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Questo libro raccoglie un carteggio dal quale emerge lo sfondo del lavoro analitico, quell’ambiente dei pensieri che di solito non viene dichiarato nei lavori scritti: quell’impasto cioè di sensibilità, affettività, esperienze personali, sapere accumulato che definisce la postura del terapeuta e la singolare qualità del suo pensiero.
La riflessione si snoda attraverso l’individuazione di coppie di concetti significativi, tra cui: tradizione-tradimento, tradimento-trasformazione, mondo interno-mondo esterno, certezza-incertezza, psiche-mondo, paticità-linguaggio, ordinario-straordinario, senso-significato. Per concentrarsi infine su due concetti fondamentali del pensiero di Carl Gustav Jung, che a tutt’oggi continuano a dare molto da pensare: essere vitale inconoscibile e sfera inconscia indefinitamente estesa.
Nel dialogo risuona come un leitmotiv la domanda: Vivere è altra cosa dal comprendere? Nei modi in cui ognuno degli autori l’ha argomentata sono venute alla luce le più profonde differenze nelle credenze originarie che stanno alla base dei loro rispettivi modi di intendere il lavoro analitico e l’esistenza.