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	<title>Risultati della ricerca per &#8220;Gianni Kaufman&#8221; &#8211; Moretti &amp; Vitali</title>
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	<title>Risultati della ricerca per &#8220;Gianni Kaufman&#8221; &#8211; Moretti &amp; Vitali</title>
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		<title>Metafore del Sè</title>
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		<dc:creator><![CDATA[morettievitali]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 07 Mar 2017 11:50:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[il Tridente Campus]]></category>
		<category><![CDATA[Novità]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Gli scritti raccolti nel libro propongono tre spunti interpretativi per la comprensione e l’impiego clinico, nella psicoterapia contemporanea, del concetto di Sé proposto da C.G. Jung. I primi due testi attingono da tradizioni religiose distanti &#8211; la concezione cristiana del <em>Dio trinitario </em>e il <em>Non-Sé del Buddismo</em> – per offrire immagini suggestive e attuali della totalità psichica. Il terzo rimanda alla fenomenologia e all’immaginario onirico per sondare l’ipotesi del <em>Sé</em> come <em>dimora</em> interiore.</p>
<p>L’intento comune è indagare lo scenario ormai molto frequente delle esperienze di dissociazione e frammentazione psichica, prodotto di appartenenze e identificazioni insieme coinvolgenti e complesse, che segnalano una costituzione progressivamente meno coesa e sempre più <em>plurale</em> del Sé. In vista peraltro della tensione a rintracciare nuovamente, attraverso percorsi e modi di conoscenza individuale, il senso di originalità e la dimensione unitaria che connotano l’esperienza soggettiva umana. Un ruolo chiave, sotto questo profilo, assumono la dimensione temporale &#8211; intreccio fra memorie e progettualità tesa al futuro &#8211; e quella spaziale, intesa come rispecchiarsi e simbolizzarsi del Sè nel luogo delle origini e nell’<em>habitat </em>quotidianamente vissuto.</p>
<p>La cifra “plurale” del discorso sul Sé, infine, assume più apertamente rilievo nella relazione analitica, dove è in gioco non solo la soggettività “plurale” del paziente ma anche quella del terapeuta.</p>
<p>Alla luce delle molteplici metafore che gli autori rintracciano, è poi inevitabile porsi la domanda: a quale tipo di “oggettività” può tendere l’interpretazione analitica?</p>
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