<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Risultati della ricerca per &#8220;Longo, Giuseppe O.&#8221; &#8211; Moretti &amp; Vitali</title>
	<atom:link href="https://morettievitali.it/search/Longo%2C+Giuseppe+O./feed/rss2/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://morettievitali.it</link>
	<description>Cras iterabimus aequor</description>
	<lastBuildDate>Thu, 22 Oct 2020 14:39:09 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=6.7.5</generator>

<image>
	<url>https://morettievitali.it/wp-content/uploads/2024/07/morettivitalilogo-150x150.png</url>
	<title>Risultati della ricerca per &#8220;Longo, Giuseppe O.&#8221; &#8211; Moretti &amp; Vitali</title>
	<link>https://morettievitali.it</link>
	<width>32</width>
	<height>32</height>
</image> 
	<item>
		<title>L’Inconscio fra reale e virtuale</title>
		<link>https://morettievitali.it/?libri=linconscio-fra-realta-e-virtualita</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[morettievitali]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 23 Oct 2017 13:16:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Il Tridente Saggi]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://morettievitali.it/?post_type=libri&#038;p=3922</guid>

					<description><![CDATA[«Il libro di Letizia Oddo – scrive Giuseppe O. Longo nella prefazione di questo libro – è di interesse straordinario: indagando i rapporti tra corpo, mente, coscienza e inconscio attraverso il prisma sfaccettato delle tecnologie dell’informazione, esso si articola in &#8230; <a href="https://morettievitali.it/?libri=linconscio-fra-realta-e-virtualita">Continue Reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>«Il libro di Letizia Oddo – scrive <span class="search-everything-highlight" style="background-color: #FFF984; font-weight: bold; color: #000; padding: 0 1px;">Giuseppe</span> <span class="search-everything-highlight" style="background-color: #FFF984; font-weight: bold; color: #000; padding: 0 1px;">O.</span> <span class="search-everything-highlight" style="background-color: #FFF984; font-weight: bold; color: #000; padding: 0 1px;">Longo</span> nella prefazione di questo libro – è di interesse straordinario: indagando i rapporti tra corpo, mente, coscienza e inconscio attraverso il prisma sfaccettato delle tecnologie dell’informazione, esso si articola in una serie di considerazioni di grande richiamo, che rivelano nell’autrice una rara padronanza di strumenti anche filosofici (sì la tecnologia reclama oggi una sua filosofia oltre che una sua mitologia) capaci di collegare tra loro temi problematici, al limite di ricerche specialistiche».</p>
<p>La ricerca che percorre questo libro, in una prospettiva psicoanalitica, è volta a comprendere la dinamica psichica che si esprime nel mondo rarefatto della tecnologia informatica, in una dimensione che può definirsi magica, arcaica, tribale. Influenze, contagi sembrano emanare dalla comunicazione virtuale, nella sfera infinita dell’immateriale e del potenziale, oltre il tempo e lo <span class="search-everything-highlight" style="background-color: #FFF984; font-weight: bold; color: #000; padding: 0 1px;">spazio.</span> Oggi sono le tecnologie del post-umano che permettono di progettare un nuovo ordine di realtà costituito da organismi sempre più ibridati con l’artificiale, avatar immersi in una rete di dati elettronici: corpi, pensieri, azioni possono essere clonati al di fuori della soggettività, disarticolarsi e proliferare nella loro riproducibilità.</p>
<p>In questo contesto di realtà, la sofferenza psichica tiene aperto un varco, nell’ascolto del richiamo di un&#8217;umanità dolente, smarrita, sola.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Il lavoro delle emozioni</title>
		<link>https://morettievitali.it/?libri=il-lavoro-delle-emozioni</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[morettievitali]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 01 Mar 2016 18:28:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Atque]]></category>
		<category><![CDATA[il Tridente Campus]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://morettievitali.it/?post_type=libri&#038;p=3421</guid>

					<description><![CDATA[Possiamo intendere le emozioni come processi psichici relativi sia a cambiamenti corporei sia a stati non ancora pienamente circoscritti nella dimensione spazio-temporale. A ogni modo le emozioni sono ciò che, in un certo senso, predispone la nostra esistenza nel mondo, &#8230; <a href="https://morettievitali.it/?libri=il-lavoro-delle-emozioni">Continue Reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Possiamo intendere le emozioni come processi psichici relativi sia a cambiamenti corporei sia a stati non ancora pienamente circoscritti nella dimensione spazio-temporale. A ogni modo le emozioni sono ciò che, in un certo senso, predispone la nostra esistenza nel mondo, accompagnando, quasi musicalmente, il nostro esistere nel tempo e colorando, quasi pittoricamente, ogni nostro esperire.</p>
<p>Il lavoro emotivo, d’altro canto, sembra giocare un ruolo quasi-strutturale nella nostra vita e, come tale, non possiamo non coglierlo in azione anche nell’emergere di un’attitudine psicoterapeutica e nel suo ricorrente, conseguente e distribuito <span class="search-everything-highlight" style="background-color: #FFF984; font-weight: bold; color: #000; padding: 0 1px;">esercizio.</span> Insomma, come nella vita quotidiana così nelle varie esperienze di cura attraverso le parole, per quanto decantato, filtrato e modulato, il tono emozionale entra variamente in gioco – continuamente opponendosi, perturbando od omeostaticamente compensando le nostre preferenze e tendenze “naturali”, ma anche le nostre convenzioni, le nostre routine cognitive, i nostri schemi culturali e perfino dottrinarî.</p>
<p>La questione delle emozioni, pertanto, può essere considerata a partire dalla complessità della loro natura e, insieme, delle loro funzioni e dei loro caratteri.</p>
<p>Questo fascicolo di «atque» è in qualche modo giunto, da un lato, a una sempre maggiore chiarificazione dei concetti e modelli in uso nell’ambito emozionale, e dall’altro, a una descrizione dell’ordinaria fenomenologia delle emozioni, che possa coglierle nella loro originaria complessità.</p>
<p>Magari provando a costruire una bozza per una psicoterapia a carattere cognitivo e, <em>insieme</em>, emotivo, capace di ripensare adeguatamente i vari livelli di espressività emozionale nel rapporto che intercorre, da un lato, tra quota corporea e vita della mente, e dall’altro, tra la nostra soggettività e il mondo <span class="search-everything-highlight" style="background-color: #FFF984; font-weight: bold; color: #000; padding: 0 1px;">esterno.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Contributi di </em>Franco Bellotti, Paola Cavalieri, <span class="search-everything-highlight" style="background-color: #FFF984; font-weight: bold; color: #000; padding: 0 1px;">Giuseppe</span> Civitarese, Gianluca Consoli, Pietro Conte, Stefano Fissi, Rossella Guerini, <span class="search-everything-highlight" style="background-color: #FFF984; font-weight: bold; color: #000; padding: 0 1px;">Giuseppe</span> <span class="search-everything-highlight" style="background-color: #FFF984; font-weight: bold; color: #000; padding: 0 1px;">O.</span> <span class="search-everything-highlight" style="background-color: #FFF984; font-weight: bold; color: #000; padding: 0 1px;">Longo</span>, Massimo Marraffa, Luigi Solano, Silvano Tagliagambe, Antonino Trizzino</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Ambiguità</title>
		<link>https://morettievitali.it/?libri=ambiguita</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[stefania.barcella]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 10 Feb 2012 09:37:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Atti Monografie Cataloghi]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://keyhammer.ath.cx/morettievitali/?post_type=libri&#038;p=1029</guid>

					<description><![CDATA[L&#8217;ambiguità, in quasi tutte le sue manifestazioni, è colle­gata al significato, quindi al pari di questo è difficile da racchiudere in una definizione. Tuttavia nella prassi comunicativa si osserva una convergenza verso un significato comune ai parlanti, per cui l&#8217;oggetto &#8230; <a href="https://morettievitali.it/?libri=ambiguita">Continue Reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>L&#8217;ambiguit</em><em>à, in quasi tutte le sue manifestazioni, è colle­gata al significato, quindi al pari di questo è difficile da racchiudere in una definizione. Tuttavia nella prassi comunicativa si osserva una convergenza verso un significato comune ai parlanti, per cui l&#8217;oggetto del discorso diviene progressivamente abbastanza condiviso e consen­te un&#8217;intesa comunicativa (e anche pragmatica). Talora invece, per diversi ordini di motivi, questa convergenza non ha luogo e in questi casi si può dire che la situazio­ne è ambigua.</em></p>
<p><em><span id="more-1029"></span>L&#8217;ambiguit</em><em>à ha spesso a che fare con l&#8217;interpretazione (semantica) di una situazione o messaggio da parte di un osservatore o <span class="search-everything-highlight" style="background-color: #FFF984; font-weight: bold; color: #000; padding: 0 1px;">destinatario.</span> Dunque l&#8217;ambiguità non è intrinseca alla situazione o al messaggio, ma è relativa all&#8217;osservatore. Riguarda il rapporto tra situazione e osservatore o tra messaggio e <span class="search-everything-highlight" style="background-color: #FFF984; font-weight: bold; color: #000; padding: 0 1px;">destinatario.</span> [&#8230;]</em></p>
<p><em>Nel linguaggio scientifico si cerca di rimuovere al massi­mo l&#8217;ambiguit</em><em>à. Poiché si privilegia la comunicazione rispetto all&#8217;espressione, si vuole trasmettere in modo uni­voco il <span class="search-everything-highlight" style="background-color: #FFF984; font-weight: bold; color: #000; padding: 0 1px;">contenuto.</span> Ci si adegua insomma ai criteri di intercomunicabilità, ripetibilità eccetera dell&#8217;esperienza scientifica. A questo fine si costruiscono addirittura linguaggi formalizzati più o meno artificiali. In particola­re il linguaggio logico-matematico mira a una rimozio­ne totale di ambiguità, anche se quest&#8217;aspirazione può essere attuata solo in parte, dato che non è possibile reci­dere del tutto il legame tra il linguaggio specializzato e il linguaggio ordinario, che funge da <span class="search-everything-highlight" style="background-color: #FFF984; font-weight: bold; color: #000; padding: 0 1px;">metalinguaggio.</span> All&#8217;opposto, nel linguaggio narrativo, e ancora più nel linguaggio della poesia, l&#8217;ambiguità ha una funzione importante, poiché serve a moltiplicare i significati, le metafore, le allusioni implicite ed esplicite. Qui l&#8217;ambiguità contribuisce al valore estetico dell&#8217;opera consenten­done una pluralità di interpretazioni, nessuna delle quali a priori può arrogarsi il titolo di unica corretta. Naturalmente l&#8217;introduzione di ambiguità in un&#8217;opera letteraria (o la sua non rimozione) può essere effetto di una volontà e di un piano precisi oppure di un&#8217;operazio­ne più o meno inconsapevole: i risultati possono avere valore estetico-artistico diverso nei due casi. A questo proposito si osservi che essendo l&#8217;opera lettera­ria (o figurativa) in sé conclusa, non esiste la possibilità di scartare certe interpretazioni a favore di altre grazie a un &#8220;prolungamento&#8221; come invece avviene nel caso della successione numerica infinita sopra accennata. Da ciò una sorta di &#8220;impossibilità di principio&#8221; di un&#8217;interpretazione critica unica, corretta e definitiva di un&#8217;ope­ra artistica o letteraria.</em></p>
<p><em>Un elemento che sembra contraddistinguere in generale la maggior parte degli interventi </em><em>è costituito dalla tendenza a connotare positivamente l&#8217;ambiguità, a conside­rarla </em>— <em>e non solo nell&#8217;ambito letterario ed artistico, ma in tutti i settori, anche in quelli delle scienze esatte</em> —  <em>un valore, un <span class="search-everything-highlight" style="background-color: #FFF984; font-weight: bold; color: #000; padding: 0 1px;">arricchimento.</span> Ciò indica fra l&#8217;altro che in genere gli interventi non si sono limitati ad una descrizione neutra e avalutativa dell&#8217;ambiguità stessa, bensì ne hanno dato, nelle forme e secondo le competen­ze specifiche, pure un giudizio di valore.</em></p>
<p><em>La valutazione positiva dell&#8217;ambiguit</em><em>à rientra forse nella propensione, radicata nella cultura occidentale contemporanea </em>— <em>sì da costituirne un aspetto essenziale</em> —  <em>a scoprire in genere la funzione vitale e necessaria della negazione, dell&#8217;assenza, a contestare e a rifiutare ogni ideale troppo preciso di ordine e di compattezza monolitica, ogni positività. In numerose relazioni l&#8217;am­biguità appare infatti una caratteristica fondamentale della vita e dell&#8217;esperienza, non già da rifiutare o da correggere, bensì piuttosto da difendere da ogni livella­mento e da ogni omogeneizzazione, da ogni imperioso ideale &#8220;forte&#8221; e da ogni immagine univocamente positiva dell&#8217;<span class="search-everything-highlight" style="background-color: #FFF984; font-weight: bold; color: #000; padding: 0 1px;">uomo.</span></em></p>
<p><em>Essenziale, per l&#8217;ambiguit</em><em>à, è risultata, nella maggior parte delle relazioni, l&#8217;intersezione di piani diversi. Essa è apparsa talvolta quale compresenza di elementi sem­plicemente eterogenei, talvolta </em>— <em>anzi più spesso o più significativamente </em>— <em>quale compresenza di elementi contraddittori, che instaurano un autodiscordia (p.es. la coesistenza, nello stesso individuo, di bontà o cattiveria, o di amore e odio per la stessa persona). Un altro accento è stato posto sulla polisemia, sull&#8217;alone di significati, secondo una prospettiva avversa sì ad ogni trionfalismo della comunicazione e rivolta ad accentuare la raggerà estremamente vasta dell&#8217;interpretazione, ma sempre cir­coscrivendola rigorosamente entro i suoi limiti, ampi ma definiti, nel rifiuto di ogni vaghezza indeterminata e di ogni ambiguità ermeneutica.</em></p>
<p><em>Altro elemento ricorrente in queste giornate </em><em>è stata la domanda se l&#8217;ambiguità sussista nella teoria oppure si trovi in natura oppure, ancora, se esista e possa esistere soltanto nella persona, nella contraddittoria complessità dell&#8217;esistenza individuale; è specialmente a questo inter­rogativo che mi sembra sia legata la rivalutazione del­l&#8217;ambiguità quale vitale e creativa non-identità dell&#8217;in­dividuo con se stesso e quale allentamento, anch&#8217;esso creativo e liberatorio, di ogni struttura troppo rigida della personalità. Tendenza e valutazione che implicano l&#8217;idea secondo la quale il contrasto e le contraddizioni della vita andrebbero non già superati, ossia tolti ed eli­minati, bensì composti in una coesistenza armoniosa.</em></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
	</channel>
</rss>
