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	<title>Risultati della ricerca per &#8220;Giegerich, Wofgang&#8221; &#8211; Moretti &amp; Vitali</title>
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	<description>Cras iterabimus aequor</description>
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	<title>Risultati della ricerca per &#8220;Giegerich, Wofgang&#8221; &#8211; Moretti &amp; Vitali</title>
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		<title>Alchimia della Storia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[stefania.barcella]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 27 Jan 2012 10:28:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Il Tridente Saggi]]></category>
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					<description><![CDATA[Wolfgang Giegerich, filosofo e analista junghiano, è considerato il più radicale e allo stesso tempo il più fedele dei seguaci di Jung. È uno dei pochi autori post-junghiani che non si accontentano di approfondire e divulgare il tesoro ereditato, ma &#8230; <a href="https://morettievitali.it/?libri=alchimia-della-storia">Continue Reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Wolfgang <span class="search-everything-highlight" style="background-color: #FFF984; font-weight: bold; color: #000; padding: 0 1px;">Giegerich</span>, filosofo e analista junghiano, è considerato il più radicale e allo stesso tempo il più fedele dei seguaci di Jung. È uno dei pochi autori post-junghiani che non si accontentano di approfondire e divulgare il tesoro ereditato, ma che utilizza il suo rigore filosofico e la sua intuizio­ne psicologica per creare del nuovo. In questo libro psicologia, storia e filosofia si intrecciano e tessono un arazzo di quello che Jung ha chiamato realtà psichica, con tutte le sue sfumature.</p>
<p><span id="more-708"></span>Nella prima parte l&#8217;autore &#8211; in una sorta di <em>con­trocanto </em>con il libro di Remo Bodei <em>&#8220;Se la storia ha un senso&#8221; </em>&#8211;<em> </em>mostra come la storiografia abbia sostituito il racconto mitico: &#8220;abbiamo bisogno di occuparci di eventi del passato &#8211; guerre, conqui­ste, sistemi politici che cambiano &#8211; nello stesso modo con cui l&#8217;uomo arcaico aveva bisogno di racconti di titani e di dei&#8230; Noi crediamo nella storia. Non solo crediamo che anche al tempo in cui per gli uomini non tutto era storico, tutto si sia comunque sviluppato in modo storico&#8221;. Gli avvenimenti dei tempi antichi avevano sull&#8217;uomo un potere coercitivo con il quale lo guardavano e gli parlavano; ora tutto si è ribaltato: è l&#8217;uomo che guarda il passato e col suo sguardo fa impietrire gli eventi confinandoli a una dimensione inanimata. Tuttavia quello che è diventato passato, cioè sto­ria, ha bisogno di essere guardato e nuovamente raccontato, o come si dice &#8220;riletto&#8221;, in ogni epoca. Qual è dunque per <span class="search-everything-highlight" style="background-color: #FFF984; font-weight: bold; color: #000; padding: 0 1px;">Giegerich</span> il senso della storia? Sembra che l&#8217;uomo l&#8217;abbia inventata per dare agli eventi un senso che si riferisce a lui, per autoriferirla a sé stesso: un senso che lo pone al centro degli eventi. La realtà psichica invece rimane qualcosa che non può essere guardato dall&#8217;uomo. &#8220;Gli archetipi da sempre guardano e continuano a guardare nella nostra vita&#8221;. Di che cosa ci parlano gli archetipi oggi? Si doman­da <span class="search-everything-highlight" style="background-color: #FFF984; font-weight: bold; color: #000; padding: 0 1px;">Giegerich</span>. Attraverso la rilettura di opere quali <em>&#8220;La colonia penale di Kafka&#8221; </em><span class="search-everything-highlight" style="background-color: #FFF984; font-weight: bold; color: #000; padding: 0 1px;">Giegerich</span> ci induce a rimettere in discussione alcune delle nostre certez­ze, anche quella più consolidata dall&#8217;illuminismo in poi: la libertà dell&#8217;individuo. Curiosamente, oggi, solo i neuroscienziati sono <em>rappresentanti </em>ufficiali della <em>certezza </em>e possono permettersi di dire che l&#8217;individuo non è così libero come l&#8217;illuminismo aveva pensato; e usano a sostegno delle loro tesi non pensieri ma &#8220;sezioni del cervello, tagliato virtualmente a fette&#8221;. Così nel saggio <em>&#8220;La morte dell&#8217;anima nella civiltà della tecnica&#8217; </em>viene dato corpo al mito in cui viviamo: la scienza può&#8230; ma che cosa produce? Traendo spunto dalla poesia di Hölderlin <em>&#8220;Metà della vita&#8217; </em>viene descritta la &#8220;rottura&#8221; fra il prima e il dopo, fra l&#8217;antico e il nuovo, fra l&#8217;estate, la vita piena, un mondo incan­tato (mitico) e l&#8217;inverno, le mura fredde, l&#8217;assenza di parole. Ma anche questa rottura non è definitiva ma fa parte invece di un processo alchemico, di trasformazione&#8230;</p>
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