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	<title>Risultati della ricerca per &#8220;Anna Sikos&#8221; &#8211; Moretti &amp; Vitali</title>
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	<description>Cras iterabimus aequor</description>
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	<title>Risultati della ricerca per &#8220;Anna Sikos&#8221; &#8211; Moretti &amp; Vitali</title>
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		<title>L&#8217;Ungheria e la cultura mitteleuropea</title>
		<link>https://morettievitali.it/?libri=lungheria-e-la-cultura-mitteleuropea</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[stefania.barcella]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 15 Feb 2012 16:34:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Moretti Honegger]]></category>
		<category><![CDATA[Scienze dell'uomo]]></category>
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					<description><![CDATA[Il convegno di cui qui si pubblicano gli atti è stato dedicato alla memoria di Gianpiero Cavaglià, professore associato di lingua e let­teratura ungherese a Torino e, come ha scritto Cesare Cases in un ri­cordo di lui pubblicato su «L&#8217;indice», &#8230; <a href="https://morettievitali.it/?libri=lungheria-e-la-cultura-mitteleuropea">Continue Reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il convegno di cui qui si pubblicano gli atti è stato dedicato alla memoria di Gianpiero Cavaglià, professore associato di lingua e let­teratura ungherese a Torino e, come ha scritto Cesare Cases in un ri­cordo di lui pubblicato su «L&#8217;indice», uno dei più brillanti e pro­mettenti comparatisti italiani. <span id="more-1418"></span>Gianpiero Cavaglià coltivava la lette­ratura comparata sia nel suo senso più tradizionalmente italiano -con puntuali confronti tra autori, movimenti letterari, storia civile -sia nel suo più popolare senso anglosassone, come una riflessione estetico-filosofica sull&#8217;esistenza umana quale si conosce e si rappre­senta nella letteratura e nella poesia. E su tale terreno, oltre che su quello di un legame privato strettissimo, durato quasi venticinque anni e interrotto solo dalla sua morte, che gli sono stato vicino e ho imparato da lui cose decisive per il mio personale lavoro filosofico. Difficile riassumerle e valutarne l&#8217;importanza: ricorderò solo il suo modo di leggere, anche contro una certa vulgata dominante, le ope­re di Hofmannsthal, di cui assumeva come filo conduttore la pagina sull&#8217;effetto Potëmkin. Un vero piccolo tesoro di idee e di visione della vita, la tesi hofmannsthaliana; che cioè i contrasti, i conflitti, l&#8217;irrazionale, sosteneva lo scrittore austriaco, non si dovrebbero sca­vare, drammatizzare, cercare di risolvere definitivamente (sempre l&#8217;ultima guerra per eliminare tutte le guerre!) &#8211; ciò che tanto pensie­ro e azione, anche politica, avevano preteso di fare, spesso sangui­nosamente, nel nostro secolo &#8211; bensì celare dietro facciate dipinte che ne allevino la gravita, anche con un atteggiamento di distacco ironico. Gianpiero Cavaglià, che pure ha vissuto personalmente la tragedia di una lunga malattia ancora senza cura, e lo sapeva, era tutt&#8217;altro che un pensatore tragico. Mi ha sempre ricordato, in ciò, una pagina di Ernst Bloch (nella prima edizione del <em>Geist der Uto­pie, </em>se non sbaglio), dove Bloch dice che Gesù non somiglia a un eroe tragico, ma piuttosto a un clown, comunque a un umorista; co­me quell&#8217;uomo moderato di cui parla Nietzsche quando cerca di definire il suo <em>Übermensch, </em>che ha la forza di esercitare anche verso se stesso e l&#8217;uomo in generale un certo ironico, ma amichevole, di­stacco che non si abbassa mai a divenire disprezzo o rassegnazione. Poiché su tutte queste eredità teoriche di Gianpiero sto ancora meditando, e anzi ne vivo, oltre che coltivarne un fortissimo ricordo af­fettivo, non posso &#8220;celebrarlo&#8221; con un testo che si pretenda in qual­che senso &#8220;definitivo&#8221;. Mi rallegro però con l&#8217;iniziativa degli amici, che, riprendendo talvolta tematiche letterarie e filosofiche a lui tan­to care, contribuiscono con questi saggi a mantenerne viva la lezio­ne, per tanti versi straordinaria.</p>
<p align="right">Gianni Vattimo</p>
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		<title>Stanze all&#8217;aperto</title>
		<link>https://morettievitali.it/?libri=stanze-allaperto</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[stefania.barcella]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 07 Feb 2012 10:28:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fabula]]></category>
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					<description><![CDATA[La poesia ili Alessandro Moscè si mitre di folgorazioni casalinghe, di osservazioni di luoghi e ambienti che sembrano appartenergli come una seconda pelle. Il suo ubi consistam è alimentato in continuazione da varie campiture diurne e notturne. Tra il mare &#8230; <a href="https://morettievitali.it/?libri=stanze-allaperto">Continue Reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>La poesia ili Alessandro Moscè si mitre di folgorazioni casalinghe, di osservazioni di luoghi e ambienti che sembrano appartenergli come una seconda pelle. Il suo <em>ubi consistam </em>è alimentato in continuazione da varie campiture diurne e notturne. Tra il mare e la collina, Moscè fissa alcu­ni momenti nel flusso dell&#8217;accadere quotidiano. Nelle vicende si genera un&#8217;autentica evidenza di alletti: il ciclo delle stagioni segna il passaggio da un&#8217;età all&#8217;altra, da una circolarità all&#8217;altra. <span id="more-971"></span>Questa poesia è lontana da ogni dimensione ideologica e si immerge pienamente nel vissuto, nell&#8217;immaginazione e rigenerazione della terra, della natura, spesso delle riflessione personale tra le pareti domestiche. La storia marginale e privata diventa quella di chi affronta temi universali, tra i quali il tempo, il ricordo, la nascita e la morte. Sullo sfondo l&#8217;ignoto e la sicurezza delle proprie stanze, in cui l&#8217;amore è soprattutto scoperta, inda­gine, a partire dalla fisicità della figura femminile. Alessandro Moscè scrive una poesia che entra di petto nella realtà, che racconta seguendo una percezione lirica, assoluta, legata alla tradizione italiana del secondo Novecento. I frammenti evocati rappresentano un viaggio di conoscenza tra stupore e dolore nel senso della perdita, con le figure familiari che accentuano la loro presenza-assenza proprio nel tempo che passa e che non restituisce nulla al diario dei versi.</p>
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		<title>Tutte le poesie, quasi</title>
		<link>https://morettievitali.it/?libri=tutte-le-poesie-quasi</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[stefania.barcella]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 07 Feb 2012 10:24:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fabula]]></category>
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					<description><![CDATA[Questo volume raccoglie tutta la produzione poetica di Arturo Schwarz: tutta, o &#8220;quasi&#8221;, come l&#8217;autore stesso, con un&#8217;aggiunta un po&#8217; spiazzante, precisa. Leggendo le poesie, pos­siamo quindi seguire l&#8217;intero percorso: le prime composizioni degli anni Quaranta e Cinquanta sono firmate &#8230; <a href="https://morettievitali.it/?libri=tutte-le-poesie-quasi">Continue Reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Questo volume raccoglie tutta la produzione poetica di Arturo Schwarz: tutta, o &#8220;quasi&#8221;, come l&#8217;autore stesso, con un&#8217;aggiunta un po&#8217; spiazzante, precisa. Leggendo le poesie, pos­siamo quindi seguire l&#8217;intero percorso: le prime composizioni degli anni Quaranta e Cinquanta sono firmate Tristan Sauvage, e sono scritte e pubblicate nella sua lingua materna, il francese.</p>
<p><span id="more-968"></span>Schwarz inizia a scrivere in italiano solo verso la fine degli anni Sessanta, vent&#8217;anni dopo il suo arrivo in Itala, nell&#8217;aprile del 1949, una volta liberato dal campo di prigio­nia di Abukir a seguito della vittoria di Israele nelle sua prima Guerra di Liberazione. Scor­rendo le poesie si passa dai testi in francese a quelli in inglese e in italiano. Forse il senso della comune esperienza umana, pur nella diversità delle espressioni, ha fatto sì che l&#8217;au­tore abbia voluto che apparissero nella loro stesura originale, senza traduzioni.</p>
<p>In risposta a un&#8217;inchiesta sulla poesia, Schwarz afferma: &#8220;Scrivo poesie per dare una forma duratura alle mie emozioni [&#8230;] scrivo poesie per la stessa ragione che mi fa respirare. Per continuare a vivere [&#8230;]. Considero l&#8217;amore il più potente strumento di conoscenza e quindi di liberazione, per questo ho privilegiato quasi esclusivamente poesie d&#8217;amore&#8221;.</p>
<p>Il volume è arricchito da tre raccolte ine­dite e dalle illustrazioni di alcuni tra i più noti artisti moderni &#8211; Marcel Duchamp, Man Ray, Andre Masson e Christian Schad &#8211; e contemporanei.</p>
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