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	<title>Risultati della ricerca per &#8220;Lorandi, Marco&#8221; &#8211; Moretti &amp; Vitali</title>
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	<description>Cras iterabimus aequor</description>
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	<title>Risultati della ricerca per &#8220;Lorandi, Marco&#8221; &#8211; Moretti &amp; Vitali</title>
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		<title>Rileggere Argan</title>
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		<dc:creator><![CDATA[stefania.barcella]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 10 Feb 2012 09:41:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Atti Monografie Cataloghi]]></category>
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					<description><![CDATA[Il volume presenta gli atti del convegno tenutosi a Bergamo nell&#8217;aprile del 2002. Molteplici sono state le ragioni che hanno spinto l&#8217;università di Bergamo a promuovere questo convegno nel decennale della morte di Carlo Giulio Argan. La prima, e irrinunciabile, &#8230; <a href="https://morettievitali.it/?libri=rileggere-argan">Continue Reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il volume presenta gli atti del convegno tenutosi a Bergamo nell&#8217;aprile del 2002. Molteplici sono state le ragioni che hanno spinto l&#8217;università di Bergamo a promuovere questo convegno nel decennale della morte di Carlo Giulio Argan.</p>
<p><span id="more-1031"></span>La prima, e irrinunciabile, consiste nel rimemo­rare e rileggere con forza e con orgoglio la figura di un uomo e di uno storico dell&#8217;arte particolarmente &#8220;anomalo&#8221; nella storiografia artistica italiana del Novecento.</p>
<p>La seconda, più vicina e in qualche misura più diretta e coinvolgente, riguarda la storia del Novecento, in cui Bergamo ha svolto un ruolo rilevante nell&#8217;ambito della storiografia artistica mediante il Premio Bergamo cui il giovane Argan partecipò quale giurato delle due prime edizioni (del 1939 e del 1940). In entrambe le occasioni Argan (con lui c&#8217;erano nella giuria del primo Roberto Longhi e, tra gli altri, i pittori Casorati e Funi, in quella del secondo Leonardo Borgese e tra gli artisti ancora Funi e Paolucci, Rosai e Saetti) svolse un ruolo de­terminante ad orientare una vivacità di scelte artistiche diverse, promotore di questa fronda dell&#8217;ar­te italiana che fu il passaggio obbligatorio per giun­gere all&#8217;astrazione italiana nel dopoguerra.</p>
<p>Il convegno ha così sottolineato le varie sfaccet­tature della personalità di Argan, inscindibili l&#8217;una dall&#8217;altra: la profonda umanità che si innesta e prende posizione all&#8217;interno della problematica delle arti, nella duplice funzione critica e didattica.</p>
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		<title>Alberto Martini Surréaliste</title>
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		<dc:creator><![CDATA[stefania.barcella]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 03 Feb 2012 13:20:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Le forme dell immaginario]]></category>
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					<description><![CDATA[Leonardo Sciascia ancora in tempi abbastanza recenti, nel 1975, poteva denunciare la scarsa attenzione dedicata all&#8217;opera di Alberto Martini, &#8220;l&#8217;artista più misterioso, più decadente e più surreale dell&#8217;Italia post-unitaria&#8221;. Credo che anche oggi si potrebbe rivolgere lo stesso rimprovero alla &#8230; <a href="https://morettievitali.it/?libri=alberto-martini-surrealiste">Continue Reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Leonardo Sciascia ancora in tempi abbastanza recenti, nel 1975, poteva denunciare la scarsa attenzione dedicata all&#8217;opera di Alberto Martini, &#8220;l&#8217;artista pi</em><em>ù misterioso, più decadente e più surreale dell&#8217;Italia post-unitaria&#8221;. Credo che anche oggi si potrebbe rivolgere lo stesso rimprovero alla critica d&#8217;arte, che non ha mai veramente saputo assimilare la sua personalità nel contesto della tradizione italiana. Operazione questa d&#8217;altronde non facile dal momento che Alberto Martini, che pur s&#8217;avvale dei grandi modelli classici, appartiene di fatto alla cultura europea: da Dürer, Bosch, Breugel, a Lautrec, Gauguin, Cézanne e i Preraffaelliti. È alla complessità di questa formazione che si deve peraltro l&#8217;assoluta originalità della sua opera, originalità che gli ha consentito di elaborare uno spazio autonomo rispetto ai suoi grandi contemporanei: Beardsley, Rops, Moreau, Redon, con cui condivide la maggior parte delle tematiche.</em></p>
<p><em><span id="more-900"></span>Questa cultura artistica, simbolista, </em><em>è da sempre quella che, insieme al manierismo, ho sentito più vicina ai miei gusti ed alle mie esigenze. Non mi sfuggono, credo, i limiti di questa cultura, ma ne ho sempre amato la ricchezza, esplicita, delle componenti letterarie e delle inquietudini intellettuali. Di qui, in particolare, la mia preferenza per il Martini illustratore: Nerval, Rugo, Verlaine, Rimbaud, Mallarmé, Shakespeare, Dante, e soprattutto Edgar A. Poe. All&#8217;opera di Poe, conosciuta attraverso la traduzione di Baudelaire, Martini ha dedicato una lunga serie di disegni a china (134, con i titoli in francese) ottenendo alcuni dei suoi esiti più alti, e sicuramente quelli che mi hanno maggiormente affascinato, per il loro carattere misterioso e visionario: &#8220;vivevo e disegnavo &#8220;, commenta egli stesso, &#8220;in preda ad una foga febbrile&#8221;. Di fatto non compie pura opera di illustratore: il mio immaginario visivo al riguardo, è assai diverso, e si avvicina di più a quello di Ensor, per esempio, ma indubbiamente Martini è stato in grado di offrirci una sorta di continuazione del discorso onirico dello scrittore americano, creando un poema visivo di un fascino non meno vertiginoso.</em></p>
<p><em><span class="search-everything-highlight" style="background-color: #FFF984; font-weight: bold; color: #000; padding: 0 1px;">Marco</span> <span class="search-everything-highlight" style="background-color: #FFF984; font-weight: bold; color: #000; padding: 0 1px;">Lorandi</span>, cui si deve interamente il merito di questa mostra, ha saputo cogliere nella sua lunga frequentazione dell&#8217;opera di Martini alcuni dei suoi temi pi</em><em>ù affascinanti: l&#8217;erotismo (Carezze), il macabro, il grottesco (II cuore di cera), declinati in infinite rivisitazioni, oltre alle tematiche surrealiste, fortemente presenti, senza peraltro che l&#8217;artista vi abbia mai aderito compiutamente. Se ci chiediamo, a questo punto, dove si debba rintracciare l&#8217;attualità dell&#8217;opera di Martini, e quindi di questa mostra, in un &#8216;epoca apparentemente così diversa e lontana per esperienze, esigenze e aspettative, a me pare che essa consista, al di là dell&#8217;arditezza estrema di alcune soluzioni grafiche, nel proporre, in sintonia del resto con l&#8217;intero Simbolismo europeo, l&#8217;esplicitazione dell&#8217;inconscio della contemporaneità, e contribuisca al suggestivo recupero di un rimosso della nostra epoca.</em></p>
<p align="right">Alberto Castoldi</p>
<p align="right">Rettore Università degli Studi di Bergamo</p>
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