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	<title>Risultati della ricerca per &#8220;Daniela Tomerini&#8221; &#8211; Moretti &amp; Vitali</title>
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	<description>Cras iterabimus aequor</description>
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	<title>Risultati della ricerca per &#8220;Daniela Tomerini&#8221; &#8211; Moretti &amp; Vitali</title>
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		<title>Cinquanta foglie</title>
		<link>https://morettievitali.it/?libri=cinquanta-foglie</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[morettievitali]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 15 Jun 2016 13:41:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fabula]]></category>
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					<description><![CDATA[Il tanka è una forma lirica giapponese molto antica, addirittura precedente il celebre haiku di tre versi; il suo ruolo-chiave nella storia della poesia nipponica comincia nell’ottavo secolo d.C. (allora si chiamava waka) e si protrae fino ai nostri giorni. &#8230; <a href="https://morettievitali.it/?libri=cinquanta-foglie">Continue Reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il <em>tanka</em> è una forma lirica giapponese molto antica, addirittura precedente il celebre <em>haiku</em> di tre versi; il suo ruolo-chiave nella storia della poesia nipponica comincia nell’ottavo secolo d.C. (allora si chiamava <em>waka</em>) e si protrae fino ai nostri giorni. La struttura metrica del tanka è di cinque versi privi di rime e così divisi: quinario / settenario / quinario / settenario / settenario. Nel periodo classico della storia giapponese, l’epoca Heian, il tanka era spesso usato come veicolo di messaggi amorosi o di scambi di pensieri tra amici: a un tanka inviato, spesso scritto su un biglietto speciale, appoggiato a un ventaglio o legato a un ramo fiorito, rispondeva un tanka di ritorno.</p>
<p style="text-align: justify;">Ispirandosi a quell’antico cerimoniale Paolo Lagazzi ha scelto venticinque tanka giapponesi recenti e li ha proposti in traduzione italiana, uno per ciascuno, a venticinque poeti italiani invitandoli a rispondere con un loro tanka. A loro volta i tanka italiani sono stati tradotti in giapponese, in modo che tutti i testi possano essere letti sia in Giappone che in Italia.</p>
<p style="text-align: justify;">Arricchita da opere di Satoshi Hirose e <span class="search-everything-highlight" style="background-color: #FFF984; font-weight: bold; color: #000; padding: 0 1px;">Daniela</span> <span class="search-everything-highlight" style="background-color: #FFF984; font-weight: bold; color: #000; padding: 0 1px;">Tomerini</span>, un’antologia come questa è una testimonianza di grande valore simbolico: nell’età della nuova intolleranza, essa ci ricorda che anche tra culture profondamente diverse è sempre possibile il confronto pacifico, il dialogo, la comprensione reciproca. La libertà intima della poesia è la via più vera per ritrovare ciò che unisce gli uomini, ciò che li fa sentire, anche nei momenti più oscuri della storia, partecipi della stessa bellezza, della stessa magia, dello stesso mistero del mondo.</p>
<p style="text-align: justify;"><span id="more-3582"></span></p>
<p style="text-align: justify;">短歌とは、有名な三句の構成から成る俳句よりもさらに古い日本の叙情詩です。短歌が主となったのは、八世紀頃。当初は、和歌と呼ばれていた。句の構成は、五つで、五、七、五、七、七である平安時代、短歌は、文通や恋文として大活役してた。短歌は、上質な和紙に記され、奥義に添えられたり、時には、莟のなった枝に結ばれ、返事の短歌が託されたのである。</p>
<p style="text-align: justify;">平安の世の、このエピソードにまつわり、イタリアのパオロ・ラガツッイ氏は、日本の25の短歌を選び、その伊訳をそれぞれ一つずつ、イタリアの現役詩人に送り、短歌にて返事をもらうと言う企画を考案し、この本が誕生しました。イタリアと日本、両国の言語で読んで頂ける様にイタリアの短歌も和訳されました。アーティスト、広瀬聡氏とダニエラ・トメリー二の作品の絵も有り、この本がさらに貴重な一冊になりました。大変象徴的な、価値ある詩選集です。新しい時代の和解と対話のシンボルです。この本を通して大きく異なる異文化との間の対話は、いつでも可能であると言う事を思い出してければと思います。</p>
<p style="text-align: justify;">唄と言う芯に自由な形は、人と人を結ぶ真実を探求する道である漆黒の暗夜が訪れた時でさえ、世の美しさと魔法に触れさせてくれるのが唄であり、その力もである。</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>中扉・絵　・ダニエラ・トメリー二 作</p>
<p>表紙・　絵・広瀬　聡　作</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Stelle a Merzò</title>
		<link>https://morettievitali.it/?libri=stelle-a-merzo</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[morettievitali]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 07 Nov 2013 17:22:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fabula]]></category>
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					<description><![CDATA[postfazione di Paolo Lagazzi, quarta di copertina di Tomaso Kemeny, disegno di copertina di Daniela Tomerini &#160; Stelle a Merzò di Adele Desideri si origina dalla trasposizione per frammenti lirico-elegiaci di una storia d&#8217;amore appresa “dalla viva voce della protagonista”. &#8230; <a href="https://morettievitali.it/?libri=stelle-a-merzo">Continue Reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>postfazione di Paolo Lagazzi, quarta di copertina di Tomaso Kemeny,</p>
<p>disegno di copertina di <span class="search-everything-highlight" style="background-color: #FFF984; font-weight: bold; color: #000; padding: 0 1px;">Daniela</span> <span class="search-everything-highlight" style="background-color: #FFF984; font-weight: bold; color: #000; padding: 0 1px;">Tomerini</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Stelle a Merzò </em>di Adele Desideri si origina dalla trasposizione per frammenti lirico-elegiaci di una storia d&#8217;amore appresa “dalla viva voce della protagonista”. Come in un diario-resoconto di una passione estiva, il testo trova il suo incipit il 28 luglio 2009 a Merzò, per concludersi, circolarmente, a Merzò (dopo passi contestualizzati ad Airola, Milano, Ponte di Santa Margherita ecc.) il 31 ottobre 2009.</p>
<p>Il testo può venire recepito come “il cerchio perfetto in cui l&#8217;amore fallisce”, una mitica passione, paradossalmente essendo Merzò Comune di Sesta Godano, provincia di La Spezia, Liguria, “Godano” derivando dal longobardo “Wotàn”, niente di meno che il Dio Odino.</p>
<p>Ma nonostante il nome del Comune, che allude agli augurabili godimenti degli innamorati, questa è una storia fisica e metafisica di patimenti tesi faticosamente alla catarsi, trattandosi di una passione che figlia la percezione dell&#8217;impossessamento da parte del nulla, o meglio se ne lascia pervadere, come enunciano i versi “Non si può dimenticare / quel rotondo sentimento del nulla / che cresce nel ventre / – ed è un ospite, un intruso”. Le stesse parole che costituiscono il testo risultano come “riti inverecondi, / ancelle dei tuoi sbagli …”.</p>
<p>I panorami, le atmosfere, gli stati d&#8217;animo evocati da Adele Desideri vengono sfregiati da squarci di disperazione che giungono a rendere appetibile la stessa morte (“&#8230; e non posso dire / quanto sia dolce con te / questo morire…”), tanto da volere bloccare questi momenti di assoluto tormento: “Fermiamo l&#8217;orologio, / fermiamola, questa vita / che non ci vuole &#8230;”. Cosi la poetessa elabora “il sigillo &#8230; alla perduta estate” e l&#8217;intensità dell&#8217;esperienza evocata tutto crudelmente cancella: “A Merzò resteranno solo ombre, / desolate tracce di una fugata quiete”.</p>
<p>La fine d&#8217;un amore qui si raffigura come un&#8217;ombra mortale che trascina negli abissi dell&#8217;annullamento anche le cose: “La casa che esplodeva d&#8217;amore / ora muore&#8230;”. La luce stessa appare come aggressiva se non assassina: “In questa luce che travolge / ma non illumina&#8230;”.</p>
<p>Nonostante l&#8217;oscurità che pervade il mondo femminile alla morte d&#8217;un amore, la nostalgia stenta a morire: “Ti aspetterò qui, sul colle di Merzò, / quando il sole all&#8217;imbrunire / colora i prati, l&#8217;erba selvatica, / le panchine divelte”, e si può arguire che le “panchine divelte” siano la proiezione nel reale di un crollare delle fondamenta dell’io.</p>
<p>La malattia d&#8217;amore pare irrimediabile, anche se i versi dell&#8217;autrice tendono a portare alla catarsi il lettore sensibile, i <em>mal-aimé</em> alla Apollinaire.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Tomaso Kemeny</p>
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			</item>
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		<title>Cassetti</title>
		<link>https://morettievitali.it/?libri=cassetti</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[morettievitali]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 31 Jan 2013 17:14:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fabula]]></category>
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					<description><![CDATA[Un bimbo che mostra la sua nuova bicicletta a un albero, e gli parla, e lo abbraccia; una suora che vive sola, in un convento su un monte di un’isola lontana, e si sente libera, immortale; una macchina chiamata Filippo, &#8230; <a href="https://morettievitali.it/?libri=cassetti">Continue Reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Un bimbo che mostra la sua nuova bicicletta a un albero, e gli parla, e lo abbraccia; una suora che vive sola, in un convento su un monte di un’isola lontana, e si sente libera, immortale; una macchina chiamata Filippo, molto più reale di tutte le macchine del mondo; le isole greche, con il loro sole fulgido e assoluto; e le pareti alte dei grattacieli di New York. <span id="more-2266"></span>E nuvole, e cieli, e aurore; negozietti di Chinatown, centri commerciali, stazioni; stanze dove arde il fuoco; oggetti di ogni tipo, domestici e bizzarri, che sembrano usciti da una storia di Alice. E quante valige, quanti cassetti – proprio come in uno spettacolo di magia – che si chiudono o si aprono, e nei quali è come rinchiuso un mondo che è insieme concreto e meraviglioso, visitato da angeli molto umani, o da amici speciali. Anche l’autrice di questo libro, al pari del «piccolo mago che vive in collina», gioca con le parole come fosse un bambino; anche lei, come Mary la sarta, confeziona le sue poesie senza prendere le misure, né fare prove, semplicemente aprendo il cassetto della sua mente, e mostrando ciò che contiene, nel suo labirintico stratificarsi di tempi e di luoghi, di figure e di apparizioni. «Avevo», «c’è», «c’erano, «ho visto», «ho avuto»: sono i verbi essere e avere, non a caso, i verbi-fondamento di ogni lingua, a primeggiare tra le pagine, insieme alle formule con le quali si vuole invitare chi legge («guardalo bene», «forse lo vedi», «lo dico anche a voi») a entrare in questo piccolo-immenso mondo in cui tutto si dà secondo le leggi della luce, del colore, dell’occhio che non si limita a guardare, ma si fa ciò che guarda. E ciò che si vede è un movimento verticale, che lega costantemente – con grazia lieve, delicata – l’alto al basso, il cielo alla terra, e si fa poco a poco umile canto alla vita, come quando l’autrice scrive: «fiocchi sacri cadono / su mani devote / in un giorno di pace».</p>
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