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	<title>Risultati della ricerca per &#8220;Elena Agazzi&#8221; &#8211; Moretti &amp; Vitali</title>
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	<title>Risultati della ricerca per &#8220;Elena Agazzi&#8221; &#8211; Moretti &amp; Vitali</title>
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		<title>Il doppio sguardo di Sophia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[morettievitali]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 02 May 2016 13:08:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Il Tridente Saggi]]></category>
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					<description><![CDATA[L’eterno femminino, come Goethe lo ha rappresentato nel suo Faust, si manifesta in una forza intrinseca dell’anima femminile che spinge la coscienza umana verso il compimento delle sue potenzialità naturali, spirituali e di conoscenza superiore. Eva, Elena, Maria e Sophia &#8230; <a href="https://morettievitali.it/?libri=il-doppio-sguardo-di-sophia">Continue Reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>L’eterno femminino</strong>, come Goethe lo ha rappresentato nel suo <em>Faust</em>, si manifesta in una forza intrinseca dell’anima femminile che spinge la coscienza umana verso il compimento delle sue potenzialità naturali, spirituali e di conoscenza superiore. Eva, <span class="search-everything-highlight" style="background-color: #FFF984; font-weight: bold; color: #000; padding: 0 1px;">Elena</span>, Maria e Sophia sono le figure che la tradizione pagana, cristiana e gnostica ci ha consegnato per rappresentare la fenomenologia di questo percorso interiore nelle sue fasi interne. L’autrice, attraverso un rabdomantico inoltrarsi nella conoscenza, che si avvale della messa a fuoco continua di temi psicologici, simboli e <em>topos</em> letterari sempre relati all’esperienza clinica e alla riflessione esistenziale, considera le fasi dell’eterno femminino quale <em>continuum</em> di esperienza e di conoscenza essenziali, sia per la donna che per l’uomo moderni, troppo identificati con l’Io eroico maschile, teso a superare i limiti umani in un costante delirio di onnipotenza che esclude dal suo orizzonte la morte e la fragilità. Sophia è la potenzialità dell’anima iniziata alla dimensione transpersonale della psiche: è la visione dell’intero, riguarda entrambi i generi e in entrambi può essere presente o assente. Rappresenta la speranza di compimento del processo individuativo. Sophia è l’<em>ethos</em> che passa attraverso la differenziazione dell’Io dal Tutto originario, ma a esso sa tornare col filtro e col potere trasfigurativo della cultura e del discernimento etico, acquisiti nel rapporto col mondo e nell’incontro/scontro con l’ombra individuale e collettiva.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma la storia dell’umano comportamento, del pensiero e dell’immaginazione è lì a dimostrare che l’eterno femminino può essere tanto salvifico quanto demonico. Trascurare il suo lato d’ombra sarebbe un grave errore. Sempre in contatto con l’esperienza clinica e in un dialogo sottile e appassionato con l’immaginario letterario, vengono accostate molte figure femminili di cui l’autrice esplora luci e ombre. Così sulla pagina compaiono miti e storie ad alta densità simbolica: Psiche della favola di Apuleio, Biondetta del <em>Diavolo innamorato </em>di Cazotte, Carmilla di Le Fanu, Shoko di Paolo <span class="search-everything-highlight" style="background-color: #FFF984; font-weight: bold; color: #000; padding: 0 1px;">Lagazzi</span>, Shahrazad delle <em>Mille e una notte</em>, la balia e la pastorella del <em>Visconte dimezzato</em> di Calvino, le Sirene dell’Odissea, e altre ancora, in un girotondo di situazioni che si dipanano all’interno di un’ambivalente complicità col Diavolo e consentono una pregnante riflessione esistenziale e psicologica che sa collegare la letteratura alla vita.</p>
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		<title>Vita di Benvenuto Cellini</title>
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		<dc:creator><![CDATA[stefania.barcella]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 03 Feb 2012 11:03:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Scrivere le vite]]></category>
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					<description><![CDATA[In una lettera dell&#8217;8 febbraio 1796, Goethe scrive a J.H.Meyer di essersi appassionato alla lettura della Vita di Benvenuto Cellini, perché non soltanto vi ha scoperto alcuni dati interessanti per comprendere meglio il clima culturale e la storia del Cinquecento &#8230; <a href="https://morettievitali.it/?libri=vita-di-benvenuto-cellini">Continue Reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>In una lettera dell&#8217;8 febbraio 1796, Goethe scrive a J.H.Meyer di essersi appassionato alla lettura della <em>Vita </em>di Benvenuto Cellini, perché non soltanto vi ha scoperto alcuni dati interessanti per comprendere meglio il clima culturale e la storia del Cinquecento fiorentino, ma anche perché dalle singolari avventure di quella esperienza artistica di orafo e scultore ha ricavato un modello importante per la cultura della propria epoca. <span id="more-885"></span>Goethe si accinge cosi all&#8217;ardua impresa di tradurre l&#8217;autobiografia dell&#8217;illustre italiano e la pubblica a puntate sulla rivista <em>Die Horen, </em>diretta dall&#8217;amico Schiller. A qualche anno di distanza, nel 1803, Goethe perfeziona il suo lavoro e aggiunge le parti che aveva precedentemente omesso, un po&#8217; per esigenze editoriali, più spesso per pudicizia, essendo queste talora alquanto scabrose. Alla traduzione annette <em>un&#8217;Appendice </em>esplicativa, che gli consente di espri­mere giudizi interessanti sul Rinascimento italiano, parte integrante di quell&#8217;espressione del classicismo settecentesco che culminerà nella biografia su Winckelmann. L&#8217;architettura del Palladio da un lato, dall&#8217;altro le <em>Vite de&#8217; più eccellenti pittori, scultori e architetti </em>(1550) del Vasari sono i punti di riferimento cui Goethe continuamente si richiama, memore delle emozioni culturali provate durante il Viaggio in Italia di oltre vent&#8217;anni prima. Ciò che sorprende maggiormente in questa <em>Appendice </em>a carattere storico-biografico è il fatto che lo scrittore tedesco non volge la mente solo al Cellini «letterato» e «maestro di stile», ma anche all&#8217;artigiano, della cui opera apprezza la sapiente combinazione di istinto e fantasia.</p>
<p>Goethe non ha mai potuto ammirare le opere del grande fiorentino con i propri occhi, ma le impareggiabili forme delle sue creazioni entrano prepo­tentemente a far parte del suo immaginario man mano che procede nel lavoro del traduttore. La ricerca di un modello, di un esempio artistico che sia contemporaneamente dirompente e composto è la costante di questo classicismo che coniuga il culto per la civiltà greco-antica con l&#8217;ammirazione per un Rinascimento, di cui il mondo germanico non conosce ancora il nome; Goethe, infatti, parla quasi sempre di <em>Auflebung</em> (riviviscenza). In lui c&#8217;è però piena consapevolezza della contiguità tra il mondo di Cellini e quello di Winckelmann, tanto che, dirà, gli omaggi a loro dedicati &#8220;scaturiscono dallo stesso spirito&#8221;.</p>
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		<title>Vita di J .J. Winckelmann</title>
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		<dc:creator><![CDATA[stefania.barcella]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 03 Feb 2012 10:59:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Scrivere le vite]]></category>
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					<description><![CDATA[Winckelmann e il suo secolo: è questo il titolo originario di un volume affidato nel 1805 dalla duchessa Anna Amalia di Sachsen-Weimar a Goethe, il quale vi comprese, oltre ad un suo profilo biografico del celebre archeologo, uno studio di &#8230; <a href="https://morettievitali.it/?libri=vita-di-j-j-winckelmann">Continue Reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Winckelmann e il suo secolo: </em>è questo il titolo originario di un volume affidato nel 1805 dalla duchessa Anna Amalia di Sachsen-Weimar a Goethe, il quale vi comprese, oltre ad un suo profilo biografico del celebre archeologo, uno studio di J.H. Meyer e di Fr. A. Wolf, intellettuali che appartenevano entrambi al cir­colo weimariano degli «amici dell&#8217;arte». <span id="more-882"></span>L&#8217;opera può essere considerata il primo ed anche il più noto omaggio alla figura del grande studioso dell&#8217;antichità, che con i suoi <em>Pensieri sull&#8217;imitazione delle opere greche in pittura e scultura </em>e con la <em>Storia dell&#8217;arte nell&#8217;antichità, </em>riformò completamente la prospettiva imperante negli studi sull&#8217;arte classica antica, conferendo al metodo dell&#8217;indagine antiquaria la veridicità che nasce dal confronto diretto con l&#8217;oggetto in esame. Con Winckelmann cadono i pregiudizi di tutti questi archeologi «fantasiosi», che avendo fino ad allora rinunciato alla «descrizione» dei reperti, preferivano muoversi per ipo­tesi, accumulare dati, eludere gli spostamenti, riducendosi cosi alle modeste coor­dinate delle biblioteche e dei musei più vicini.</p>
<p>Winckelmann scopre a Roma la possibilità di esprimere appieno il suo spirito osservativo e di coniugare felicemente l&#8217;obiettivo pedagogico con quello didatti­co, inaugurando quel gusto per la classicità che coinvolgerà in modo irresistibile scrittori come Lessing, Heinse, Seume, Wieland, Moritz, Herder, Schiller e Goe­the. Viaggiare e osservare diventa l&#8217;imperativo per ogni amante dell&#8217;arte che vo­glia trasformare l&#8217;esperienza del contingente nell&#8217;universale poetico, esigendo ri­ferimenti storico-artistici il più possibile vicini al vero. Liberata dalle maglie del­l&#8217;insopportabile gravita filologica degli elenchi e dei cataloghi, l&#8217;arte antiquaria rinasce nello sguardo accorato della <em>Niobe </em>o nel volto doloroso del <em>Laocoonte </em>cui Winckelmann, modello principe di un rinnovato umanesimo, versa il tributo del­l&#8217;uomo che «sente» l&#8217;arte e che moralmente si impegna a «comprendere».</p>
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