pagine 360 | prezzo 30,00€ | cm 14,5x21

Come impedire agli uomini di farsi beffe dei diritti delle donne? In materia di uguaglianza tra i sessi, che cosa si intende per un “bravo ragazzo”? È urgente, oggi, definire una morale della virilità in ogni sfera sociale: famiglia, impresa, religione, politica sessualità, linguaggio. Poiché la giustizia di genere è una delle condizioni della democrazia, abbiamo bisogno di uomini ugualitari, ostili al patriarcato, innamorati del rispetto più che del potere.
Il fine di questo libro è ridefinire la mascolinità che, da secoli, ha associato la virilità al dominio. Un’altra virilità è possibile? In un mondo dove si assiste ancora al femminicidio quotidiano, l’Autore si impegna a decostruire la virilità millenaria, proponendo anche un’alleanza con il femminismo, correttamente inteso come lotta per un cambio di civiltà e per la giustizia per tutti e per tutte.

Ivan Jablonka è storico e scrittore francese. Ha pubblicato: Histoire des grands parents que je n’ai pas eus (Prix du Sénat du livre d’histoire 2012); Laëtitia o La fine degli uomini, tr. it. Einaudi 2018 (Prix Médicis 2016); e En camping-car (Prix France Télévisions 2018). I suoi libri sono tradotti in quindici lingue.


 
pagine 216 | prezzo 18,00€ | cm 14,5,x21

Tagore ogni mattina, durante le riunioni di meditazione, di fronte agli allievi e ai professori della sua scuola in Bengala, Shantiniketan – la casa della pace – lasciava sorgere dalla sua ispirazione parole che potessero guidare la giornata. Queste parole, espresse in una lingua unica, una sorta di prosa ritmica di straordinaria purezza, raccolgono in modo diretto e spontaneo l’essenza della sua esperienza spirituale e umana trasformandole un messaggio di istantanea, perenne attualità. Ora come allora è possibile aprire a caso queste pagine per essere trasportati nell’alba di una di quelle giornate e al tempo stesso essere ricondotti intimamente alla propria quotidianità nel riflesso di quello sguardo. Come ha ricordato l’economista Amartya Sen, che fu educato a Shantiniketan, quelle discussioni spaziavano dalla letteratura indiana tradizionale al pensiero occidentale, alle culture cinese e giapponese, all’insegna della massima apertura in cui, come ha detto un altro grande allievo di Tagore, il regista cinematografico Satyajit Ray, Oriente e Occidente si fondevano in una nuova sintesi.