La parola vita, così ricorrente in questa raccolta poetica, ne costituisce l’essenza e insieme la trama compatta il cui allestimento assume la forma di una narratio monologante. In questa privatissima de senectude, sorta di esercizio della terza età vissuta come strumento di conoscenza sulla vita che “si sfalda” e sulla morte che “si fa avanti posando lieve la sua mano su una spalla”, si raccolgono i bilanci, si riflette sul percorso compiuto e si mette a punto una propria visione del mondo spesso striata dall’amarezza procurata dal tempus fugit. Travolto dall’onda pressante e caustica del ricordo, dalla solitudine, dall’ombra grigia della senilità, l’io lirico indugia sia sull’effimero, sul transeunte, sul carattere insoluto delle cose, che sul persistere e ripresentarsi puntuale, quasi aneddotico, delle efflorescenze della vita.
Queste poesie, scritte in buona parte durante l’intero arco della pandemia, risentono di quel tempo sospeso, della vertigine del vuoto, dell’incognita che allora sul mondo intero regnava sovrana.
Franco Sepe vive stabilmente a Berlino. Ha insegnato nelle università di Roma, Berlino e Potsdam. Ha pubblicato le raccolte di liriche, Elegiette berlinesi (1987), Elegia planetaria (2007), La cornetta del postiglione (2014), Naufragi in acque di porto (2021); i drammi Berlinturcomedea, L’incontro, Le mani straziate e il monologo teatrale Jenny e Luigi. Quasi un visavì (2019) apparso anche in inglese in “The Journal of the Pirandello Society of America”. Autore di due romanzi, Autobiografia dei cinque sensi (2001) e Investigazioni su un castello (2003)e della monografia letteraria Fabrizia Ramondino. Rimemorazione e viaggio, ha anche curato il volume Raf Vallone, Alfabeto della memoria (2001) e la traduzione delle poesie dell’autore costaricano Rafael Ángel Herra Escribo para que existas/Scrivo perché tu esista (2011).