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È all’intervallo eternamente mutevole posto dalla relazione che dobbiamo volgerci, se si vuole rintracciare il luogo dell’inconscio. Tutto ciò che ha un valore dura nell’incontro. Ma il luogo dell’inconscio non ha fissa dimora, non ha qualità o sembianze definite, è fuori dallo spazio e dal tempo.
Nel segno eracliteo del pόlemos (guerra, contrasto) per la prima volta in Occidente la negazione dialettica si propone come la madre di ogni relazione, come l’uno-tutto sul cui sfondo coscienza e inconscio s’intrecciano nel moto perpetuo del divergere-convergere, aprirsi-nascondersi.