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	<title>Risultati della ricerca per &#8220;Roberta Lanfredini&#8221; &#8211; Moretti &amp; Vitali</title>
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	<title>Risultati della ricerca per &#8220;Roberta Lanfredini&#8221; &#8211; Moretti &amp; Vitali</title>
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		<title>Volontà</title>
		<link>https://morettievitali.it/?libri=volonta</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[morettievitali]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 23 Oct 2017 13:20:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Atque]]></category>
		<category><![CDATA[il Tridente Campus]]></category>
		<category><![CDATA[Riviste]]></category>
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					<description><![CDATA[ATQUE &#8211; materiali tra filosofia e psicoterapia Rivista semestrale Nuova serie, n. 21 – anno 2017 Tra i concetti classici del pensiero filosofico e psicologico quello di &#8220;volontà&#8221; appare oggi uno dei concetti più interrogati e messi in questione nei &#8230; <a href="https://morettievitali.it/?libri=volonta">Continue Reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p dir="LTR" align="LEFT">ATQUE &#8211; materiali tra filosofia e psicoterapia</p>
<p dir="LTR" align="LEFT">Rivista semestrale</p>
<p>Nuova serie, n. 21 – anno 2017</p>
<p dir="LTR" align="JUSTIFY">Tra i concetti classici del pensiero filosofico e psicologico quello di &#8220;volontà&#8221; appare oggi uno dei concetti più interrogati e messi in questione nei suoi assetti tradizionali, a partire dallo stress e alla revisione cui tali assetti sono sottoposti da parte delle nuove scienze della mente e del cervello. Anzitutto, a essere posta in questione è proprio l’autonomia della volontà, il suo essere &#8220;causa sui&#8221; a differenza di ogni altro fenomeno naturale. Questo, sia nella concezione razionale (l’autonomia della volontà come effetto della ragione) sia nella versione per così dire decisionista e volontarista (l’autonomia della volontà come quanto riesce a sbloccare i dilemmi del puro pensare). Secondariamente, si osserva come la volontà tragga motivo e addirittura sorga da complessi e stati emozionali, talvolta in conflitto al loro interno. Come se l’autonomia della volontà non fosse altro che l’affermarsi di uno stato emozionale su altri. Un terzo aspetto di problematizzazione della volontà è quello relativo ai suoi correlati neurali e ai circuiti cerebrali che coinvolge. Qui uno dei temi più scottanti diviene quello del rapporto tra volontà e coscienza, nel presupposto che quest’ultima (come hanno mostrato i fondamentali studi di Libet) giunge sempre dopo che una decisione è stata presa. A questo punto diviene quanto mai attuale, per quanto difficile da tracciare, la distinzione tra il volontario e l’involontario: quanto siamo signori e responsabili delle nostre azioni e quanto, invece, queste sono conseguenza (mediata talvolta in maniera sofisticata) da processi ed eredità culturali, sollecitazioni ambientali e scelte &#8220;storiche&#8221; precedenti, non solo di tipo individuale. In pratica, a venir messa in questione è la stessa nozione di soggetto autonomo e responsabile, soprattutto perché si ritengono impraticabili le soluzioni dualiste e intrinsecamente aporetiche quelle riduzionistiche (…). Siamo così esposti a un duplice dilemma. Da un lato, la volontà pare traballare nella sua autocostituente autonomia fino a dissolversi in qualcosa di storicamente divenuto ovvero nella ricostruzione di un processo che si è alimentato di una pluralità di fattori sia endogeni (emozioni, impulsi, frustrazioni, desideri) sia esogeni (contesti, culture, determinazioni di ordine genetico e, più in generale, biologico). Dall’altro, il nesso concettualmente fondante tra volontà e intenzione consapevole pare dissolversi nel gioco pragmatico delle attribuzioni e linguistiche e delle negoziazioni sociali. È a partire da questo quadro problematico e da tali sollecitazioni, che il presente numero di Atque raccoglie contributi che intervengono sia sulla genealogia filosofica del concetto classico di volontà (…) sia sulla complessa soglia rappresentata dal modo con cui la questione della volontà è ripresa e revisionata in vari ambiti: dalla filosofia alle neuroscienze, dalle scienze cognitive alla filosofia della mente e ai saperi psicoanalitici.</p>
<p dir="LTR" align="RIGHT">Fabrizio Desideri e Paolo Francesco Pieri</p>
<p dir="LTR" align="JUSTIFY">Partire dall’immagine classica e insieme attuale del medico-filosofo, «atque<span lang="AR-YE">»</span><span lang="IT"> intende stimolare e raccogliere ricerche e studi in quello spazio intermedio che la psicoterapia e la pratica filosofica vengono a determinare e contemporanea­mente lasciano da pensare.</span></p>
<p dir="LTR" align="JUSTIFY">I potenziali lettori di «atque<span lang="AR-YE">»</span><span lang="IT"> sono in questo senso gli psicoterapeuti di vario orientamento (freudiano, junghiano, adleriano, cognitivista – e non solo) e insieme a loro i filosofi, e quindi tutti coloro che intendano assumere criticamente i propri saperi formalizzati e la tradizione di ricerca cui finirebbero quasi involontariamente con l’appartenere.</span></p>
<p>In particolare, i membri delle numerose e più recenti scuole di psicologia e di psicoterapia oltre che alle scuole di maggiore tradizione in Italia, sono quei lettori con cui <span lang="AR-YE">«</span><span lang="IT">atque</span><span lang="AR-YE">»</span><span lang="IT"> – da oltre venticinque anni – tende a rivolgersi ponendosi nel contempo in discussione.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><i>Contributi di</i> Rossella Bonito Oliva, Giuliano Campioni, Mario De Caro, <span class="search-everything-highlight" style="background-color: #FFF984; font-weight: bold; color: #000; padding: 0 1px;">Roberta</span> <span class="search-everything-highlight" style="background-color: #FFF984; font-weight: bold; color: #000; padding: 0 1px;">Lanfredini</span>, Milena Mancini, Luca Pinzolo, Amedeo Ruberto, Carlo Sini, Giovanni Stanghellini, Filippo Tempia</p>
<p><i>Argomenti</i> Il soggetto del volere / Rappresentazioni e narrazioni dell’azione: l’altrimenti e la decisione. Per una fenomenologia del contingente / Neuroscienze della volontà e della decisione / Volontà, libero arbitrio ed epifenomenismo / Intenzionalità fungente: involontarietà e impersonalità in fenomenologia / Friedrich Nietzsche: critica e affermazione della &#8220;volontà&#8221; / Io, coscienza e volontà. La necessità del possibile / La dialettica della volontà e dell’involontario / L’evento della volontà in una prospettiva comparativa. L’azione e l’agente nella <i>Bhagavadgītā</i></p>
<p>&nbsp;</p>
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			</item>
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		<title>Pensare in ultimo</title>
		<link>https://morettievitali.it/?libri=pensare-in-ultimo</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[morettievitali]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 18 Feb 2014 10:36:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[il Tridente Campus]]></category>
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					<description><![CDATA[I saggi che compongono questo libro dedicato al pensiero di Maurice Merleau-Ponty muovono tutti dalla convinzione, espressa dallo stesso Merleau-Ponty, secondo cui c’è sempre un impensato che ogni filosofo si lascia alle spalle quando giunge al termine della propria vita, &#8230; <a href="https://morettievitali.it/?libri=pensare-in-ultimo">Continue Reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: small;">I saggi che compongono questo libro dedicato al pensiero di Maurice Merleau-Ponty muovono tutti dalla convinzione, espressa dallo stesso Merleau-Ponty, secondo cui c’è sempre un impensato che ogni filosofo si lascia alle spalle quando giunge al termine della propria vita, che appartiene a lui solo interamente, ma che nel contempo mette capo a qualcosa o a qualcun altro. Ciascun pensatore, in altre parole, circoscrive con la propria opera, attraverso gli aspetti frontali e manifesti della sua parola, un campo che è ancora da meditare, lasciando ad altri il compito di attraversarlo e di ampliarlo, di modo che la fedeltà alle proprie idee possa essere affermata nella maniera più autentica se non pensando di nuovo. Questo è quanto gli autori del presente volume si sono proposti di fare, mirando ad alcuni temi della filosofia di Merleau-Ponty che appartengono alla fase finale di un’esistenza prematuramente interrotta o che, per quanto vivi e operanti, sono però rimasti allo stato latente oppure confinati in manoscritti che solo di recente sono stati resi di dominio pubblico, costituendo quell’ombra che accompagna sempre le figure dei grandi filosofi, e in cui spesso risiede il loro lascito più fecondo e duraturo. Emerge così la ricchezza e la vitalità di un pensiero ben lontano dall’aver esaurito la profondità della propria portata e che continuerà a fecondare la ricerca filosofica  ancora per molto tempo a venire. </span></p>
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		<title>Prima e terza persona</title>
		<link>https://morettievitali.it/?libri=prima-e-terza-persona</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[morettievitali]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 24 Sep 2013 14:46:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Atque]]></category>
		<category><![CDATA[il Tridente Campus]]></category>
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					<description><![CDATA[ATQUE materiali tra filosofia e psicoterapia &#160; Rivista semestrale Nuova serie n. 13 – anno 2013 &#160; &#160; &#160; Contributi di: Giampiero Arciero,  Arnaldo Ballerini, Fabrizio Desideri, Michele Di Francesco, Rossella Fabbrichesi, Carlo Gabbani, Roberta Lanfredini, Mauro Mandrioli, Patrizia Pedrini, &#8230; <a href="https://morettievitali.it/?libri=prima-e-terza-persona">Continue Reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h1><span style="text-decoration: underline;">ATQUE</span></h1>
<p><span style="text-decoration: underline;">materiali tra filosofia e psicoterapia</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Rivista semestrale</p>
<p>Nuova serie n. 13 – anno 2013</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Contributi di:</strong></p>
<p><strong>Giampiero Arciero,  Arnaldo Ballerini, Fabrizio Desideri, Michele Di Francesco,</strong></p>
<p><strong>Rossella Fabbrichesi, Carlo Gabbani, <span class="search-everything-highlight" style="background-color: #FFF984; font-weight: bold; color: #000; padding: 0 1px;">Roberta</span> <span class="search-everything-highlight" style="background-color: #FFF984; font-weight: bold; color: #000; padding: 0 1px;">Lanfredini</span>, Mauro Mandrioli,</strong></p>
<p><strong>Patrizia Pedrini, Pietro Perconti, Mariagrazia Portera, Alfredo Tomasetta</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Con un saggio di Gertrude Elizabeth Margaret Anscombe</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>«Danilo Cargnello, in un saggio dedicato alla “Ambiguità della Psichiatria”, riproponeva a tutti gli psichiatri che tentassero di essere consapevoli del fondamento epistemico del loro pensare e del loro fare, la realtà della posizione dilemmatica della psichiatria, che, come scriveva, “costringe chi la esercita a oscillare tra un aver-qualcosa-di-fronte e un essere-con-qualcuno”. Confrontati con l’apparente aporia di queste due posizioni, verrebbe voglia di rispondere: né l’una, né l’altra, bensì tutte e due – anche se occorre ribadire, con Cargnello, di mai “sorpassare il limite di quella distanza critica per cui un uomo non risulta più tale, ma solo qualcosa”. L’esercizio della psicopatologia si fonda anche su questo: su una fluida modulazione della distanza intersoggettiva, di continuo oscillando fra l’immedesimazione nei vissuti dell’altro e la distaccata riflessione sulla densità dei significati che essi veicolano. E soltanto posizioni di un estremismo radicale – o costante immedesimazione o costante oggettivazione – conducono a psichiatrie opposte e forse impossibili. Del resto Jaspers sottolineava la inadeguatezza di una osservazione senza partecipazione, in un ambito, come appunto quello psicopatologico, nel quale l’unico strumento che il ricercatore ha è se stesso (…). Ma se “per stare ai fatti stessi” (che è il precetto husserliano), la fenomenologia in psichiatria si sforza di illuminare i fenomeni in quanto fenomeni e non in quanto teorizzati o reificati, ciò significa di per sé l’aver realizzato una psicopatologia “della prima persona”? Mi sembra che il problema sia meglio posto in termini di percorso e di tendenza che non definitivamente risolto. Quando Jaspers scrive: “L’oggetto della psicopatologia è l’accadere psichico reale e cosciente. Noi vogliamo sapere che cosa provano gli esseri umani nelle loro esperienze e come le vivono”; in questo modo egli definisce il manifesto di qualsivoglia psicopatologia. Ma di una psicopatologia che tenderà a cogliere e incontrare radicalmente la soggettività dell’altro alla “prima persona”. Mi sembra che questo progetto sia ineludibile in ogni indagine psicopatologica e in ogni progetto psicoterapico, anche se resta una meta ideale – visto che ogni vissuto altrui è modificato anche per il solo fatto di essere mediatizzato dal linguaggio. Se, con Wittgenstein, “I limiti del mio linguaggio significano i limiti del mio mondo”, come potremo afferrare nella comunicazione una modificazione di essenza che si ponga verosimilmente prima del linguaggio? È, direi, come voler appendere un quadro a un chiodo – dipinto nel quadro stesso» (Arnaldo Ballerini).</p>
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