pagine 192 | prezzo 18,00€ | cm 14,5,x21

Questo libro non segue una scansione strutturata, ma si lascia guidare dalle immagini, dai casi clinici, dalle storie e dai pensieri che affiorano lungo la strada: parte da aspetti più clinici e riflessivi per navigare tra miti e storie e concludere direttamente con un racconto.
Come già nel precedente volume E poiché io sono oscuro l’autore, analista junghiano, sceglie la figura del Grande Incantatore Merlino come guida e testimone di una sorta di flânerie, una passeggiata intorno al tema del senso, centrale nel pensiero di Carl Gustav Jung.
Non si tratta di un saggio di stampo accademico, quanto piuttosto di un tentativo di coniugare aspetti psicologici, filosofici, mitici e letterari per cercare di intravedere, o meglio di “sentire”, la possibilità dell’esistenza di un senso della vita. Che quel senso esista a priori o che esso invece debba essere costruito da ciascuno è meno importante del fatto di potersi percepire all’interno di una narrazione, la propria vita, dotata di significato.


Questo libro raccoglie un carteggio dal quale emerge lo sfondo del lavoro analitico, quell’ambiente dei pensieri che di solito non viene dichiarato nei lavori scritti: quell’impasto cioè di sensibilità, affettività, esperienze personali, sapere accumulato che definisce la postura del terapeuta e la singolare qualità del suo pensiero.
La riflessione si snoda attraverso l’individuazione di coppie di concetti significativi, tra cui: tradizione-tradimento, tradimento-trasformazione, mondo interno-mondo esterno, certezza-incertezza, psiche-mondo, paticità-linguaggio, ordinario-straordinario, senso-significato. Per concentrarsi infine su due concetti fondamentali del pensiero di Carl Gustav Jung, che a tutt’oggi continuano a dare molto da pensare: essere vitale inconoscibile e sfera inconscia indefinitamente estesa.
Nel dialogo risuona come un leitmotiv la domanda: Vivere è altra cosa dal comprendere? Nei modi in cui ognuno degli autori l’ha argomentata sono venute alla luce le più profonde differenze nelle credenze originarie che stanno alla base dei loro rispettivi modi di intendere il lavoro analitico e l’esistenza.