pagine 152 | prezzo 16,00€ | cm 14,5,x21

Huius Nympha loci, sacri custodia fontis…

Nuova edizione

La ninfa. Il suo carattere inafferrabile emerge in questo libro da un excursus in cui si susseguono momenti filosofici e luoghi poetici. La sua figura misteriosa e appariscente si specchia nell’andamento narrativo del testo.
Invasiva e maniacale, attratta verso il basso, mobilissima e incatturabile, di questa piccola semi-divinità è forse possibile reperire un “filosofia” grazie ai concetti platonici di vita e movimento, attribuiti all’anima mundi.
Attraversando la distesa delle sue successive incarnazioni femminili (Kore, Clizia, Arianna…), inevitabilmente si leverà una voce lirica – cantata da Porfirio, Nietzsche, Warburg, Montale… – che condurrà alfine a scorgere la drammatica reciprocità tra Ninfa e Labirinto: tra solitudine dell’anima e luogo del transito e della perdita.
Da sempre incline alla discesa cosmica, questa creatura attraversa oggi un’indubitabile decadenza materiale; ma, quale emblema della Ninfa demonica, riesce ancora a costituirsi come un’inudibile, immanente musica delle sfere: il canto e il moto stesso del mondo.

Susanna Mati ha insegnato Estetica per molti anni allo IUAV di Venezia; è stata anche docente presso l’IRPA di Milano; fa parte del gruppo di ricerca internazionale “Hypernietzsche” (École Normale Supérieure). È autrice del volume Friedrich Nietzsche. Tentativo di labirinto (Feltrinelli 2017).
Si è occupata inizialmente di studi sul mito, pubblicando per Moretti&Vitali La pianta mitologica (2007); La mela d’oro. Mito e destino (2009); Sex and the City: favola della donna single. Un contributo al postfemminismo (2011); Filosofia della sensibilità. Per un’estetica come pensiero mitologico (2014) e, per il melangolo, La decisione di Platone. Sulla “condanna dell’arte” (2010).
Presso l’editore Feltrinelli è curatrice di una riedizione delle opere di Nietzsche, per lo stesso editore ha curato F. Hölderlin, Novalis, Platone.

Questo è stato il suo primo libro.


 
pagine 128 | prezzo 14,00€ | cm 14,5,x21

Abbattendo le convenzioni dello spazio-tempo, l’autore si rivolge alla sua donna scomparsa e ne resuscita la presenza con la “grazia” di una parola possente e insieme tenera, che cesella un canzoniere di sonetti uniti fra loro in compatta tensione poematica, dove lo slancio lirico non solo ripercorre le stagioni private dell’amore e del dolore ma riflette sull’esperienza vitale collettiva ad esse successiva o precedente. In tal modo la memoria amorosa diventa indagine etica sul presente, sguardo critico su parvenze e ritualità sociali, connessioni virtuali e paralisi da pandemia, ma anche condivisione di drammatiche vicende storiche e proiezione panica di fenomeni naturali, colti nella cangiante bellezza delle stagioni. La lingua usata, fitta di elementi gergali, neologismi e dialettismi, e la varietà degli schemi e delle infrazioni sperimentali in cui la forma classica del sonetto viene sottoposta, riflettono, a livello linguistico e metrico, l’incessante ricerca di quella “oltranza” di natura esistenziale e metafisica che prova a sconfiggere lo strazio della morte con le armi affilate di una poesia che conserva “sottovuoto”, nella precisione geometrica della gabbia del sonetto, quell’alimento interiore necessario a nutrire la memoria e la vita futura.