce dall’idea di indagare su quelle fasi del lavoro psicoterapeutico nelle quali ci si affida all’esperienza ordinaria, all’immediatezza dei vissuti e dei comportamenti, affrancandosi da forme di lettura dell’altro (e di sé) trasmesse da teorie o tradizioni di riferimento. È nostra convinzione che questi luoghi d’indagine abbiano da sempre segretamente caratterizzato ogni psicoterapia; che essi siano stati, e siano ancora, travolti da rappresentazioni e resoconti dogmaticamente fantasiosi di ciò che avviene in una seduta; che, viceversa, una maggiore attenzione a essi, e a ciò che in essi si insinua o si produce, possa costituire la via règia del contatto con quanto di sottilmente pervasivo e nascosto ci attraversa, ci lega agli altri e (nel rapporto con gli altri) ci costituisce.<span id="more-1848"></span></p>
<p>Riteniamo, in breve, che vada ampliata e posta in primo piano la pratica del sensibile, dell’immediato, dell’“afferrabile” all’interno del dialogo: non ci sono plessi più degni e produttivi di questi per giungere all’individuazione di quanto permea la nostra presenza e le nostre relazioni, evitando ricorsi ideologici o semplicistici all’“inconscio”: riteniamo del resto che non ci sia aspetto più nascosto e inatteso di quello che ci coglie nel quotidiano, “nella nostra stessa dimora”, come pure aveva intuito il Freud più sensibile.</p>
<p>Come è usuale nella tradizione di Atque, la presentazione di queste prospettive terapeutiche avverrà tenendo in mente le loro intersezioni con temi di natura squisitamente filosofica: la centralità del dialogo apre alla semiotica dei codici comunicativi, il tema dell’ordinario, alla complessa definizione di un’esperienza comune, definizione che, a sua volta, conduce al tema dell’incessante ricerca di un mondo condiviso, e alle deviazioni subìte nella realizzazione di una presenza “naturale” che è, insieme, costitutiva e inafferrabile.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Edi, non siamo soli!</title>
		<link>https://morettievitali.it/?libri=edi-non-siamo-soli</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[stefania.barcella]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 10 Feb 2012 08:55:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Opere di Maria Zambrano]]></category>
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					<description><![CDATA[Edison Simons Quiroz (Panama 1934 – Parigi 2001) è stato un ardente poeta, traduttore (tra l’altro di René Char, Coleridge, Mallarmé) e pittore, oltre che uomo di notevole erudizione, appassionato interprete della tradizione sapienziale. È certamente su questo terreno che &#8230; <a href="https://morettievitali.it/?libri=edi-non-siamo-soli">Continue Reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Edison Simons Quiroz (Panama 1934 – Parigi 2001) è stato un ardente poeta, traduttore (tra l’altro di René Char, Coleridge, Mallarmé) e pittore, oltre che uomo di notevole erudizione, appassionato interprete della tradizione sapienziale. È certamente su questo terreno che ha messo radici e si è nutrita l’“amicizia  indelebile” con María Zambrano, iniziata  nel 1977 con un suo pellegrinaggio  verso la casa della filosofa  in esilio, a La Pièce. Il motivo della visita di Simons consisteva nella richiesta di aiuto per poter arrivare alla pubblicazione dei sogni di  Lucrecia de Léon, una figura di grande importanza per la cultura spagnola trattandosi di una giovane donna processata dall’Inquisizione all’acme della sua fama di “sognatrice”, cioè di profetessa. Oltre al comune interesse per i sogni e il sognare, María Zambrano e Edison Simons si uniranno in stretta relazione intorno alla poesia, alle ricerche nel mare sterminato dell’erudizione compresa quella considerata esoterica, la più affascinante, che è ben documentata nella corrispondenza che presentiamo.</p>
<p>Le lettere raccolte nel volume coprono il periodo dal 1977 al 1985 e comprendono un gruppo di lettere inedite, concesse da Rafael Tomero Alarcón, cugino e erede della filosofa.</p>
<p>Completa il volume un testo scritto da Edison Simons per raccontare il primo incontro con Zambrano, il testo “Prima dell’occultamento. I mari” e il “Prologo”  per l’edizione di <em>Los sueños de Lucrecia  de Léon</em>, entrambi scritti dalla filosofa e tradotti per la prima volta in Italia.</p>
<p>&nbsp;</p>
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