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	<title>Risultati della ricerca per &#8220;Zajde, Nathalie&#8221; &#8211; Moretti &amp; Vitali</title>
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	<description>Cras iterabimus aequor</description>
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	<title>Risultati della ricerca per &#8220;Zajde, Nathalie&#8221; &#8211; Moretti &amp; Vitali</title>
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		<title>I figli dei sopravvissuti</title>
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		<dc:creator><![CDATA[stefania.barcella]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 27 Jan 2012 09:30:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Il Tridente Saggi]]></category>
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					<description><![CDATA[Chi ha avuto in sorte di vivere esperienze estreme e traumatizzanti che hanno frantuma­to la percezione dell&#8217;identità e della vita, o di essere l&#8217;erede di questa memoria traumatica, se &#8220;sopravvive&#8221; diviene portatore di un dram­matico paradosso esistenziale. Da una parte &#8230; <a href="https://morettievitali.it/?libri=i-figli-dei-sopravvissuti">Continue Reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Chi ha avuto in sorte di vivere esperienze estreme e traumatizzanti che hanno frantuma­to la percezione dell&#8217;identità e della vita, o di essere l&#8217;erede di questa memoria traumatica, se &#8220;sopravvive&#8221; diviene portatore di un dram­matico paradosso esistenziale. Da una parte ha la necessità di esprimersi e di trovare ascol­to in qualcuno che lo accolga, lo rispecchi e lo aiuti a dare senso e coesione a ciò che rimane della sua identità individuale e storica; dall&#8217;al­tra ha l&#8217;intima e irriducibile convinzione che nessuno lo potrà veramente capire.</p>
<p><span id="more-680"></span>È l&#8217;inferno dei figli dei sopravvissuti della Shoah, sospesi fra una memoria ancestrale e un futuro non rappresentabile, fra il bisogno di conoscere le vicende della propria origine e quello di dimenticare per non lasciarsi inghiot­tire da una memoria devastante che potrebbe compromettere l&#8217;adattamento all&#8217;oggi e alla complessità del divenire. Per rimanere vivi in queste condizioni, occorre, ci dice l&#8217;autrice, un «orgoglio smisurato».</p>
<p><span class="search-everything-highlight" style="background-color: #FFF984; font-weight: bold; color: #000; padding: 0 1px;">Nathalie</span> <span class="search-everything-highlight" style="background-color: #FFF984; font-weight: bold; color: #000; padding: 0 1px;">Zajde</span> &#8211; utilizzando i modelli teori­ci dell&#8217;etnopsichiatria &#8211; ha intervistato più di quaranta sopravvissuti e loro figli, con sensibi­lità di sentimento e penetrazione psicologica. La sua ricerca si focalizza sulla memoria traumatica ereditata dai figli di chi è riuscito a scampare allo sterminio e all&#8217;orrore nazista: persone che ereditano il peso di una dramma­tica diversità iscritta loro malgrado nel fondo oscuro della propria anima, vittime di una sindrome organizzata attorno alla scissione, all&#8217;incubo, al sentimento di intenso terrore e di abbandono, a una irritabilità strana e incura­bile. Persone che, come osserva <span class="search-everything-highlight" style="background-color: #FFF984; font-weight: bold; color: #000; padding: 0 1px;">Zajde</span>, «non appartengono al mondo dei semplici esseri umani, ma a un&#8217;altra sfera, sicuramente sacra».</p>
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