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	<title>Risultati della ricerca per &#8220;Rosalia Zabelli&#8221; &#8211; Moretti &amp; Vitali</title>
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	<title>Risultati della ricerca per &#8220;Rosalia Zabelli&#8221; &#8211; Moretti &amp; Vitali</title>
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		<title>Un essere ossuto</title>
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		<dc:creator><![CDATA[stefania.barcella]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 07 Feb 2012 10:25:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fabula]]></category>
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					<description><![CDATA[Un essere ossuto è il libro della piena maturità di Rosalia Zabelli, una fra le voci più originali e se­grete della nostra poesia. Il fascino primo dei quattrocentotrenta haiku che lo compongono sprigiona dalla frizione, dalla tensione capace di innestarsi &#8230; <a href="https://morettievitali.it/?libri=un-essere-ossuto">Continue Reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Un essere ossuto </em>è il libro della piena maturità di <span class="search-everything-highlight" style="background-color: #FFF984; font-weight: bold; color: #000; padding: 0 1px;">Rosalia</span> <span class="search-everything-highlight" style="background-color: #FFF984; font-weight: bold; color: #000; padding: 0 1px;">Zabelli</span>, una fra le voci più originali e se­grete della nostra poesia.</p>
<p>Il fascino primo dei quattrocentotrenta haiku che lo compongono sprigiona dalla frizione, dalla tensione capace di innestarsi tra la mite in­flessibilità della forma strofica (tre versi, secon­do canone: metricamente peraltro più liberi) e l'&#8221;enorme dire&#8221; che la sostanzia e la sfida. <span id="more-969"></span>Ideal­mente divisi per gruppi tematici (le donne, le ra­ne, un &#8220;si è&#8221; impersonale che avrebbe fatto la gioia di Lévinas e di Blanchot, io, Dio&#8230;), talvol­ta questi haiku veicolano un&#8217;osservazione &#8220;na­turale&#8221;, talaltra precipitano schegge di un&#8217;inte­riorità senza requie: nell&#8217;un caso e nell&#8217;altro, quel che si imprime sulla pagina è un particola­re (minimo ma decisivo spostamento di pro­spettiva e di sguardo), in grado di perturbare tutto quel che sapevamo, o avevamo la presun­zione di sapere, sull&#8217;oggetto di volta in volta fol­gorato (compresa colei che dice &#8220;io&#8221;).</p>
<p>Sferzata da un erotismo incoercibile, la pronun­cia ossuta, dura, istantanea, che possiamo im­maginare sempre sul punto di cedere alla carna­lità che la tenta e finisce quasi immancabilmente per negarlesi, deve riempire il bianco (della pa­gina, dello stacco fra verso e verso, del silenzio) da cui è accerchiata. Ma questo bianco è la sua fortuna. Un essere ossuto sta scritto nei suoi frammenti di parole quanto nel vuoto che le contorna: ed è questo vuoto che lo sposta, che suscita echi ed aloni, che lo strappa alla dura terra senza orizzonte a cui è inchiodato, per slanciarlo incessantemente oltre ogni possibile e impossibile confine.</p>
<p align="right">Stefano Lecchini</p>
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