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	<title>Risultati della ricerca per &#8220;Desideri, Adele&#8221; &#8211; Moretti &amp; Vitali</title>
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	<description>Cras iterabimus aequor</description>
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	<title>Risultati della ricerca per &#8220;Desideri, Adele&#8221; &#8211; Moretti &amp; Vitali</title>
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		<title>La figlia della memoria</title>
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		<dc:creator><![CDATA[morettievitali]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 15 Jun 2016 14:15:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Le forme dell immaginario]]></category>
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					<description><![CDATA[L’infanzia e l’adolescenza, risorgenti in noi durante l’intera vita come un sogno, sono la radice stessa dell’esistere. Spesso non si sa dove e come si siano nascoste, se mai ci siano state. Spesso ci richiamano, in un alternarsi di luce &#8230; <a href="https://morettievitali.it/?libri=la-figlia-della-memoria">Continue Reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">L’infanzia e l’adolescenza, risorgenti in noi durante l’intera vita come un sogno, sono la radice stessa dell’esistere. Spesso non si sa dove e come si siano nascoste, se mai ci siano state. Spesso ci richiamano, in un alternarsi di luce e buio significativi. È il tempo in cui intuiamo e pratichiamo l’essenza stessa di ogni cosa e ci nutriamo della gioia e dei più profondi dolori. È anche il tempo in cui ci si guarda e si riflette: ogni istante diventa uno specchio &#8211; nei rapporti con la natura, con le persone, col nostro corpo. Non c’è nessuno a cui riferire le nostre emozioni, le esperienze. Sentiamo che non saremo capiti. Abbiamo una precoce sensazione dell’inadeguatezza degli adulti, soprattutto nelle nostre esperienze più profonde. Scrive infatti <span class="search-everything-highlight" style="background-color: #FFF984; font-weight: bold; color: #000; padding: 0 1px;">Adele</span>: «Come avrei potuto spiegare a mamma (…) che il mio corpo era diventato “i miei corpi”: uno sopra, come una nuvola, e uno sotto, immobilizzato?». È quello anche il tempo in cui si vedono i fantasmi, si sentono le voci, si prevede il domani.</p>
<p style="text-align: justify;"><span class="search-everything-highlight" style="background-color: #FFF984; font-weight: bold; color: #000; padding: 0 1px;">Adele</span> tratta il tutto con il distacco, e quindi l’ironia, di chi ha imparato a comportarsi in modo da non essere travolta da quelle prime umane vicende. Da questa sua ironia e dai rapporti infantili viene anche l’uso del toscano popolare che dà forma e colore a tanti passi del suo ricordare. Non a caso lei scrive che «La lingua toscana, forse più di altri idiomi materni, ti entra nel sangue attraverso il latte e ti segna a fondo». E, in un altro passo, conferma: «Avere radici toscane ha significato, per me, sapere e potere accorciare le distanze» con gli altri. Penso che qualcosa di simile possa accadere al lettore di questo libro.</p>
<p style="text-align: right;">Franco Loi</p>
<p style="text-align: right;">Milano, 10 febbraio 2013</p>
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		<title>Stelle a Merzò</title>
		<link>https://morettievitali.it/?libri=stelle-a-merzo</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[morettievitali]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 07 Nov 2013 17:22:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fabula]]></category>
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					<description><![CDATA[postfazione di Paolo Lagazzi, quarta di copertina di Tomaso Kemeny, disegno di copertina di Daniela Tomerini &#160; Stelle a Merzò di Adele Desideri si origina dalla trasposizione per frammenti lirico-elegiaci di una storia d&#8217;amore appresa “dalla viva voce della protagonista”. &#8230; <a href="https://morettievitali.it/?libri=stelle-a-merzo">Continue Reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>postfazione di Paolo Lagazzi, quarta di copertina di Tomaso Kemeny,</p>
<p>disegno di copertina di Daniela Tomerini</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Stelle a Merzò </em>di <span class="search-everything-highlight" style="background-color: #FFF984; font-weight: bold; color: #000; padding: 0 1px;">Adele</span> <span class="search-everything-highlight" style="background-color: #FFF984; font-weight: bold; color: #000; padding: 0 1px;">Desideri</span> si origina dalla trasposizione per frammenti lirico-elegiaci di una storia d&#8217;amore appresa “dalla viva voce della protagonista”. Come in un diario-resoconto di una passione estiva, il testo trova il suo incipit il 28 luglio 2009 a Merzò, per concludersi, circolarmente, a Merzò (dopo passi contestualizzati ad Airola, Milano, Ponte di Santa Margherita ecc.) il 31 ottobre 2009.</p>
<p>Il testo può venire recepito come “il cerchio perfetto in cui l&#8217;amore fallisce”, una mitica passione, paradossalmente essendo Merzò Comune di Sesta Godano, provincia di La Spezia, Liguria, “Godano” derivando dal longobardo “Wotàn”, niente di meno che il Dio Odino.</p>
<p>Ma nonostante il nome del Comune, che allude agli augurabili godimenti degli innamorati, questa è una storia fisica e metafisica di patimenti tesi faticosamente alla catarsi, trattandosi di una passione che figlia la percezione dell&#8217;impossessamento da parte del nulla, o meglio se ne lascia pervadere, come enunciano i versi “Non si può dimenticare / quel rotondo sentimento del nulla / che cresce nel ventre / – ed è un ospite, un intruso”. Le stesse parole che costituiscono il testo risultano come “riti inverecondi, / ancelle dei tuoi sbagli …”.</p>
<p>I panorami, le atmosfere, gli stati d&#8217;animo evocati da <span class="search-everything-highlight" style="background-color: #FFF984; font-weight: bold; color: #000; padding: 0 1px;">Adele</span> <span class="search-everything-highlight" style="background-color: #FFF984; font-weight: bold; color: #000; padding: 0 1px;">Desideri</span> vengono sfregiati da squarci di disperazione che giungono a rendere appetibile la stessa morte (“&#8230; e non posso dire / quanto sia dolce con te / questo morire…”), tanto da volere bloccare questi momenti di assoluto tormento: “Fermiamo l&#8217;orologio, / fermiamola, questa vita / che non ci vuole &#8230;”. Cosi la poetessa elabora “il sigillo &#8230; alla perduta estate” e l&#8217;intensità dell&#8217;esperienza evocata tutto crudelmente cancella: “A Merzò resteranno solo ombre, / desolate tracce di una fugata quiete”.</p>
<p>La fine d&#8217;un amore qui si raffigura come un&#8217;ombra mortale che trascina negli abissi dell&#8217;annullamento anche le cose: “La casa che esplodeva d&#8217;amore / ora muore&#8230;”. La luce stessa appare come aggressiva se non assassina: “In questa luce che travolge / ma non illumina&#8230;”.</p>
<p>Nonostante l&#8217;oscurità che pervade il mondo femminile alla morte d&#8217;un amore, la nostalgia stenta a morire: “Ti aspetterò qui, sul colle di Merzò, / quando il sole all&#8217;imbrunire / colora i prati, l&#8217;erba selvatica, / le panchine divelte”, e si può arguire che le “panchine divelte” siano la proiezione nel reale di un crollare delle fondamenta dell’io.</p>
<p>La malattia d&#8217;amore pare irrimediabile, anche se i versi dell&#8217;autrice tendono a portare alla catarsi il lettore sensibile, i <em>mal-aimé</em> alla Apollinaire.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Tomaso Kemeny</p>
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