pagine 120 | prezzo 12€ | cm 14,5,x21

La parola vita, così ricorrente in questa raccolta poetica, ne costituisce l’essenza e insieme la trama compatta il cui allestimento assume la forma di una narratio monologante. In questa privatissima de senectude, sorta di esercizio della terza età vissuta come strumento di conoscenza sulla vita che “si sfalda” e sulla morte che “si fa avanti posando lieve la sua mano su una spalla”, si raccolgono i bilanci, si riflette sul percorso compiuto e si mette a punto una propria visione del mondo spesso striata dall’amarezza procurata dal tempus fugit. Travolto dall’onda pressante e caustica del ricordo, dalla solitudine, dall’ombra grigia della senilità, l’io lirico indugia sia sull’effimero, sul transeunte, sul carattere insoluto delle cose, che sul persistere e ripresentarsi puntuale, quasi aneddotico, delle efflorescenze della vita.
Queste poesie, scritte in buona parte durante l’intero arco della pandemia, risentono di quel tempo sospeso, della vertigine del vuoto, dell’incognita che allora sul mondo intero regnava sovrana.

Franco Sepe vive stabilmente a Berlino. Ha insegnato nelle università di Roma, Berlino e Potsdam. Ha pubblicato le raccolte di liriche, Elegiette berlinesi (1987), Elegia planetaria (2007), La cornetta del postiglione (2014), Naufragi in acque di porto (2021); i drammi Berlinturcomedea, L’incontro, Le mani straziate e il monologo teatrale Jenny e Luigi. Quasi un visavì (2019) apparso anche in inglese in “The Journal of the Pirandello Society of America”. Autore di due romanzi, Autobiografia dei cinque sensi (2001) e Investigazioni su un castello (2003)e della monografia letteraria Fabrizia Ramondino. Rimemorazione e viaggio, ha anche curato il volume Raf Vallone, Alfabeto della memoria (2001) e la traduzione delle poesie dell’autore costaricano Rafael Ángel Herra Escribo para que existas/Scrivo perché tu esista (2011).


La creatività poetica di Garzonio è una “sogneria”, una bottega. Da artigiano di sogni lavora a scrutare, accettare, condividere i messaggi dell’inconscio. Da coltivatore di parole lascia che siano esse a chiamarlo, presentarsi, parlare, provocare. Se i sogni capitano, le parole vengono incontro, chiedono di essere accolte, ascoltate, vagliate, conservate, trasformate, sempre considerate e rispettate. Sarà il rapporto speciale con il mondo immaginale di Jung (Garzonio ha fatto analisi a Zurigo con Dieter Baumann, nipote del fondatore della Psicologia Analitica, e s’è formato in Sandplay Therapy con Dora Kalff che della psicologia junghiana ha sviluppato le potenzialità creative), sarà il pragmatismo delle origini ambrosiane, la “fabbrica degli haiku” è un lavoréri, una “stanza grande da lavoro” dove ci si impegna tecnicamente al bello e si mettono in conto sperimentazioni, ricerca continua, sorprese. Noi “inventiamo”, cioè rinveniamo qualcosa che già è dentro e fuori di noi, che resterebbe materia prima informe se non ci fosse qualcuno pronto a mettersi in gioco, a rigenerare per sé e per gli altri ciò che s’è fatto presente, plasmare, dare forma al magmatico fluire da cui tutto ebbe inizio.