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Cosa sono diecimila anni rispetto all’eterno? La parola poetica di Antonella Caggiano ha la sua origine in un sentimento metafisico dell’esilio, in una tensione radicale tra l’apparire e il dissolversi. Nello spazio sospeso dei suoi versi l’esistenza si dà come enigma, come flusso di sogni e risvegli su cui l’eterno si rifrange senza mai compiersi. In queste liriche il tempo è contemporaneamente quello del vissuto, quello della memoria e quello dei momenti sovrastati dal soffio dell’indeterminato o dai richiami dell’inconscio, dal pathos dei segreti, dall’urgenza dei sentimenti inesprimibili, da un amore doloroso e inesausto per i colori e le forme del mondo.
Una storia amara si è bruciata a monte di questi versi; l’autrice cerca nell’umano allo stato puro o nella natura un conforto o un esorcismo liberando dal fondo del proprio strazio, in un linguaggio nitido, terso e palpitante, delle folgoranti immagini di bellezza.