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	<title>Risultati della ricerca per &#8220;Angelo Moscariello&#8221; &#8211; Moretti &amp; Vitali</title>
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	<title>Risultati della ricerca per &#8220;Angelo Moscariello&#8221; &#8211; Moretti &amp; Vitali</title>
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		<title>L&#8217;altra parte. I fantasmi della psiche al cinema</title>
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		<dc:creator><![CDATA[morettievitali]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 17 Jul 2020 09:08:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Amore e Psiche]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il titolo di questo libro richiama quello del romanzo <em>Die andere seite</em> pubblicato nel 1909 dallo scrittore-pittore austriaco Alfred Kubin, libro che si inserisce nella grande tradizione del “romanzo fantastico” à la Edgar Allan Poe o E.T. Hoffmann, esploratori dell’inconscio in forme tra l’onirico, l’assurdo e il grottesco. Tra gli ammiratori di questi romanzi troviamo il fondatore della psicologia analitica Carl Gustav Jung il quale li cita spesso, a proposito della creatività artistica ,come esempi di opere dove si realizza con successo quella che lui chiama “funzione trascendente” capace di conciliare nella rappresentazione l’“altra parte” costituita dai fantasmi dell’inconscio con il piano della coscienza. Jung sottolinea la centralità dell’“immagine” scaturita dalla fantasia attiva, quella stessa immagine che sta alla base dell’arte del cinema. E proprio il cinema capace di esplorare l’“altra parte” è al centro di questo libro, partendo da quei film di ieri e di oggi che Jung avrebbe amato in quanto conferma visibile della sua teoria sull’arte, titoli che vanno dai classici <em>Suspense</em> e <em>Gli invasati</em> ai più recenti <em>L’inquilino del terzo piano</em> e <em>Mulholland Drive</em> dove affiora il perturbante e dove le immagini riflettono gli incubi che ci assalgono di giorno e di notte.</p>
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		<title>L&#8217;inconscio sullo schermo. Il cinema secondo Jung</title>
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		<dc:creator><![CDATA[morettievitali]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 10 May 2017 12:31:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Il Tridente Saggi]]></category>
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					<description><![CDATA[Il cinema è un’arte fatta di immagini simboliche fusione di mythos e logos, immagini organizzate in racconto secondo quei processi di “condensazione” e di “spostamento” che sono gli stessi che si attivano nella fase onirica. Definito con la nota espressione &#8230; <a href="https://morettievitali.it/?libri=linconscio-sullo-schermo-il-cinema-secondo-jung">Continue Reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il cinema è un’arte fatta di immagini simboliche fusione di mythos e logos, immagini organizzate in racconto secondo quei processi di “condensazione” e di “spostamento” che sono gli stessi che si attivano nella fase onirica. Definito con la nota espressione “sogno a occhi aperti”, il cinema ha, dunque, molto in comune con l’attività onirica soprattutto perché il suo linguaggio è identico a quello del sogno dal momento che nel racconto impiega lo stesso trattamento del tempo e dello spazio che si attiva nel sogno. Il cinema ci fa scoprire aspetti di noi stessi che ignoravamo, ci fa confrontare con la nostra Ombra e reintegra il nostro Io nell’Altro e nel mondo. Una volta riconosciuta questa verità, allora oggi il rapporto tra il cinema e la psicoanalisi va riferito non più soltanto all’analisi delle nevrosi da compiere con l’occhio rivolto al pensiero razionale di Freud, come è stato fatto perlopiù finora. Considerato che il cinema sta recuperando quella dimensione “fantasmatica” che possedeva all’origine, occorre estendere la relazione anche all’analisi della più ampia rappresentazione sullo schermo del nostro Sé, analisi da condurre alla luce degli aspetti visionari della psiche messi in evidenza da Jung, aspetti che sono molto più congeniali alle visioni animistiche e mitiche del linguaggio cinematografico.</p>
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