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	<title>Risultati della ricerca per &#8220;Russell, Bertrand&#8221; &#8211; Moretti &amp; Vitali</title>
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	<title>Risultati della ricerca per &#8220;Russell, Bertrand&#8221; &#8211; Moretti &amp; Vitali</title>
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		<title>Nuove speranze per un mondo che cambia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[morettievitali]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 24 Mar 2026 10:10:58 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Bertrand Russell è stato uno dei maggiori attivisti politici a favore del sostegno alla pace. Questo volume, che è stato scritto subito dopo il Premio Nobel per la letteratura (1950) e l’acclamata Storia della filosofia occidentale, può essere letto come &#8230; <a href="https://morettievitali.it/?libri=nuove-speranze-per-un-mondo-che-cambia">Continue Reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span class="search-everything-highlight" style="background-color: #FFF984; font-weight: bold; color: #000; padding: 0 1px;">Bertrand</span> <span class="search-everything-highlight" style="background-color: #FFF984; font-weight: bold; color: #000; padding: 0 1px;">Russell</span> è stato uno dei maggiori attivisti politici a favore del sostegno alla pace. Questo volume, che è stato scritto subito dopo il Premio Nobel per la letteratura (1950) e l’acclamata <em>Storia della filosofia occidentale</em>, può essere letto come una testimonianza dei problemi del Novecento, anche alla luce di ciò che sta accadendo sotto i nostri occhi con la crisi dovuta alla pandemia da Covid, la paventata crisi alimentare globale, la competizione tra Nato e Russia, l’ascesa economico-politica di Cina e India. Nelle sue pagine non mancano spunti di riflessione geopolitica che si possono ben applicare a questo mondo in transizione.<br />
Secondo <span class="search-everything-highlight" style="background-color: #FFF984; font-weight: bold; color: #000; padding: 0 1px;">Russell</span> due sono gli approdi dove l’umanità può, e deve, ancorarsi: l’educazione e il governo mondiale. Il governo mondiale è l’unica possibilità che abbiamo per prevenire guerre catastrofiche: il grande ostacolo alla sua creazione è nel sentimento nazionale (che ultimamente ha preso le vesti di sovranismo) in continua crescita e, secondo il filosofo, frutto del combinato disposto di regressione economica e di diminuzione del valore dell’educazione e della tolleranza.</p>
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		<title>Guerre che ho (solo) visto</title>
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		<dc:creator><![CDATA[morettievitali]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 12 Feb 2025 16:19:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Pensiero e pratiche di trasformazione]]></category>
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					<description><![CDATA[La comune esperienza delle guerre soltanto viste attraverso gli schermi è quella che l’autrice mette a fuoco in questo libro. Un’esperienza di immagini belliche che via via si sommano, in una sorta di montaggio mentale, fino a produrre un film &#8230; <a href="https://morettievitali.it/?libri=guerre-che-ho-solo-visto">Continue Reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>La comune esperienza delle <em>guerre soltanto viste</em> attraverso gli schermi è quella che l’autrice mette a fuoco in questo libro. Un’esperienza di immagini belliche che via via si sommano, in una sorta di montaggio mentale, fino a produrre un film dove la pellicola si riavvolge spesso anche all’indietro. Lo sviluppo di una trama fatta di interrogativi, pensieri, rimandi, cortocircuiti, letture ausiliarie, ci conduce attraverso le trasformazioni che hanno subito la guerra e i suoi soggetti, sia armati che inermi. La guerra e i suoi corpi, quindi, che nelle nostre vite quotidiane, di pace, si danno contemporaneamente fuori scena e in scena, inquadrati e/o oscurati. Si tratta qui anche del linguaggio che la guerra di volta in volta inventa per darsi senso o crearsi una realtà adeguata. L’autrice chiede: che cos’è quello che stiamo vedendo? Come dire ciò che (ci) sta accadendo? Come chiamarlo? Sembra non bastare più la parola “guerra”, per lo più non dichiarata esplicitamente, associata alle forme di un annichilimento totale. A essa, sembra di poter solo contrapporre la parola “pace”, innalzata come una lacerata bandiera bianca.<br />
Nel libro c’è anche questa domanda:<em> di cosa parliamo quando parliamo di pace?</em> Abbiamo della guerra racconti, discorsi e retoriche, descrizioni infernali e azioni eroiche, immagini e fantasmi, e soprattutto strategie, a cominciare da quell’<em>arte della guerra</em> a cui essa è stata associata, ma nulla che racconti le forme della pace. Forse, un Ministero della pace (o della vita civile) rientrerebbe in quelle istituzioni da inventare che Simone Weil auspicava, al di là di quelle a tutela del diritto e delle libertà democratiche. Per questo, pensare e dire la pace significa, anzitutto, pensare l’impensato della pace. A questo scopo sono convocate qui le riflessioni e le immagini di alcune grandi pensatrici del Novecento.</p>
<p>In appendice, testi, scelti e introdotti dall’autrice, di Lev Tolstoj, Cesare Pavese, Agota Kristof, Svetlana Aleksievic´, Gertrude Elisabeth Margaret Anscombe, <span class="search-everything-highlight" style="background-color: #FFF984; font-weight: bold; color: #000; padding: 0 1px;">Bertrand</span> <span class="search-everything-highlight" style="background-color: #FFF984; font-weight: bold; color: #000; padding: 0 1px;">Russell</span>, Albert Einstein, Ingeborg Bachmann, Wisława Szymborska, Federica Manzon, Dominique Eddé, María Zambrano, Mahmoud Darwish, Oxana Timofeeva.</p>
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