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	<title>Risultati della ricerca per &#8220;Lagazzi, Paolo&#8221; &#8211; Moretti &amp; Vitali</title>
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	<description>Cras iterabimus aequor</description>
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	<title>Risultati della ricerca per &#8220;Lagazzi, Paolo&#8221; &#8211; Moretti &amp; Vitali</title>
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		<title>Effetti di natura</title>
		<link>https://morettievitali.it/?libri=effetti-di-natura</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[morettievitali]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 01 Oct 2025 09:27:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fabula]]></category>
		<category><![CDATA[sliderlibrihome]]></category>
		<category><![CDATA[Vetrina]]></category>
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					<description><![CDATA[Effetti di natura di Anna Chiara Peduzzi è una raccolta originale, d’intenso attrito mentale e filosofico. In un linguaggio spigoloso, duro e puntuto come una teoria di cristalli, di pietre rare o di cuspidi metalliche, l’autrice evoca momenti in cui &#8230; <a href="https://morettievitali.it/?libri=effetti-di-natura">Continue Reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Effetti di natura</em> di Anna Chiara Peduzzi è una raccolta originale, d’intenso attrito mentale e filosofico. In un linguaggio spigoloso, duro e puntuto come una teoria di cristalli, di pietre rare o di cuspidi metalliche, l’autrice evoca momenti in cui l’esperienza quotidiana s’inarca verso l’inesprimibile, verso il magma delle sensazioni cruciali e fugaci, verso “il suono che sale dagli stagni” della mente “incisa di filamenti bianchi”. Qualcosa come un desiderio di misurarsi con l’impossibile, con la povertà radicale dell’essere, col fondo cavo della vita confinante con la morte o col nulla segna questi versi concepiti per linee sdrucciolevoli e sghembe, scanditi a strappi come colpi di frusta o coltello nel tessuto incerto, malato del tempo.</p>
<p><em><span class="search-everything-highlight" style="background-color: #FFF984; font-weight: bold; color: #000; padding: 0 1px;">Paolo</span> <span class="search-everything-highlight" style="background-color: #FFF984; font-weight: bold; color: #000; padding: 0 1px;">Lagazzi</span></em></p>
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		<title>I volti di Hermes</title>
		<link>https://morettievitali.it/?libri=i-volti-di-hermes</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[morettievitali]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 23 Mar 2023 11:43:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[I volti di Hermes]]></category>
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					<description><![CDATA[Che figura polimorfica, Paolo Lagazzi, questo latitante con la lanterna, sapiente che non inveisce ma inventa. Un giorno bisognerà scriverne una biografia immaginaria, sul gusto di Marcel Schwob, sulle elitre di una duna, a cavallo del drago: Lagazzi è un &#8230; <a href="https://morettievitali.it/?libri=i-volti-di-hermes">Continue Reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Che figura polimorfica, <span class="search-everything-highlight" style="background-color: #FFF984; font-weight: bold; color: #000; padding: 0 1px;">Paolo</span> <span class="search-everything-highlight" style="background-color: #FFF984; font-weight: bold; color: #000; padding: 0 1px;">Lagazzi</span>, questo latitante con la lanterna, sapiente che non inveisce ma inventa. Un giorno bisognerà scriverne una biografia immaginaria, sul gusto di Marcel Schwob, sulle elitre di una duna, a cavallo del drago: <span class="search-everything-highlight" style="background-color: #FFF984; font-weight: bold; color: #000; padding: 0 1px;">Lagazzi</span> è un rocker e un illusionista, ha unito lo scibile emiliano ai sortilegi dell’haiku, la fiaba ai velami del Tao, Attilio Bertolucci e Lao-Tse, il trucco e il mito. Per mettere un po’ di salnitro a questo libro, che è, come sempre, un diorama sulla china del Centauro, pagine che vegliano sul labirinto, concime per il mostro, immagino al fianco di Hermes, “il dio dei viandanti e del messaggio” – secondo la mitologia per enigmi di Rainer Maria Rilke –, Dioniso che “contemplando la propria immagine” nello specchio forgiatogli da Efesto “si slanciò alla fabbricazione di tutta la pluralità” (Proclo) e Orfeo che “con la sua voce condusse ogni cosa nella gioia” (Eschilo). Lo specchio, la voce: figure di illustre illusione, ricami verbali tra le ombre. A queste figure sommo – per devianza – quella di Davide, il re ragazzo che svolge la cetra in fionda, e viceversa: poesia che sa sedurre e che uccide.<br />
Giocando – perché il creato accade per gioco, con intrepida naturalezza e trepidante ingenuità – <span class="search-everything-highlight" style="background-color: #FFF984; font-weight: bold; color: #000; padding: 0 1px;">Lagazzi</span> si è dato il compito di togliere le usurate vestigia alla letteratura. Ne ha conservato il prestigio, il bagliore dietro l’inganno, lo stupore oltre l’illusione. Norman O. Brown, fautore di “un cristianesimo dionisiaco”, diceva che i libri esistono in virtù del loro “elemento magico” e che “amare è trasformare; essere un poeta”. Dopo il prestigio, l’oggetto scomparso non torna esattamente quale era prima: chi lo osserva non è ciò che era quando è sparito. La metamorfosi è ovunque – oppure, se preferite, la conversione. </p>
<p><em>Davide Brullo</em></p>
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		<title>preghiere imperfette</title>
		<link>https://morettievitali.it/?libri=preghiere-imperfette</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[morettievitali]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 18 Nov 2022 15:32:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fabula]]></category>
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					<description><![CDATA[Preghiere imperfette è una raccolta poetica intessuta anzitutto tra le onde, le vertigini e le crepe dei momenti, fra tutti quei piccoli o grandi sussulti di cui è tramato il nostro incerto cammino nel tempo. Proprio di vacillamenti, scarti, inciampi &#8230; <a href="https://morettievitali.it/?libri=preghiere-imperfette">Continue Reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Preghiere imperfette</em> è una raccolta poetica intessuta anzitutto tra le onde, le vertigini e le crepe dei momenti, fra tutti quei piccoli o grandi sussulti di cui è tramato il nostro incerto cammino nel tempo. Proprio di vacillamenti, scarti, inciampi – o di aritmie, lacune, pensieri in fuga – si nutre il bisogno, che in Nadia Scappini resiste con grande forza, di pregare, se è vero (come lei stessa ci ricorda in un altro suo libro) che l’etimologia di “preghiera” è legata a <em>precarius</em>: alla precarietà, alla fragilità delle nostre vite. Muovendosi tra visioni percorse da soffi d’ansia o striate di ferite, ma non rinunciando mai a “curvare le parole / verso l’altrove”, l’autrice di questa straordinaria raccolta confessa il suo desiderio ardente di Dio, ma l’“altrove” che innerva i suoi versi è anche la misteriosa bellezza del mondo (la notte quando “splende di fuochi / e di comete”, l’alba profumata di cannella e cardamomo, le ali screziate di una farfalla) e soprattutto l’amore umano, quell’amore che diventa sempre più struggente quando due coniugi anziani lo difendono fino alla soglia dei sogni estremi, delle carezze impossibili.<br />
<em><span class="search-everything-highlight" style="background-color: #FFF984; font-weight: bold; color: #000; padding: 0 1px;">Paolo</span> <span class="search-everything-highlight" style="background-color: #FFF984; font-weight: bold; color: #000; padding: 0 1px;">Lagazzi</span></em></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Da una trincea di vento</title>
		<link>https://morettievitali.it/?libri=da-una-trincea-di-vento</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[morettievitali]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 22 Jun 2018 09:49:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fabula]]></category>
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					<description><![CDATA[Fra le piazze, le vie e gli incroci, sempre più gremiti, della poesia, tra i flussi e riflussi delle migliaia di uomini che si volgono oggi all’esercizio dei versi come a un’ultima spiaggia, Lorenzo Mullon si muove con la grazia &#8230; <a href="https://morettievitali.it/?libri=da-una-trincea-di-vento">Continue Reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Fra le piazze, le vie e gli incroci, sempre più gremiti, della poesia, tra i flussi e riflussi delle migliaia di uomini che si volgono oggi all’esercizio dei versi come a un’ultima spiaggia, Lorenzo Mullon si muove con la grazia di un danzatore, la forza d’un guerriero e la leggerezza di un funambolo. Da anni egli trascrive i suoi versi su dei foglietti sparsi o su degli smilzi fascicoletti e li offre ai passanti, ai frequentatori di parchi, a chiunque incontri mentre vaga tra Venezia (dove abita) e Milano.</p>
<p>Benché privi di ogni alone da “poeta laureato”, lontani mille miglia dal gusto dell’invenzione inusitata, rarefatta o preziosa, i suoi testi non sono certo opera di un naïf: la voce che in essi parla ha un timbro schietto e umano ma per nulla propenso alla retorica del genuino, al rito dei sentimenti facili, popolari. Nella sua apparente semplicità si annidano semi di una verità da scoprire lentamente, scintille di una bellezza segreta, profonda.</p>
<p><em>Da una trincea di vento</em> è la sua prima raccolta “ufficiale”. Percorrendola in lungo e in largo i lettori saranno colpiti dalla forza sapiente di questi versi, di queste immagini in continuo movimento, degne di un maestro taoista.</p>
<p>Il punto ideale d’approdo dell’opera di Mullon è un inno delicatissimo e forte alla leggerezza. Sentirsi leggeri significa per lui, anzitutto, comprendere che “grande” e “piccolo” come “semplice” e “complesso”, e perfino “male” e “bene”, sono soltanto parole con cui cerchiamo di possedere l’inafferrabile: il vento dello spirito che percorre senza tregua noi e il mondo. Se ci arrendiamo al vento, e arrendendoci ci svuotiamo del peso delle idee unilaterali e capziose, la nostra visione delle cose si dilata immensamente. Mentre possiamo finalmente riconoscere che “nulla di nostro / è nostro veramente / tranne / un filo di voce / e una radice / nel mare”, riusciamo anche a sentire le voci che “abitano sotto le pietre / si nascondono / dietro le nuvole” o dimorano “nel silenzio dei boschi / nelle acque ferme / della laguna”; mentre ci è concesso capire che nessuno di noi è meglio di un mendicante (non siamo forse arrivati su questa terra nudi, privi di tutto?), in modo altrettanto chiaro ci si rivela la nostra fantastica ricchezza, il nocciolo sacro, immortale del nostro essere, quel <em>quid</em> irriducibile alle miserie storiche che ci colloca altrove, che fa di ognuno di noi, potenzialmente, un dio: “è il nostro respiro a muovere il vento / siamo noi a far tremolare le stelle…”</p>
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		<title>Come ascoltassi il battito d&#8217;un cuore</title>
		<link>https://morettievitali.it/?libri=come-ascoltassi-il-battito-dun-cuore</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[morettievitali]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Jan 2018 15:37:18 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Per quanto amato da molti lettori di poesia, per quanto profondamente stimato da alcuni tra più grandi poeti del Novecento non solo italiano (da Montale a Luzi, da Sereni a Caproni, da Pasolini a Charles Tomlinson a Kikuo Takano), Attilio &#8230; <a href="https://morettievitali.it/?libri=come-ascoltassi-il-battito-dun-cuore">Continue Reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Per quanto amato da molti lettori di poesia, per quanto profondamente stimato da alcuni tra più grandi poeti del Novecento non solo italiano (da Montale a Luzi, da Sereni a Caproni, da Pasolini a Charles Tomlinson a Kikuo Takano), Attilio Bertolucci resta un autore ancora, in parte, misconosciuto e incompreso. Solo una lunga frequentazione del suo mondo poetico può permettere di cogliere la complessità e la ricchezza che si annidano nell’apparente semplicità del suo linguaggio. <span class="search-everything-highlight" style="background-color: #FFF984; font-weight: bold; color: #000; padding: 0 1px;">Paolo</span> <span class="search-everything-highlight" style="background-color: #FFF984; font-weight: bold; color: #000; padding: 0 1px;">Lagazzi</span>, riconosciuto dallo stesso Bertolucci (in un’intervista apparsa nella rivista “Gli immediati dintorni”, n.2, 1989) come colui «che forse più di ogni altro mi ha letto in estensione e in profondità», ripercorre negli scritti raccolti nel presente volume alcuni tra i capitoli decisivi della storia del poeta: l’inesausto amore per la pittura; la passione per le opere di Proust e di Eliot; l’affinità elettiva con un originalissimo, fantastico e umano <em>storyteller</em> quale Silvio D’Arzo; il lavoro svolto con leggerezza e lungimiranza nei campi del giornalismo e dell&#8217;editoria; il dialogo tra la sua poesia e il cinema del figlio Bernardo. Soprattutto, questo libro ci porta di nuovo a osservare i &#8220;nodi&#8221; più segreti e cruciali del mondo bertolucciano: la religiosità <em>sui generis</em>, il sentimento del sacro, l’incontro fra un bisogno primario di verità e un’acuta coscienza della vita come mistero.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Lo scialle rosso</title>
		<link>https://morettievitali.it/?libri=lo-scialle-rosso</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[morettievitali]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 10 Nov 2016 16:13:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fabula]]></category>
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					<description><![CDATA[Dove ci portano i passi del poeta viandante Luigi Fontanella mentre perlustra i territori della sua intermittente, appassionata e tenace memoria, mentre ci offre e sottrae figure, simboli, oggetti della sua parabola umana, a partire da quello scialle rosso che &#8230; <a href="https://morettievitali.it/?libri=lo-scialle-rosso">Continue Reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Dove ci portano i passi del poeta viandante Luigi Fontanella mentre perlustra i territori della sua intermittente, appassionata e tenace memoria, mentre ci offre e sottrae figure, simboli, oggetti della sua parabola umana, a partire da quello scialle rosso che intitola questa nuova raccolta? Pochi autori sanno altrettanto bene che la poesia è movimento incessante poiché tale è la vita, che le cose sono se stesse e altro da sé, che il mondo muta secondo l’angolo ottico da cui lo osserviamo. Tutto brilla nella fuga del senso: uno scialle, rapito dal vento, vola via, si perde chissà dove: la stoffa del reale non è più consistente di una danza di fantasmi, eppure è vero anche il contrario: i fantasmi tra cui ci aggiriamo – echi di momenti, larve di desideri, riflessi dell’improbabile, <em>revenants</em> dell’incongruo – hanno la stessa evidenza dei più ruvidi aspetti della realtà. […] Eppure &#8220;non è tardi&#8221; per continuare a credere nella poesia, nella forza della parola di testimoniare la vita come contrappunto, battito cardiaco, respiro, ritmo alterno di povertà e bellezza. Se lo scialle è fuggito, strappato dalle mani del tempo, il rosso della sua scia resiste nello sguardo di chi crede ancora nella grazia, nella luce di ciò che non ha peso, nella forma senza forma dell&#8217;anima, nell&#8217;invito del vento a volare &#8220;fino ad un altro Sole&#8221;.</p>
<p><em>(dalla prefazione di <span class="search-everything-highlight" style="background-color: #FFF984; font-weight: bold; color: #000; padding: 0 1px;">Paolo</span> <span class="search-everything-highlight" style="background-color: #FFF984; font-weight: bold; color: #000; padding: 0 1px;">Lagazzi</span>)</em></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Cinquanta foglie</title>
		<link>https://morettievitali.it/?libri=cinquanta-foglie</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[morettievitali]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 15 Jun 2016 13:41:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fabula]]></category>
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					<description><![CDATA[Il tanka è una forma lirica giapponese molto antica, addirittura precedente il celebre haiku di tre versi; il suo ruolo-chiave nella storia della poesia nipponica comincia nell’ottavo secolo d.C. (allora si chiamava waka) e si protrae fino ai nostri giorni. &#8230; <a href="https://morettievitali.it/?libri=cinquanta-foglie">Continue Reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il <em>tanka</em> è una forma lirica giapponese molto antica, addirittura precedente il celebre <em>haiku</em> di tre versi; il suo ruolo-chiave nella storia della poesia nipponica comincia nell’ottavo secolo d.C. (allora si chiamava <em>waka</em>) e si protrae fino ai nostri giorni. La struttura metrica del tanka è di cinque versi privi di rime e così divisi: quinario / settenario / quinario / settenario / settenario. Nel periodo classico della storia giapponese, l’epoca Heian, il tanka era spesso usato come veicolo di messaggi amorosi o di scambi di pensieri tra amici: a un tanka inviato, spesso scritto su un biglietto speciale, appoggiato a un ventaglio o legato a un ramo fiorito, rispondeva un tanka di ritorno.</p>
<p style="text-align: justify;">Ispirandosi a quell’antico cerimoniale <span class="search-everything-highlight" style="background-color: #FFF984; font-weight: bold; color: #000; padding: 0 1px;">Paolo</span> <span class="search-everything-highlight" style="background-color: #FFF984; font-weight: bold; color: #000; padding: 0 1px;">Lagazzi</span> ha scelto venticinque tanka giapponesi recenti e li ha proposti in traduzione italiana, uno per ciascuno, a venticinque poeti italiani invitandoli a rispondere con un loro tanka. A loro volta i tanka italiani sono stati tradotti in giapponese, in modo che tutti i testi possano essere letti sia in Giappone che in Italia.</p>
<p style="text-align: justify;">Arricchita da opere di Satoshi Hirose e Daniela Tomerini, un’antologia come questa è una testimonianza di grande valore simbolico: nell’età della nuova intolleranza, essa ci ricorda che anche tra culture profondamente diverse è sempre possibile il confronto pacifico, il dialogo, la comprensione reciproca. La libertà intima della poesia è la via più vera per ritrovare ciò che unisce gli uomini, ciò che li fa sentire, anche nei momenti più oscuri della storia, partecipi della stessa bellezza, della stessa magia, dello stesso mistero del mondo.</p>
<p style="text-align: justify;"><span id="more-3582"></span></p>
<p style="text-align: justify;">短歌とは、有名な三句の構成から成る俳句よりもさらに古い日本の叙情詩です。短歌が主となったのは、八世紀頃。当初は、和歌と呼ばれていた。句の構成は、五つで、五、七、五、七、七である平安時代、短歌は、文通や恋文として大活役してた。短歌は、上質な和紙に記され、奥義に添えられたり、時には、莟のなった枝に結ばれ、返事の短歌が託されたのである。</p>
<p style="text-align: justify;">平安の世の、このエピソードにまつわり、イタリアのパオロ・ラガツッイ氏は、日本の25の短歌を選び、その伊訳をそれぞれ一つずつ、イタリアの現役詩人に送り、短歌にて返事をもらうと言う企画を考案し、この本が誕生しました。イタリアと日本、両国の言語で読んで頂ける様にイタリアの短歌も和訳されました。アーティスト、広瀬聡氏とダニエラ・トメリー二の作品の絵も有り、この本がさらに貴重な一冊になりました。大変象徴的な、価値ある詩選集です。新しい時代の和解と対話のシンボルです。この本を通して大きく異なる異文化との間の対話は、いつでも可能であると言う事を思い出してければと思います。</p>
<p style="text-align: justify;">唄と言う芯に自由な形は、人と人を結ぶ真実を探求する道である漆黒の暗夜が訪れた時でさえ、世の美しさと魔法に触れさせてくれるのが唄であり、その力もである。</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>中扉・絵　・ダニエラ・トメリー二 作</p>
<p>表紙・　絵・広瀬　聡　作</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Il doppio sguardo di Sophia</title>
		<link>https://morettievitali.it/?libri=il-doppio-sguardo-di-sophia</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[morettievitali]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 02 May 2016 13:08:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Il Tridente Saggi]]></category>
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					<description><![CDATA[L’eterno femminino, come Goethe lo ha rappresentato nel suo Faust, si manifesta in una forza intrinseca dell’anima femminile che spinge la coscienza umana verso il compimento delle sue potenzialità naturali, spirituali e di conoscenza superiore. Eva, Elena, Maria e Sophia &#8230; <a href="https://morettievitali.it/?libri=il-doppio-sguardo-di-sophia">Continue Reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>L’eterno femminino</strong>, come Goethe lo ha rappresentato nel suo <em>Faust</em>, si manifesta in una forza intrinseca dell’anima femminile che spinge la coscienza umana verso il compimento delle sue potenzialità naturali, spirituali e di conoscenza superiore. Eva, Elena, Maria e Sophia sono le figure che la tradizione pagana, cristiana e gnostica ci ha consegnato per rappresentare la fenomenologia di questo percorso interiore nelle sue fasi interne. L’autrice, attraverso un rabdomantico inoltrarsi nella conoscenza, che si avvale della messa a fuoco continua di temi psicologici, simboli e <em>topos</em> letterari sempre relati all’esperienza clinica e alla riflessione esistenziale, considera le fasi dell’eterno femminino quale <em>continuum</em> di esperienza e di conoscenza essenziali, sia per la donna che per l’uomo moderni, troppo identificati con l’Io eroico maschile, teso a superare i limiti umani in un costante delirio di onnipotenza che esclude dal suo orizzonte la morte e la fragilità. Sophia è la potenzialità dell’anima iniziata alla dimensione transpersonale della psiche: è la visione dell’intero, riguarda entrambi i generi e in entrambi può essere presente o assente. Rappresenta la speranza di compimento del processo individuativo. Sophia è l’<em>ethos</em> che passa attraverso la differenziazione dell’Io dal Tutto originario, ma a esso sa tornare col filtro e col potere trasfigurativo della cultura e del discernimento etico, acquisiti nel rapporto col mondo e nell’incontro/scontro con l’ombra individuale e collettiva.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma la storia dell’umano comportamento, del pensiero e dell’immaginazione è lì a dimostrare che l’eterno femminino può essere tanto salvifico quanto demonico. Trascurare il suo lato d’ombra sarebbe un grave errore. Sempre in contatto con l’esperienza clinica e in un dialogo sottile e appassionato con l’immaginario letterario, vengono accostate molte figure femminili di cui l’autrice esplora luci e ombre. Così sulla pagina compaiono miti e storie ad alta densità simbolica: Psiche della favola di Apuleio, Biondetta del <em>Diavolo innamorato </em>di Cazotte, Carmilla di Le Fanu, Shoko di <span class="search-everything-highlight" style="background-color: #FFF984; font-weight: bold; color: #000; padding: 0 1px;">Paolo</span> <span class="search-everything-highlight" style="background-color: #FFF984; font-weight: bold; color: #000; padding: 0 1px;">Lagazzi</span>, Shahrazad delle <em>Mille e una notte</em>, la balia e la pastorella del <em>Visconte dimezzato</em> di Calvino, le Sirene dell’Odissea, e altre ancora, in un girotondo di situazioni che si dipanano all’interno di un’ambivalente complicità col Diavolo e consentono una pregnante riflessione esistenziale e psicologica che sa collegare la letteratura alla vita.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>La stanchezza del mondo</title>
		<link>https://morettievitali.it/?libri=la-stanchezza-del-mondo</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[morettievitali]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 27 Oct 2014 15:05:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[I volti di Hermes]]></category>
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					<description><![CDATA[Ripercorrere il senso, il ruolo e il valore che la poesia può ancora avere nel mondo è un compito che va ben oltre le questioni linguistiche o di poetica, il vaglio degli strumenti retorici o le annose discussioni sul canone: &#8230; <a href="https://morettievitali.it/?libri=la-stanchezza-del-mondo">Continue Reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Ripercorrere il senso, il ruolo e il valore che la poesia può ancora avere nel mondo è un compito che va ben oltre le questioni linguistiche o di poetica, il vaglio degli strumenti retorici o le annose discussioni sul canone: è un compito che chiede a tutti noi – poeti, critici o puri lettori – il coraggio di considerare con chiarezza la situazione dell&#8217;uomo in questo momento storico. Se fosse possibile individuare una chiave per descrivere i nostri anni nel loro insieme, cosa potremmo dire se non che questa è l&#8217;età della stanchezza? Innumerevoli opere, non solo di poesia, grondano oggi stanchezza: sono voci opache, espressioni d’apatia, testimonianze d’una vitalità ottusa e perplessa benché non di rado ammantata di colori falsamente sgargianti. Presi in un intreccio inestricabile fra la stanchezza delle parole e le parole della stanchezza, gli uomini appaiono sempre più rassegnati, incapaci di credere davvero che qualche grande novità possa trasformare in meglio la storia. Ciò nonostante nella poesia resiste una forza refrattaria alla tentazione di adagiarsi nel sentimento dello sfacelo. È forse un caso se già Hölderlin aveva osservato, in limine alla grande crisi del moderno, &#8220;ciò che resta lo fondano i poeti&#8221;?</p>
<p>Leggendo con finezza e passione alcuni fra i testi più significativi apparsi sulla scena poetica italiana negli ultimi trent&#8217;anni, <span class="search-everything-highlight" style="background-color: #FFF984; font-weight: bold; color: #000; padding: 0 1px;">Paolo</span> <span class="search-everything-highlight" style="background-color: #FFF984; font-weight: bold; color: #000; padding: 0 1px;">Lagazzi</span> ci aiuta a riconoscere ancora una volta la poesia come forza necessaria al nostro umano cammino, come esorcismo contro l&#8217;angoscia e inno di devozione alla vita, come testimonianza e rifugio, preghiera e lotta, fiamma e carezza, o come quel piccolo e immenso miracolo – una fragola nata sull&#8217;orlo d’un abisso – di cui narra una famosa parabola zen.</p>
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		<title>Interporto est</title>
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		<dc:creator><![CDATA[morettievitali]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 18 Feb 2014 10:26:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fabula]]></category>
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					<description><![CDATA[Interporto est di Annalisa Macchia è una specie di trepido e commosso romanzo per flash, sovrapposizioni, contrappunti, rapidi accostamenti memoriali, cammini e soste, fughe e risalite dal presente al passato e viceversa. Tornare dove si è vissuta la stagione mitica &#8230; <a href="https://morettievitali.it/?libri=interporto-est">Continue Reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Interporto est</em> di Annalisa Macchia è una specie di trepido e commosso romanzo per flash, sovrapposizioni, contrappunti, rapidi accostamenti memoriali, cammini e soste, fughe e risalite dal presente al passato e viceversa. Tornare dove si è vissuta la stagione mitica dell’infanzia (una frazione della campagna livornese) significa osservare tutto quanto si è perso e continua a perdersi, a sfarinarsi, a sgretolarsi come il cimitero assediato dall’interporto o la chiesa la cui campana fu messa in vendita, come i terreni invasi dai container o da “alberi scheletrici”, come il ricordo stesso delle chiacchiere femminili <em>en plein air</em> che un tempo innervavano i giorni. Adesso persino gli spazi domestici soffocano: “sospeso anche il respiro / brancolano corpo e mente&#8230;”. Eppure negli abitanti del paese avviati al declino resiste un “non so che di fiero”, mentre il lento spegnersi della madre ha lasciato in dono all’autrice di questi versi un fuoco segreto, un “filo / incurante di morte e saccheggi”, “un nodo più forte d’ogni male”. Così misurarsi col passato è per lei “una lotta continua” tra il bisogno di resistere al dolore e quello di accettarlo, fra il desiderio di “spogliare” le forme, gli oggetti e le tracce del tempo e quello di riscoprirne la “piccola anima”. Intrecciando (come osserva Luigi Fontanella nella postfazione) la lucidità dello sguardo con il respiro onirico delle visioni, Annalisa Macchia sembra cercare un “regno” diverso, un luogo intermedio tra il reale e i fantasmi in cui smarrendosi e ritrovandosi, in cui socchiudendo gli occhi per rivedere le lucciole delle estati perdute e aprendoli per fissare con coraggio il “sole” accecante della morte sia possibile riconoscere le linee vere del proprio destino, il proprio  essere “anello / di una imperscrutabile collana” lucente di strazio e bellezza.</p>
<p align="right"><span class="search-everything-highlight" style="background-color: #FFF984; font-weight: bold; color: #000; padding: 0 1px;">Paolo</span> <span class="search-everything-highlight" style="background-color: #FFF984; font-weight: bold; color: #000; padding: 0 1px;">Lagazzi</span></p>
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