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		<title>La nostalgia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[morettievitali]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 25 Sep 2015 10:12:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Narrazioni della conoscenza]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Questo libro interroga, con la «nostalgia», il rapporto tra patria, esilio e lingua materna. L’<em>Odissea</em>, che racconta le peripezie di Ulisse e del suo ritorno incessantemente differito, è il poema per eccellenza della nostalgia. Il segno, squisitamente simbolico, che Ulisse è finalmente tornato «a casa», nella sua patria, è il letto radicato, scavato con le sue mani in una pianta d’ulivo intorno a cui ha edificato la sua dimora, un segreto che condivide con la sua sposa. Radicamento e sradicamento: ecco la nostalgia.</p>
<p style="text-align: justify;">La patria, Enea la porta con sé quando fugge da Troia in fiamme con il padre Anchise e gli dèi lari sulle spalle. Va errando di luogo in luogo finché Giunone, il cui odio lo insegue, concede di lasciargli fondare quella che diventerà Roma, ma a una condizione: che dimentichi il greco e parli, dice Virgilio, «con una sola bocca» insieme e come i Latini. L’epopea fondatrice è anche, in questo caso, fondatrice di lingua.</p>
<p style="text-align: justify;">Avere per patria la propria lingua, per unica patria addirittura. Così, nei tempi bui in cui vive, Hannah Arendt, «naturalizzata» nel suo esilio americano, sceglie di definirsi non rispetto a un paese o a un popolo, ma soltanto rispetto a una lingua, la lingua tedesca. È questa lingua che le manca e che vuole udire.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: right;"><em>Dal testo introduttivo di <span class="search-everything-highlight" style="background-color: #FFF984; font-weight: bold; color: #000; padding: 0 1px;">Barbara</span> <span class="search-everything-highlight" style="background-color: #FFF984; font-weight: bold; color: #000; padding: 0 1px;">Cassin</span></em></p>
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