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La creatività poetica di Garzonio è una “sogneria”, una bottega. Da artigiano di sogni lavora a scrutare, accettare, condividere i messaggi dell’inconscio. Da coltivatore di parole lascia che siano esse a chiamarlo, presentarsi, parlare, provocare. Se i sogni capitano, le parole vengono incontro, chiedono di essere accolte, ascoltate, vagliate, conservate, trasformate, sempre considerate e rispettate. Sarà il rapporto speciale con il mondo immaginale di Jung (Garzonio ha fatto analisi a Zurigo con Dieter Baumann, nipote del fondatore della Psicologia Analitica, e s’è formato in Sandplay Therapy con Dora Kalff che della psicologia junghiana ha sviluppato le potenzialità creative), sarà il pragmatismo delle origini ambrosiane, la “fabbrica degli haiku” è un lavoréri, una “stanza grande da lavoro” dove ci si impegna tecnicamente al bello e si mettono in conto sperimentazioni, ricerca continua, sorprese. Noi “inventiamo”, cioè rinveniamo qualcosa che già è dentro e fuori di noi, che resterebbe materia prima informe se non ci fosse qualcuno pronto a mettersi in gioco, a rigenerare per sé e per gli altri ciò che s’è fatto presente, plasmare, dare forma al magmatico fluire da cui tutto ebbe inizio.